Orfini avverte "Fuori dal Pd nessuna salvezza"

E a Renzi raccomanda: "Tu però 'cambia verso'"

Matteo Orfini (Pd) – Credits: Angelo Carconi/Ansa

Claudia Daconto

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Ha già fatto sapere che non intende votare emendamenti che non siano presentati dal suo partito, e comunque non voterebbe mai contro decisioni prese dalla Direzione del suo partito anche se a guidarlo è uno con cui non condivide probabilmente nulla a parte, appunto, un partito. 

Ecco tre domande (più una) a Matteo Orfini, leader dei cosiddetti "Giovani turchi", quell'ala ("corrente" si usa ancora?) del Pd a cavallo tra dissenso e adesione che da una parte non intende rinunciare a sentire la sua voce, dall'altra non vuole nemmeno buttare il bambino con l'acqua sporca e far saltare tutto per una "caduta di stile".

Onorevole Orfini, dopo le dimissioni di Cuperlo, tutti si affannano ad assicurare che il Pd non si scinderà. Eppure, tutti insieme - dalemiani, cuperliani e bersaniani - almeno il 5% (e probabilmente qualcosa in più) lo prenderebbero. Perché no se intanto Renzi non lo sopporteranno mai?

Perché il Pd è l'unica risposta possibile alla crisi della democrazia italiana. Sfasciare il Pd per chiudersi in una ridotta identitaria non servirebbe a nulla e a nessuno. "Extra ecclesiam nulla salus".

Mettiamo pure che il Pd resti unito, la base certamente non lo è. Da una parte c'è chi insorge contro Renzi per aver “riabilitato politicamente” Berlusconi e aver rinunciato alle preferenze per fargli un favore. Dall'altra chi accusa quelli come lei – qualcuno glielo ha scritto anche sul suo blog - di guardare solo alla forma e non alla sostanza. Se si votasse oggi, lei si sentirebbe ottimista?

I toni sgradevoli che hanno caratterizzato il nostro dibattito interno in questi giorni hanno anche l'effetto di radicalizzare le posizioni. Credo che non sia un bene e che noi tutti abbiamo bisogno di recuperare il senso di comunità che dovrebbe sempre caratterizzare la vita di un partito. Lo sforzo dovrebbe essere prima di tutto di chi il partito lo dirige. Spero che Renzi sappia "cambiare verso" ai suoi atteggiamenti ed evitare cadute di stile come quella su Cuperlo.

Ma se quella di Renzi che ricorda a Cuperlo di essere entrato in Parlamento nel listino di Bersani è “un'evidente caduta di stile”, quella di chi dava del “fascistoide” al leader di una minoranza del 40% (qualcosa in più del doppio di quella rappresentata da Cuperlo) cos'era?

Era una sciocchezza.  Ma non si può mettere sullo stesso piano quello che scrive l'editorialista di un giornale con le affermazioni che il segretario del Pd rivolge a un suo compagno di partito. 

P.S.

Twitter spesso è feroce: “#Cuperlo chi?” Come replicare?

I social network sono così. Bisogna prenderla con ironia.

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