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Grazie a Gentiloni, che sa ascoltare

Dopo l'appello di Panorama, il premier ha annunciato un decreto per velocizzare gli interventi di soccorso. Ma serve il coraggio di cambiare verso

L'ultimo editoriale di Panorama era insieme un'invettiva e una giaculatoria. Conteneva le prove inconfutabili dell'elefantismo burocratico che a cinque mesi dal primo terremoto non consente agli abitanti di quelle terre devastate di entrare nelle agognate "casette"; denunciava la vergognosa lotteria del disonore per l'assegnazione di un primo sparuto gruppo di moduli abitativi e terminava con una preghiera al governo: "Vengano snellite le procedure per decreto, ci si liberi dall'incuboe dall'alibi dell'anticorruzione".

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È passata una settimana, c'è stato un nuovo importante sciame sismico e il dramma dell'hotel Rigopiano. Meritoriamente e con l'umiltà certamente sconosciuta al predecessore, il presidente del Consiglio ha preso atto della denuncia di Panorama, portavoce dei cittadini e di quei sindaci eroi che, sottolineavamo, "non sono nelle condizioni di accelerare i tempi e tagliare le unghie alla maledetta burocrazia", e ha annunciato un decreto legge proprio per - sono parole di Paolo Gentiloni - "fare meglio e ovviare alle lungaggini della burocrazia in modo da essere più veloci e tempestivi".

Questo è un Paese che si sta sgretolando, un Paese spappolato: nessuno si assume più le proprie responsabilità. In uno Stato così mal organizzato e mal strutturato l'unica preoccupazione è che ognuno si metta al sicuro. I responsabili sono sempre i sindaci a cui rimane sempre il cerino Massimo Cialente, sindaco di L'Aquila

Potremmo dirci soddisfatti, la missione di un giornale è quella di denunciare i problemi e farsi carico di indicare come risolverli. La missione, però, non è affatto compiuta. Per capirlo basta scorrere le pagine del numero 6 di Panorama in edicola dal 26 gennaio nel quale, accanto alle storie dell'eccezionale coraggio dei soccorritori, si trova l'impotenza di chi, dalle Marche al Lazio passando per l'Umbria, deve garantire un tetto agli sfollati.

Ho la sensazione che a Roma c'è chi gioca al gioco del cerino, sapendo che alla fine a pagare è sempre il sindaco. La Commissione nazionale Grandi rischi annuncia nuove possibili tragedie, ma nessuno mette in campo responsabilità amministrative conseguenti. In questo Paese spappolato si continuaa governare con grida manzoniane Guido Castelli, sindaco di Ascoli

Leggeremo il decreto, quindi, e valuteremo se davvero costituisce quella scossa, stavolta positiva, per la gestione dell'emergenza e la successiva ricostruzione. Va dato atto a Gentiloni di avere colto nella questione sollevata da Panorama e poi rilanciata su giornali e tv un incaglio fondamentale da rimuovere per rendere più efficiente qualcosa che fino a oggi evidentemente non lo era, visto che l'arrivo del decreto smentisce mesi di cantilena propagandistica.

È il modo di procedere che è auspicabile possa ripetersi in futuro. Con un faro: il governo deve mettere in condizione chi è impegnato sul territorio di lavorare in serenità. Andiamo sul concreto con un esempio. Negli ultimi giorni due sindaci di parte politica opposta, quello di Ascoli Piceno (centrodestra) e de L'Aquila (centrosinistra) sono intervenuti sul tema dei rischi, della prevenzione e della ricostruzione. Entrambi, in momenti e situazioni diverse, sostengono gli stessi identici concetti persino nella scelta delle parole.

Ecco Massimo Cialente (L'Aquila): "Questo è un Paese che si sta sgretolando, un Paese spappolato: nessuno si assume più le proprie responsabilità. In uno Stato così mal organizzato e mal strutturato l'unica preoccupazione è che ognuno si metta al sicuro. I responsabili sono sempre i sindaci a cui rimane sempre il cerino".

Sentite Guido Castelli (Ascoli): "Ho la sensazione che a Roma c'è chi gioca al gioco del cerino, sapendo che alla fine a pagare è sempre il sindaco. La Commissione nazionale Grandi rischi annuncia nuove possibili tragedie, ma nessuno mette in campo responsabilità amministrative conseguenti. In questo Paese spappolato si continuaa governare con grida manzoniane, senza dare ordini certie senza dare certezza di responsabilità. Se non per lasciare,a posteriori, lo spazio all'obbligatorietà dell'azione penale".

Bene: quello che denunciano all'unisono i sindaci è un comportamento vigliacco. Hanno ragione da vendere. E allora: bene il decreto, ma si abbia ora il coraggio di cambiare davvero verso. Il tempo delle commedie è finito.

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