Margaret Thatcher, la politica, la vita

La Lady di ferro lascia una traccia indelebile nella vita inglese e non solo. Dalle Falkland alla battaglia con il sindacato dei minatori - Carlo Rossella - La fotostoria

Margaret Thatcher, l'ex Lady di Ferro, morta oggi ad 87 anni (Credits: ANSA-CD EPA PHOTO EPA/GERRY PENNY)

di Alfredo Mantici (per LookOut News )

Il vero mistero che circonda l’incredibile carriera politica di Margaret Thatcher è quello che avvolge la sua defenestrazione dei vertici del Partito Conservatore britannico, alla fine del 1990. Certo, l’insuccesso subito dalla “lady di ferro” con la bocciatura del’impopolare “poll tax”, una tassa sugli elettori, può essere sufficiente a spiegare il suo calo di popolarità, dopo il grandioso decennio 1979-1990 alla guida del Paese. Quel che resta inspiegabile, però, è la miopia con la quale il suo partito ha deciso di consegnare all’incolore John Major lo scettro detenuto per oltre un decennio dalla signora Thatcher, con una mossa politicamente suicida che in poco tempo ha riconsegnato il potere al partito laburista.

Da “suddita” fedele e tradizionalista, ha mantenuto, con la quasi coetanea regina Elisabetta, un rapporto che ha deluso chi scommetteva che “due donne ai vertici del potere” non potessero che litigare. Miracolosamente scampata all’attentato che nel 1984 decimò i vertici conservatori durante il congresso del partito a Brighton, la signora Thatcher ha affrontato l’I.R.A. (Irish Republican Army) con il suo stile: durezza e pragmatismo. Ha inviato nell’Ulster i suoi migliori soldati, le forze speciali del SAS che, con una spietata politica dello “Shoot to kill” hanno decimato i vertici dell’ala militare degli irredentisti irlandesi. Nello stesso tempo, pragmatica come una sana figlia di commercianti, ha avviato il dialogo con l’ala politica dell’I.R.A. ed ha creato le premesse per la fine del conflitto.

Il suo decennio è stato contrassegnato fin dall’inizio da tensioni micidiali affrontate dalla Thatcher con quel piglio che ne ha poi determinato il soprannome “the iron lady”. Ne sanno qualcosa i minatori britannici, il loro potentissimo leader Scargill e un po’ tutti i sindacati del Regno Unito che, dopo un lunghissimo scontro, si sono dovuti rassegnare non soltanto ad abbassare le penne, ma soprattutto a uscire dalla scena politica britannica.

Ne sanno qualcosa i generali golpisti argentini che s’impadronirono in una mattinata delle Isole Falkland, per poi vedersi cacciare dalle Isole e dal potere un mese dopo, avendo sbagliato a fare i conti con una signora e con un Paese ancora decisi a farsi rispettare, anche al di fuori dei minuetti diplomatici.

Sul molo di Portsmouht mentre le truppe si imbarcavano per andare a fare la guerra dall’altra parte del mondo, la banda dei Royal Marines intonava non le note di una marcia guerresca ma quelle più languide del musical Evita: “don’t cry for me Argentina”. In questo sberleffo c’è tutto il carattere britannico e tutto il carattere di Margaret Thatcher, un carattere che il partito conservatore non ha ancora ritrovato, consegnandosi ad un “tirare a campare” euroscettico e filo-americano che non sembra in grado di riportarlo ai fasti dell’era thathceriana. Una sola cosa previsione non ha azzeccato: nel 1973, infatti, affermò alla BBC: “Non credo che ci sarà un Primo ministro donna durante la mia vita”.

Chi era Margaret Thatcher? Provate a chiederlo a Tony Blair, un suo oppositore politico che ha ammesso di dovere gran parte dei suoi successi al fatto di essere salito al potere dopo che la Grande Signora aveva provveduto a fare per bene i “compiti a casa”.

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