E se i due Marò fossero davvero innocenti?

Un libro di Toni Capuozzo, sulla base delle carte giudiziarie, ricostruisce per la prima volta la vicenda di Latorre e Girone. Con la convinzione che non abbiano ucciso

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Maurizio Tortorella

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L'ultima notizia, in oltre tre anni di inattività giudiziaria indiana e di inutili polemiche, è che l'Italia ha appena chiesto al Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo di poterli fare rientrare nel nostro Paese. Così, mentre avanza l'arbitrato internazionale che finalmente dovrebbe decidere chi debba correttamente giudicare i due marò italiani imputati di omicidio in India, almeno sarà forse possibile evitare loro questa interminabile sospensione esistenziale, dovuta a un'indagine preliminare tra le più lunghe e inconcludenti nella storia mondiale. 

Resta il fatto, davvero paradossale, che la vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri di Marina arrestati in India con l'accusa di avere ucciso due pescatori, scambiati per pirati nell’Oceano Indiano, non è mai stata analizzata a fondo, sulla base delle carte giudiziarie. A colmare la lacura ha pensato Toni Capuozzo, mitico inviato (non solo di guerra) di tante trasmissioni Mediaset: lo ha fatto con un libro, Il segreto dei marò (Mursia editore, 280 pagine, 16 euro).

Era il 15 febbraio di tre anni fa, quando due poveri pescatori del Kerala furono colpiti a morte da una raffica di colpi sparata da una nave mercantile. Nello stesso giorno la Enrica Lexie, una petroliera italiana con a bordo un Nucleo militare di protezione di cui facevano parte Latorre e Girone, respinse un tentativo di abbordaggio con colpi d’arma da fuoco. Nel giro di poche ore, la nave italiana invertì la rotta e venne fatta ormeggiare nel porto di Kochi. Pochi giorni dopo i due marò furono arrestati.

Comincia così il «caso marò», una vicenda che nel tempo si è trasformata in un limbo giudiziario fatto di indagini approssimative, di estenuanti dibattiti sulla giurisdizione e sull’immunità funzionale, di continui rinvii di udienza. Quel che ne è uscito? Un assurdo, sfinente nulla di fatto.

Ora Toni Capuozzo ricostruisce i fatti, a cominciare dalla legge che consentì l’impiego di personale militare a bordo di navi mercantili. Spiega il groviglio giuridico che ha intrappolato due Paesi tradizionalmente amici, l’Italia e l’India, e il peso degli interessi economici e politici che hanno condizionato la vicenda. Analizza gli errori di tre governi e cinque ministri degli Esteri italiani.

Capuozzo, soprattutto, ricostruisce l’incidente e fa emergere in superficie tutte le incredibili contraddizioni e le mille lacune dell’inchiesta indiana. A partire dagli esami balistici, incrociati con le analisi autoptiche: il 26 febbraio la polizia di Kochi ha sequestrato le armi a bordo della Lexie, cioè sei fucili Beretta Ar 70/90 e due mitragliatrici Fn Minimi, tutte di calibro 5,56 mm. Qualcosa però non torna, se i proiettili che hanno ucciso i due pescatori, secondo il perito indiano, sono calibro 7,62, e le armi dei marò sono di calibro 5,56.

È anche per questo che Capuozzo, alla fine, avanza una più che credibile ipotesi di innocenza dei due militari: una presa di posizione che finora, paradossalmente, non è mai stata fatta propria dalla diplomazia italiana. Eppure, Latorre e Girone hanno sempre detto: «Siamo innocenti». Perché nessuno, finora, ha creduto loro?

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