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Breve ma intenso: il romanticismo concentrato di Bruno Mars

Breve ma intenso: il romanticismo concentrato di Bruno Mars

Esce The Romantic, un album tutto suonato che privilegia la qualità sulla quantità. 31 minuti e 9 canzoni

È un “latin pop affair” il primo album di Bruno Mars dopo dieci anni. Coprodotto da Mars con D’Mile, e realizzato con Anderson .Paak, The Romantic è un disco d’altri tempi. Che suona benissimo tra brillanti contrappunti di ottoni, ritmi di conga e arrangiamenti vocali raffinatissimi. Un album decisamente old school anche per la scelta di puntare all’essenziale privilegiando la qualità sulla quantità: 31 minuti e 9 canzoni.

Il disco è molto bello ed è un piacere ascoltarlo nella sua interezza perdendosi nei meandri dei molteplici riferimenti alla musica degli anni Sessanta e Settanta: da Curtis Mayfield agli O’Jays, e poi la Motown e il soul psichedelico. E ancora il progetto vintage, Silk Sonic, firmato da Mars con Anderson. Paak qualche anno fa.

Canzoni d’amore che tengono insieme le migliori influenze del pop latino, il sound di Santana, vedi Risk it all e Something Curious dove è difficile non notare la somiglianza con Oye Como Va di Tito Puente; senza farsi mancare suggestioni funky-soul e R&B che richiamano i leggendari Temptations. La soft side dell’album è magistralmente rappresentata da due ballad destinate a lasciare il segno nel tempo: Why you wanna fight? e Nothing Left.

Fare oggi un disco come The Romantic significa compiere un gesto quasi controcorrente. In un’epoca in cui l’algoritmo sembra dettare la durata delle canzoni, l’estetica delle produzioni e perfino la struttura dei ritornelli, scegliere di incidere nove brani per un totale di trentuno minuti, senza un grammo di rap né una stratificazione elettronica invasiva, è un atto di fiducia radicale nella musica suonata.

È la fiducia nelle mani, prima ancora che nei software. Nelle dita che sfiorano i tasti, nel fiato che attraversa gli ottoni, nella pelle delle conga che vibra sotto il colpo umano, imperfetto e per questo vivo. La differenza si sente: non è solo una questione timbrica, ma di respiro. Un brano costruito su strumenti reali si muove, oscilla, pulsa. Non è incastrato in una griglia: danza. Un disco tutto suonato non è un ritorno indietro. È un ritorno al centro.

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