"Ubi Banca voleva comprare anche Mps"

Nell'inchiesta della Procura di Bergamo due testi rivelano che il consigliere dell'istituto, Victor Massiah, ha proposto l'acquisto della banca senese

Mps-ingresso

Una veduta esterna di Palazzo Salimbeni a Siena, sede del Monte dei Paschi – Credits: ANSA/CARLO FERRARO

Maurizio Tortorella

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"Victor Massiah (il consigliere delegato di Ubi Banca, ndr) viene nel consiglio di sorveglianza e ci relaziona sull’acquisto del Monte dei Paschi di Siena. È venuto tre volte… Perché nessuno lo sa, ma tre volte ce l’hanno proposto in consiglio di sorveglianza, e una volta in consiglio di gestione. Ma non è mai passato! (…) Ma sa che c’è stato una volta che sono arrivati non so se dieci dei più importanti advisor del nostro Paese… per convincerci a fare l’operazione Monte dei Paschi? Ma neanche a piangere!".

Si difende così, Italo Lucchini, ex consigliere di sorveglianza e di gestione di Ubi Banca, e oggi uno dei 39 indagati dalla Procura di Bergamo per ostacolo alla vigilanza e per illecita influenza sull’assemblea dei soci.

Nell’interrogatorio del 9 marzo 2017, registrato integralmente dalla Procura e tra gli atti appena depositati come ultima integrazione alla chiusura delle indagini disposta lo scorso novembre, Lucchini risponde alle domande del pubblico ministero Fabio Pelosi e gli racconta come dentro Ubi si sia più volte opposto a scelte decise da altri: "Non passava niente che non fosse frutto di un’autonoma convinzione" protesta. "Io non mi sono mai fatto dirigere da nessuno!".

In questa sua rivendicazione di autonomia, Lucchini rivela aneddoti a volte sorprendenti, proprio come questo sulla strana ipotesi di un acquisto di Mps a parte di Ubi Banca.

A confermare la storia è un altro ex consigliere di gestione di Ubi, interrogato il successivo 24 marzo. Si tratta di Gian Luigi Gola, che in quell’assemblea è stato dal 2013 al 22 dicembre 2016 come rappresentante dell’azionista Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo.

"Mi sono dimesso" spiega Gola, che non è indagato e due mesi fa si presenta spontaneamente al pm Pelosi, "perché ero molto preoccupato per la forte svalutazione dei crediti proposta nel giugno 2016 e poi realizzata tra luglio e agosto: quella svalutazione di oltre 1 miliardo ha sostanzialmente vanificato il bilancio 2016, e ha evidenziato un forte disallineamento sulla valutazione di quegli stessi crediti effettuata nel marzo 2016, quando ancora erano considerati in bonis".

A quel punto, Gola parla di altri due fatti che lo hanno spinto a dimettersi: "Un altro motivo riguarda l’espressione netta del mio voto contrario alla fusione con la Banca del Monte dei Paschi di Siena, operazione fortemente voluta dall’amministratore delegato Massiah (…). Da ultimo, la mia decisione di dimettermi nasce anche dalla questione relativa alle tre banche, Etruria e le altre alla quale sarei stato contrario per ragioni di opportunità economico-patrimoniale di Ubi Banca".

In effetti, l’operazione di acquisto è poi andata avanti e il 17 gennaio 2017 il gruppo Ubi ha effettivamente acquistato per il prezzo simbolico di 1 euro delle disastrate Banca delle Marche, Banca dell’Etruria e del Lazio e Cassa di risparmio di Chieti.

Ma Gola va oltre. Racconta di avere visto con i suoi occhi come funzionavano gli accordi sulle nomine interne che la Procura di Bergamo sostiene essere uno degli obiettivi di quella che definisce la "cabina di regia" organizzata tra gli azionisti bergamaschi e bresciani, e per la quale la stessa Procura ipotizza il reato di illecita influenza sull'assemblea dei soci.

"Nelle nomine delle partecipate" dichiara Gola a verbale "nel consiglio di gestione del 28 marzo 2011 lamentai fortemente il mio disagio sulla scelta dei candidati, dichiarando espressamente di non potere in alcun modo incidere o approntare una qualche indicazione in quanto le stesse nomine erano già state predeterminate. Io contestavo in quell’occasione di trovarmi di fronte a elenchi già predeterminati che “planavano” in consiglio. Quel consiglio fu il mio banco di prova (…) anche successivamente le delibere sono sempre state precedute da proposte che poi venivano votate".

Il magistrato chiede: "Da parte di chi “planavano” le proposte?". Gola risponde: "Quello che portava gli elenchi era il presidente Emilio Zanetti. In tutto ciò io apparivo “fuori dal coro”. Loro forse non si aspettavano le mie contestazioni".

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