Kurt Cobain, vent'anni senza: i drammatici giorni a Roma nel 1994
Bruce Pavitt dal libro In Viaggio coi Nirvana - Arcana
Kurt Cobain, vent'anni senza: i drammatici giorni a Roma nel 1994
Musica

Kurt Cobain, vent'anni senza: i drammatici giorni a Roma nel 1994

Dal libro Cobain. Più pesante del cielo, lo sconvolgente racconto dei giorni romani - Foto

Il 5 aprile 1994 moriva Kurt Cobain, l'ultima grande rockstar, l'artista che aveva portato il grunge in cima alle classifiche mondiali.

Qui sotto, uno straordinario ed intenso estratto dal libro Cobain. Più pesante del cielo di Charles R. Cross, edito da Arcana. Sono gli ultimi mesi di vita di Kurt Cobain. I Nirvana sono in Italia e a Roma si sfiora la tragedia... 

 

"Quel giorno Kurt visitò la città con Pat Smear, facendo il turista ma soprattutto raccogliendo carabattole per quella che pensava sarebbe stata una riunione romantica. Era separato dalla moglie da 26 giorni, il lasso più lungo da quando stavano insieme. "In Vaticano rubò delle candele, di quelle lunghe, e staccò per me persino un pezzo di Colosseo" ricorda Courtney.

Inoltre acquistò una dozzina di rose rosse, della lingerie, rosari del Vaticano e un paio di orecchini di diamanti da tre carati. Per finire inviò un fattorino a recuperare una ricetta per il Roipnol, un tranquillante che viene buono anche in casi di astinenza da eroina. La moglie si liberò molto più tardi del previsto dalle sue interviste londinesi per il prossimo album. Durante un incontro con un giornalista aveva preso una pastiglia di Roipnol sotto gli occhi dell’interlocutore. "Lo so che è una sostanza da prendere sotto ricetta. L’ho avuta dal mio dottore, è come il Valium" spiegò a Select. Stava usando il medesimo medico londinese di Kurt.

Quando finalmente moglie e figlia arrivarono a Roma, la famiglia intera, bambinaie e Smear si riabbracciarono calorosamente e ordinarono champagne per celebrare. Kurt non lo assaggiò nemmeno. Dopo un po’ Cali e la seconda bambinaia portarono Frances in camera e Smear si accomiatò.

Finalmente soli, Kurt e Courtney fecero l’amore, ma lei si addormentò, troppo sfinita per il viaggio e sedata dal Roipnol. In seguito spiegò che era Kurt che voleva fare l’amore, mentre lei era troppo stanca. «Dovevo farmi scopare da lui anche se non ero dell’umore giusto. Voleva solo scopare» raccontò poi a David Fricke.

Alle sei del mattino si svegliò, trovando il marito per terra pallido come un cencio e col sangue che colava da una narice. Era vestito con la giacca di velluto a coste marrone, con un rotolo di mille dollari in contanti nella mano destra. Courtney l’aveva già visto mezzo morto da overdose in più di dieci occasioni, ma questa non era un’overdose da eroina. Invece, nella stretta morsa gelida della mano sinistra, trovò una lettera di tre pagine. Quando Kurt si mise a scrivere il biglietto d’addio all’Excelsior gli tornarono in mente Shakespeare e il principe di Danimarca. Due mesi prima, mentre tentava di disintossicarsi Canyon Ranch, il medico l’aveva avvertito che doveva decidere se continuare a bucarsi, cioè la morte, oppure tornare pulito. Quella risposta avrebbe influito sul suo essere o non essere. E Kurt aveva replicato: "Come Amleto, insomma?".

Nel biglietto di Roma citò il più famoso personaggio di Shakespeare: "Il dottor Baker dice che, come Amleto, devo scegliere tra la vita e la morte. Sto scegliendo la morte". Il resto parlava di quanto stesse male in tour e di Courney che “non lo amava più”. Giustificò quest’ultima affermazione accusando la moglie di andare a letto con Billy Corgan, di cui era sempre stato geloso. In una delle telefonate della settimana precedente lei gli aveva accennato che Corgan le aveva offerto una vacanza assieme. Aveva rifiutato, ma Kurt l’aveva presa per una minaccia e la sua fervida immaginazione s’era scatenata. "Morirei piuttosto che passare attraverso un altro divorzio" scrisse, ricordando quello dei genitori.

Appena scoprì il corpo esanime del marito, Courtney chiamò il portiere, e Kurt fu trasportato immediatamente al policlinico Umberto I. Accanto al corpo erano stati trovati due blister vuoti di Roipnol: aveva ingerito 60 pillole, sfilandole dalla plastica e dalla stagnola una per una. Il Roipnol è dieci volte più potente del Valium, e una dose del genere era sufficiente a mandarlo in coma. "Era morto, legalmente morto" riferì in seguito Courtney. Eppure, una volta fatta la lavanda gastrica, si sentiva ancora il polso, per quanto debole, mentre il paziente restava in coma. I medici dissero alla moglie che era tutto nelle mani della fortuna: poteva riprendersi senza conseguenze, poteva riportare danni cerebrali permanenti o poteva anche morire.

Durante una pausa nella sua veglia, Courtney prese un taxi per andare in Vaticano, dove comprò parecchi rosari e s’inginocchiò a pregare. Poi telefonò alla famiglia di Kurt, che si unì alle preghiere, anche se la sorellastra Brianne, che aveva otto anni, non capì cosa ci facesse Kurt “a Tacoma”.

© 2001 Charles R. Cross, Estratto da “Cobain. Più pesante del cielo” di Charles Cross, Arcana edizioni

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