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Guerra senza confini: attacchi dal Libano al Golfo, Israele risponde e Londra entra in campo

Guerra senza confini: attacchi dal Libano al Golfo, Israele risponde e Londra entra in campo

Esplosioni tra Israele e Paesi del Golfo, nuovo lancio di missili dall’Iran, Hezbollah apre il fronte libanese e un presunto drone colpisce la base RAF di Akrotiri. Le IDF rispondono con raid su Beirut, mentre Washington avverte: il conflitto può durare settimane.

Il conflitto regionale compie un nuovo, drammatico salto di qualità. All’alba una serie di esplosioni è stata avvertita a Gerusalemme e Tel Aviv, ma anche ad Abu Dhabi, Doha e Dubai, segnale evidente di un’estensione geografica della crisi che travalica ormai i confini tradizionali dello scontro. La controffensiva iraniana contro i Paesi del Golfo ritenuti ostili a Teheran entra in una fase più aggressiva, mentre Israele segnala un ulteriore lancio di missili dal territorio iraniano.Le Forze di Difesa israeliane hanno reso noto di aver individuato nuovi vettori in arrivo dall’Iran. In un comunicato si precisa che «i sistemi di difesa sono attivati per intercettare la minaccia», accompagnando l’avvertimento con un appello alla popolazione affinché «agisca responsabilmente e segua scrupolosamente le istruzioni di sicurezza». Il messaggio è chiaro: il fronte resta aperto e il rischio di ulteriori attacchi è concreto. La scorsa notte i sei Paesi membri del Consiglio di Cooperazione del GolfoEmirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Kuwait – si sono riuniti in videoconferenza per coordinare una risposta comune. Al termine del vertice, i ministri degli Esteri hanno denunciato «gli ingenti danni provocati dai perfidi attacchi iraniani» e discusso le misure necessarie a ristabilire un equilibrio nella regione. In una dichiarazione congiunta si legge che gli Stati del Golfo «adotteranno tutte le misure necessarie per difendere la propria sicurezza e stabilità, proteggendo territori, cittadini e residenti, inclusa la possibilità di rispondere all’aggressione». È stata inoltre invocata «la cessazione immediata degli attacchi», con l’avvertimento che la sicurezza del Golfo «non rappresenta soltanto una questione regionale, ma un pilastro fondamentale della stabilità economica globale». Sul fronte libanese, il presidente Joseph Aoun ha preso posizione contro il lancio di razzi da parte di Hezbollah verso Israele, sottolineando come tali azioni compromettano gli sforzi di Beirut per restare fuori dal conflitto. «Il lancio di missili dal territorio libanese questa mattina contraddice tutti gli sforzi compiuti dallo Stato per tenere il Libano lontano dai pericolosi scontri militari in corso», ha dichiarato, stigmatizzando «l’insistenza nell’utilizzare ancora una volta il Libano come piattaforma per guerre che non lo riguardano».

Nelle stesse ore, la crisi ha coinvolto anche Cipro. L’esercito britannico sta rispondendo a «un presunto attacco con droni» avvenuto nella notte contro la base della Royal Air Force ad Akrotiri. L’annuncio è arrivato direttamente dal ministero della Difesa di Londra, dopo che la stampa locale aveva riferito della caduta di un velivolo senza pilota, inizialmente indicato come di origine iraniana, all’interno del sito militare. «Le nostre forze armate stanno rispondendo a un sospetto attacco di drone contro la base della Royal Air Force ad Akrotiri», si legge nella nota ufficiale. Non risultano vittime. In precedenza era stato riferito che un «piccolo drone» era precipitato nell’area aeroportuale, provocando danni limitati e spingendo i militari a «rimanere in posizione e attendere ulteriori istruzioni» per il timore di un nuovo impatto. La tempistica dell’episodio, a ridosso dei lanci dal Libano verso Israele, alimenta il sospetto di un’azione coordinata riconducibile a Hezbollah.

La risposta israeliana non si è fatta attendere. Fin dalle prime ore del mattino, le IDF hanno avviato attacchi contro obiettivi di Hezbollah su tutto il territorio libanese. «In risposta al lancio di proiettili verso lo Stato di Israele, stiamo colpendo infrastrutture dell’organizzazione», ha affermato l’unità portavoce militare. In un passaggio particolarmente netto si accusa Hezbollah di «operare per conto del regime iraniano, aprendo il fuoco contro Israele e i suoi civili», assicurando che l’esercito «non consentirà all’organizzazione di costituire una minaccia per lo Stato di Israele e per i residenti del nord». Secondo fonti regionali, raid aerei hanno interessato anche l’area di Beirut, in particolare il sobborgo di Dahieh, roccaforte del movimento sciita. L’emittente saudita Al-Hadath ha riferito dell’eliminazione di Mohammed Raad, capo del blocco parlamentare di Hezbollah, indicato come vice guida dell’organizzazione. Le IDF hanno inoltre diramato un ordine di evacuazione per 53 villaggi nel sud del Libano. In un video diffuso sui social, la portavoce in lingua araba dell’esercito ha avvertito: «L’attività di Hezbollah ci costringe ad agire. Non vogliamo farvi del male. Per la vostra sicurezza evacuate immediatamente e allontanatevi di almeno mille metri». Un monito accompagnato dall’avvertenza che «chiunque si trovi vicino a operativi, strutture o armi di Hezbollah mette a rischio la propria vita».

Il Capo di Stato Maggiore, tenente generale Eyal Zamir, ha presieduto una valutazione operativa con i vertici militari, autorizzando ulteriori piani offensivi e difensivi. «Hezbollah ha avviato una campagna contro Israele ed è pienamente responsabile di ogni escalation», ha affermato, assicurando che «qualsiasi nemico che minacci la nostra sicurezza pagherà un prezzo elevato».Nella notte, tre razzi sono stati lanciati verso Israele: uno intercettato e due caduti in aree aperte. Per la prima volta è stato impiegato il sistema laser «Or Eitan» per neutralizzare una minaccia in arrivo. Non si registrano feriti. Intanto, dal sud del Libano si segnala un «massiccio esodo» verso Beirut e il nord del Paese, con colonne di auto cariche di famiglie in fuga. Sul piano internazionale, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato al New York Times che la guerra contro l’Iran potrebbe protrarsi «quattro o cinque settimane» se necessario. «Non sarà difficile mantenere l’intensità delle operazioni», ha affermato, ricordando che Stati Uniti e Israele dispongono di «enormi quantità di munizioni immagazzinate in diversi Paesi». Il presidente ha tuttavia ammesso che il conflitto comporterà perdite: «Tre sono troppe per quanto mi riguarda», ha detto, aggiungendo che, secondo le proiezioni, «il numero potrebbe essere un po’ più alto. Ci aspettiamo vittime». Una dichiarazione che lascia intravedere la consapevolezza di una fase lunga e potenzialmente sanguinosa, in uno scenario ormai esteso dall’Iran al Levante e al Golfo Persico mentre Teheran è di nuovo sotto i bombardamenti israeliani.

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