ANSA / MASSIMO PERCOSSI
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Pd: chi vuole l'alleanza con il M5S e chi no

Gli uomini di Renzi contro quelli di Franceschini: la battaglia per il governo è quella che misurerà il potere dell'ex segretario

Il Pd torna a spaccarsi. Stavolta la frattura si consuma sulla possibilità di aprire un dialogo con il Movimento 5 Stelle, ma in assenza di un “capo” al Nazareno ognuno dice quello che vuole.

Dalla parte di Franceschini

Così stavolta su i due lati della barricata si trovano Matteo Renzi e Dario Franceschini. Quest'ultimo è stato accusato di aver iniziato a dialogare con i grillini ben prima della sconfitta elettorale del 4 marzo.

Il motto del Ministro della Cultura è “basta stare a guardare”, ripetuto in coro dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando e Michele Emiliano. Sono tutti espressione di minoranze interne al partito che in questi anni hanno avuto molto da ridire con le scelte di Matteo Renzi.

I renziani

Il segretario uscente rimane nell'ombra anche in queste ore in cui i gruppi parlamentari si sono incontrati per discutere la linea da tenere in vista del prossimo giro di consultazioni.

Per lui parlano Matteo Orfini, i capigruppo di Camera e Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci, Ettore Rosato, Lorenzo Guerini, Alessia Morani, Anna Ascani tutti renziani doc, della prima ora o per folgorazione.

La tentazione di questo gruppo è anche quella di defenestrare il segretario reggente Maurizio Martina e passare come da statuto il comando al presidente del partito Orfini.

Martina paga l'atteggiamento inclusivo, tenuto in questi giorni, verso le minoranze che lascia trasparire la possibilità che alla fine ad un dialogo con i 5 stelle si possa arrivare. Per questo piace poco ai renziani che sulla linea da tenere sono irremovibili.

Molto si deciderà all'assemblea del 21 aprile che deciderà il percorso da tenere: elezione di un segretario o l'indizione del congresso. In mezzo c'è un altro giro al Quirinale e le elezioni in Molise che proprio il 22 aprile rischiano di consegnare anche la regione ai grillini.

Ancora non si è riusciti ad analizzare la sconfitta elettorale del 4 marzo che nel Pd si sta consumando un'altra scissione, manca un leader credibile in grado di dettare una linea valida per tutti, ma a quanto pare sembra che nessuno abbia voglia di trovare un accordo, neppure interno.

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