Cronaca

La "guerra dei Roses"

Troppo spesso divorzi e separazioni si trasformano in battaglie ed i figli in armi da utilizzare

Un indimenticabile matrimonio quasi perfetto (Newton COmpton)2

Daniela Missaglia

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Le ragioni che causano la fine di un rapporto matrimoniale sono molteplici.

Non sempre ci si lascia per un evento traumatico, come può essere la scoperta di un tradimento, che spezza il legame di fiducia di due coniugi.

Più spesso accade che, dopo svariati anni di sereno matrimonio, magari arricchito dalla nascita di figli, ci si accorga che la possibilità di tornare single si trasformi in un’ipotesi appetibile. Succede quando la noia coniugale prende il sopravvento e l’appagamento domestico, creato dalle comodità di un ménage solido e rassicurante, incredibilmente soccombe al confronto di una prospettiva nuova, animata da aneliti di libertà da vincoli, obblighi matrimoniali, lacci alle proprie ambizioni individuali.

Ed è allora che, nemmeno tanto a malincuore e senza porsi troppe domande sulle conseguenze della decisione di separarsi, iniziano le trattative legali che, a volte, conducono, in men che non si dica nel solco di una accanita guerra.

Troppo spesso accade che, in queste fasi concitate, uno dei coniugi non trovi nulla di meglio che ergersi a paladino di un improbabile “interesse dei minori”, lasciando il passo a ripicche, rivalse e cattiverie in un turbinio di drammi e odio reciproco dove le violazioni ai doveri coniugali si sommano ad esecrabili strumentalizzazioni dei figli.
Strumentalizzazioni che constano di una strategia pianificata fatta di azioni di marcata valenza destabilizzante dei rapporti genitore-figli, pressioni che inducono i minori a manifestare segnali di disagio e difficoltà a relazionarsi con il genitore non collocatario, in genere il padre. Un’opera il più delle volte consapevole, preordinata, di plagio quotidiano che investe i figli, testimoni di costanti lamentele, sovrapposizione confusive di ruoli (quando c’è di mezzo l’amante), delegittimazioni ed accuse verso il genitore alienato.
Tali distorte dinamiche relazionali vengono, in genere, messe in opera dalle madri. Da qui la strutturazione di patti di lealtà tra madre e figli, pericolosa deriva di un principio di alienazione parentale in funzione anti-paterna sempre più marcato.

Sta di fatto però che nel solco di questa ‘guerra’ si manifestano i segnali di un inedito schieramento dei figli con l’uno o l’altro genitore, in genere proprio con quello malevolo, artefice della costruzione dolosa di un’alleanza distruttiva dell’altro coniuge. Segnali gravi quali, ad esempio, il disagio e la ritrosìa dei minori a stare con il coniuge ‘sotto attacco’ o l’incapacità di quest’ultimo di decifrare i propri figli che sembrano automi ed eterodiretti.
Ed infatti questo disagio, invocato dalle madri per giustificare le proprie arbitrarie decisioni, non è il frutto di istintivi ed autonomi aneliti dei figli ma è il prodotto di una strategia che cannibalizza i sentimenti e l’ingenuità dei minori innocenti per realizzare uno scopo bellico con finalità vendicativa e/o economica.

Sia le Corti di merito sia la Corte di Cassazione si sono spesso occupate di questo fenomeno pronunciando sentenze anche contraddittorie l’una all’altra, oscillando tra la negazione e il riconoscimento della cosiddetta “Sindrome di alienazione parentale”.

Il Tribunale di Milano, con un provvedimento emesso il 13 ottobre 2014, ha per esempio rigettato la richiesta di Consulenza Tecnica d’Uffcio – una perizia specialistica demandata ad un professionista terzo designato dal Giudice - per accertare la sindrome di alienazione genitoriale (nella sua sigla internazionale ‘PAS’) ritenendola priva di fondamento sul piano scientifico. I giudici meneghini, riprendendo la sentenza della Cassazione civile, sezione prima, n. 7041/13, hanno affermato che la letteratura scientifica più accreditata non riconosca detta "patologia" anche se il comportamento del genitore "alienante" potrebbe eventualmente rilevare sotto altri e diversi profili.
Nella parte ‘non scritta’ di questa ordinanza si intravede la possibilità di chiedere l’affidamento esclusivo dei figli e anche l’ addebito della separazione al coniuge che si sia reso protagonista di queste condotte ‘alienanti’ che, così facendo, ha concorso alla crisi stante lo stretto legame fra doveri coniugali e doveri genitoriali.

Ma oltre a chiedere l’addebito o l’affidamento esclusivo dei figli, il Tribunale di Roma, con sentenza del 3 settembre 2011, ha condannato una madre a risarcire il danno causato al marito perché “con il suo ostinato, caparbio e reiterato comportamento, cosciente e volontario, è venuta meno al fondamentale dovere, morale e giuridico, di non ostacolare, ma anzi di favorire la partecipazione dell’altro genitore alla crescita ed alla vita affettiva del figlio causando all’attore, che con questo processo ne chiede il ristoro, un danno non patrimoniale da intendersi nella sua accezione più ampia di danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona”

La morale? E’ che a prescindere dall’addebito o dal risarcimento dei danni che si possono ottenere rivolgendosi ad un Tribunale, troppe persone non sanno affrontare le difficoltà della vita con rispetto e dignità verso se stessi e verso i propri figli ed è per questo che una brava mamma si trasforma in una mamma alienante, un bravo padre in un padre da respingere e due bravi coniugi in acerrimi nemici.

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