Hezbollah e Hamas: nuova alleanza contro Israele

Le organizzazioni estremiste di Libano e Palestina, foraggiate dall'Iran, starebbero pianificando attacchi incrociati contro Tel Aviv

Palestinesi di Hamas

Un palestinese di Hamas spara in aria durante il funerale del leader del movimento, Ahmed Ja'abari – Credits: EPA/ M. Saber

Redazione

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Di Marta Pranzetti per Lookout news

Sarebbe ancora vivo Mohammed al-Deif, il leader delle Brigate di Izz Al Din Al Qassam, il braccio militare dell’organizzazione estremista palestinese Hamas. Uomo simbolo della resistenza armata palestinese, dopo esser scampato ad almeno cinque tentativi di eliminazione da parte dell’intelligence israeliana tra il 2001 e il 2014, Al Deif sarebbe riuscito a evitare anche l’ultimo assalto lanciato dall’aviazione di Tel Aviv il 19 agosto 2014, nel corso della campagna militare “Protective Edge”. Le tonnellate di esplosivo lanciato sulla sua abitazione hanno ucciso sua moglie e suo figlio appena nato, ma di lui nessuna traccia.

 Responsabile degli attacchi terroristici più letali in Israele dalla fine degli anni Novanta, Mohammed al-Deif raggiunge i vertici della Brigate di Izz Al Din Al Qassam dopo la morte di Salah Shehade, ucciso dalle forze di sicurezza israeliane nel 2002. È considerato il “padre spirituale” della strategia dei tunnel sotto Gaza, una tattica che in più occasioni ha permesso ad Hamas di equipaggiarsi e di resistere alle incursioni delle Forze di Difesa israeliane (IDF).

 Mentre la sua brigata continuava a smentire il suo decesso, per mesi di luinon si hanno avuto notizie mentre. È poi riapparso di colpo a dicembre in un video pubblicato in occasione del 27esimo anniversario di Hamas, benché l’immagine poco nitida ne renda difficile l’identificazione. Più di recente è tornato a far parlare di sé dopo la lettera di condoglianze inviata al leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, per l’uccisione di alcuni militanti del Partito di Dio in un raid israeliano sulle alture del Golan. Nella lettera Mohammed al-Deif incita Hezbollah a riprendere insieme ad Hamas la lotta contro il nemico sionista. E toni simili sono stati utilizzati il 28 gennaio a seguito degli scontri al confine tra Israele, Libano e Siria.

 Una mossa che, oltre a mettere in guardia lo Shin Bet (i servizi di intelligence interni israeliani) e il governo di Tel Aviv, accende un campanello di allarme a Riyadh e al Cairo, che osteggiano fortemente il ricostituirsi di un “Asse della Resistenza” spalleggiato dall’Iran. I rapporti tra Hamas ed Hezbollah si erano raffreddati nel 2012 per via delle posizioni contrastanti rispetto alla crisi siriana. Negli ultimi due anni, Hamas si è appoggiata principalmente al sostegno offerto dal Qatar. Adesso che però Doha ha deciso di bloccare i finanziamenti ai palestinesi, il riavvicinamento tra Hamas ed Hezbollah potrebbe concretizzarsi come dimostrano i messaggi di solidarietà dell’ultima settimana.


il Qatar ha di recente rivisto la sua politica estera optando per un tono più conciliatorio nei confronti di Riyadh e del Cairo, mettendo da parte almeno per ora i contrasti seguiti alla deposizione dell’ex presidente egiziano Mohammed Morsi

Perché Hamas non può più contare sul Qatar
All’inizio del 2012 Doha aveva offerto ospitalità alla leadership di Hamas, che fino ad allora aveva operato da Damasco. Il sostegno del Qatar alla Fratellanza musulmana (il movimento di resistenza palestinese nasce in origine come braccio operativo dei Fratelli Musulmani, ndr) costituisce però il principale elemento di rottura all’interno del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) durante la crisi diplomatica del marzo 2014 che ha spinto Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrain a ritirare i loro ambasciatori da Doha.

 Di fronte al nuovo contesto regionale, il Qatar ha di recente rivisto la sua politica estera optando per un tono più conciliatorio nei confronti di Riyadh e del Cairo, mettendo da parte almeno per ora i contrasti seguiti alla deposizione dell’ex presidente egiziano Mohammed Morsi. Per andare incontro al risanamento dei rapporti con gli Stati arabi di maggior peso in Medio Oriente, il Qatar deve dunque essere sceso a compromessi accettando di allentare il suo sostegno ai gruppi islamisti. E lo ha fatto sacrificando proprio Hamas.

 Tra settembre e dicembre del 2014 sono circolate voci relative all’espulsione della dirigenza del gruppo palestinese da Doha. Voci smentite ufficialmente dal governo qatarino, che ha parlato solo di un allontanamento volontario dei rapporti con  la leadership palestinese. Resta il fatto che Khaled Meshal, capo dell’ufficio politico di Hamas, ha cercato di recente nuove sedi in Medio Oriente e potrebbe approdare presto in Turchia, Libano o addirittura in Iran, considerato il candidato più credibile per dirigere la ritrovata alleanza tra Hamas ed Hezbollah.

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