Il giudice Susanna De Felice che assolse Vendola inguaiato anche da un sms

La Cassazione dovrà decidere se procedere contro il gip Susanna De Felice. Intanto le toghe rosse la difendono.

La foto di Vendola con Susanna De Felice, il giudice che l'ha assolto dall'accusa di abuso d'ufficio

Giacomo Amadori

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La vicenda della contestata assoluzione di Nichi Vendola da parte del giudice barese Susanna De Felice continua a suscitare polemiche e riservare sorprese. Nei giorni scorsi Panorama ha pubblicato le foto del pranzo di compleanno di una cugina di Vendola a cui parteciparono il governatore pugliese e il magistrato in un clima disteso e conviviale. L’immagine è costata a De Felice aspre critiche per la mancata astensione anche da parte di magistrati in forum e discussioni via email. Della decisione di De Felice di non rinunciare al giudizio si occuperà la procura generale della Cassazione. Dove sono state inviate dal Csm le dichiarazioni dei due pm, Francesco Bretone e Desirée Digeronimo, che avevano chiesto per Vendola una condanna a 20 mesi di carcere per abuso d’ufficio. I magistrati hanno riferito di avere ricevuto dopo la sentenza da Ambrogio Marrone, collega gip di De Felice, questo sms: «Vendola assolto dagli amici». Un grave sospetto indotto dal vicino di stanza del giudice.

Bretone ha anche raccontato di avere cercato prima della sentenza conferma alle voci sull’amicizia tra De Felice e Patrizia Vendola, sorella di Nichi. La pm Teresa Iodice, legata a entrambe e pure lei immortalata nella foto del pranzo, avrebbe così commentato: «Non sono così amiche, certo Susanna farebbe bene ad astenersi». Nel frattempo il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto contro De Felice per abuso d’ufficio. L’ha fatto, però, senza aver visto la foto con Vendola e il giudice seduti allo stesso tavolo. «Questo sicuramente» ha confermato il procuratore a Panorama. Riaprirà il fascicolo? «Non posso anticipare nulla».

In questo scontro fra i pm e il gup del processo Vendola, la sezione barese dell’Associazione nazionale magistrati ha scelto da tempo di schierarsi con De Felice, vittima, si legge in un comunicato dell’1 marzo, di «un’immotivata gogna mediatica». Il documento è firmato dal presidente dell’Anm barese, Ettore Cardinali, e dal segretario, Concetta Potito. Quest’ultima, giudice minorile ed esponente di Magistratura democratica (corrente progressista delle toghe), non cela le sue idee politiche. Su Facebook, turbata dai risultati elettorali del 24-25 febbraio, ha annunciato: «Risparmierò per tutta la vita, farò sacrifici durissimi pur di consentire ai miei figli di andare a vivere all’estero, per sempre, sperando che gli stranieri si saranno dimenticati di quello che sono gli italiani». Poi ha aggiunto: «Mi vergogno che ci sia tanta gente che non ha pensato al bene comune». O forse all’«Italia bene comune», la coalizione guidata da Pier Luigi Bersani, «l’unica persona» secondo Potito «a cui si poteva consegnare il Paese». Sarà anche per magistrati come la signora che un giudice romano, a proposito del caso De Felice, ha scritto ad alcuni colleghi: «Sembra una guerra per bande. La magistratura è troppo politicizzata, questo è il male da curare».

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