Bigenitorialità, a che punto siamo ?

La separazione coniugale non sempre portaa riconoscere ugualidiritti aiadri e alle madri

congedi parentali

– Credits: Bettolini/Imagoeconomica

Daniela Missaglia

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Per quanto le moderne tecniche di fecondazione e i nuovi fenomeni di maternità surrogate o uteri in affitto stiano conducendo verso nuove frontiere della genitorialità, da migliaia di anni al mondo ogni bambino ha avuto un padre ed una madre. Padre e madre, il binomio perfetto, la famiglia.
Il modernismo ha però inaugurato e sdoganato la separazione coniugale come soluzione delle crisi familiari, ormai fenomeno endemico della nostra società, tomba non solo dell’amore, ma anche della perfetta parità di diritti e prerogative dei genitori. Se il legislatore si è affannato ad affermare e tutelare il concetto di bigenitorialità, equiparando le due figure sotto ogni profilo, sul piano pratico ed applicativo si assiste ogni giorno ad uno sfasamento che privilegia le madri e penalizza i padri in modo iniquo.
La stessa giurisprudenza colleziona quotidianamente ‘perle’ che agghindano un quadro sconfortante: una recente pronuncia della Cassazione conferma la sentenza impugnata che invertiva il collocamento di un minore, sottraendolo al padre, in quanto la sua compagna era rimasta incinta, circostanza che la Corte d’Appello di Bologna aveva valutato come fonte di destabilizzazione del bambino che così avrebbe perso la sua centralità.
Peccato che, a parti invertite, mai ho visto nella mia carriera un provvedimento analogo: quando è la madre a generare un’altra vita con il nuovo partner, giudici e periti si sperticano nella difesa del diritto della donna a ‘rifarsi una vita’ e nell’affermazione solenne dell’arricchimento che genera una famiglia ‘allargata’nello sviluppo dei figli.
Per non parlare del risarcimento comminato dal Tribunale di Roma ad un padre a favore della figlia, basato sull’accusa di aver violato le disposizioni in materia di affido in quanto, nei week end di sua spettanza, le proponeva sovente di trascorrere il fine settimana nella casa della propria compagna, evidentemente invisa dalla ragazza.
Peccato che, anche in questo caso ed a parti invertite, io trovi giudici e periti intenti a pontificare sul diritto all’affettività del coniuge separato e sulla necessità di adattamento di ogni figlio alle scelte affettive dei propri genitori. Siamo quindi al cospetto di uno scollo fra diritto scritto e diritto vivente, quest’ultimo frutto dell’applicazione distorta di principi rimasti solo ‘sulla carta’ ma disapplicati in danno quasi sempre dei padri.
Come difendersi?
Non cessando di lottare, nei Tribunali come nella vita quotidiana.
Ben venga l’associazionismo come anche estemporanee iniziative che sembrano trovare emuli: il Comune di Aci Castello, splendida località nel catanese, ha istituito – per la prima volta in Italia – il registro della bigenitorialità, un terminale in cui i figli di genitori separati vengono iscritti con l’indicazione dei domicili dei due genitori affinché le comunicazioni che riguardino il minorevengano effettuate sia alla madre sia al padre, senza discriminazioni.
Anche la Provincia di Trento si sta muovendo in questa direzione nel quadro di un progetto su larga scala che coinvolga tutti i Comuni del territorio.
Più ambizioso è il disegno di legge di due parlamentari che, accanto al registro delle unioni civili, propongono l’istituzione, a livello nazionale, del registro della bigenitorialità, affinchè la famiglia (in tutte le sue accezioni) venga tutelata sia nella sua formazione che nel suo dissolvimento.
Si dice che Iddio chiuda un uscio per aprire sempre una finestra: è in questo pertugio che i padri debbono riporre la speranza e con loro hanno l’obbligo morale di schierarsi tutte le donne in quanto solo una società rispettosa di entrambe le figure genitoriali  è una società giusta in cui valga la pena vivere.

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