Dalle baby-prostitute alle ragazze doccia

Le nuove frontiere dell'indagine della stampa italiana sul rapporto con il sesso (mercificato) degli adolescenti italiani - La testimonianza: "Io, squillo "

«Abbiamo individuato per ora otto ragazze - sette delle quali provenienti da famiglie bene del centro di Milano che frequentano per lo più scuole private - ma ci risulta che il fenomeno sia molto più esteso. Le chiamano ragazze-doccia perché così come ci si fa la doccia tutti i giorni, loro quotidianamente fanno sesso. I maschietti–clienti vengono scelti in base a ciò che possono dare loro in cambio. Durante le lezioni delle prime ore sui telefonini gira il menù con prestazioni, richieste e orari per gli appuntamenti nei bagni, dove avvengono i rapporti sessuali. Le ragazze offrono le loro prestazioni anche a più persone. Per loro è una specie di gioco, un gioco molto pericoloso nel quale pensano di dominare e irretire i loro clienti».

È la sconvolgente dichiarazione del prof. Luca Bernardo, direttore del reparto di pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, resa al Corsera , su un fenomeno inquietante e sfaccettato che per anni è passato inosservato sotto gli occhi troppe volte distratti degli adulti. Un fenomeno - molto più esteso e ramificato di quanto appaia - che non ci racconta tanto ordinarie storie di baby prostituzione indotta - come una volta - dalle condizioni miserabili di vita o dalla sfortuna di avere avuto un padre o una madre che pensano di usare il corpo dei figli per fare soldi.

Quello che è emerso in questi ultimi giorni, dacché anche la stampa ha docuto accendere i riflettori su questo fenomeno, è infatti qualcosa di diverso, inquietante. Appartiene alla sfera della libera scelta di queste ragazzine, ammesso che a 14 anni si possa parlare di libera scelta. Appartiene all'illusione - in cambio di soldi o gadget - di poter usare il proprio corpo come una risorsa da usare sul mercato, come l'artigiano utilizza le proprie abilità manuali.   Il caso-detonatore è stato - con quello delle ragazzine che offrivano sesso in cambio di ricariche a L'Aquila - quello che la stampa ha definito le baby-prostitute dei Paroli.  Ci ha scritto sopra un articolo memorabile Concita De Gregorio, su La Repubblica delle Idee .

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