Grazie a Renzi il Pd cambia (finalmente) pelle

Io odio il coro e dunque mi metto fuori dal coro. Ma non c'è dubbio che il sindaco di Firenze sta mettendo in soffitta il vecchio Pci

Paolo Guzzanti

-

La parola d’ordine è: siate felici, orgogliosi, esaltatati e confortati dalle primarie del Partito democratico. Guarda che affluenza. Guarda che fila. Guarda come la gente ritrova la passione per la politica. Guarda, guarda e guarda ancora. Non è confortante?

Io odio il coro e dunque mi metto fuori dal coro. No, non è confortante. Mi fa piacere, è un bello spettacolo anche televisivo, gli insulti e le punture di spillo fra Bersani e Renzi ci riempiono le giornate, sono perfino molto contento che il vecchio Pci, a forza di cambiare pelle per finta, minacci ora di cambiarla per davvero.

Ma guardiamo al primo risultato di questa meraviglia delle meraviglie: Bersani, che da solo non può vincere, chiede e accetta l’endorsement di Nichi Vendola. Bene, questo fatto mi fa tremare le vene dei polsi molto più di un festino a luci rosse. Vendola vuol dire torniamo indietro al veterocomunismo, alla affabulazione paraventa al posto del ragionamento, alla creatività di sinistra priva di sostegno economico, fine del lavoro fatto da Monti. Vendola inoltre non permette a Casini di allearsi a cuor leggero col Pd e se un Pd con Vendola incorporato va al governo, qui c’è da rinnovare alla svelta il passaporto, mettere le marche da bollo e filarsela alla svelta. L’Italia affonderebbe di nuovo nella melma e andrebbe a raggiungere il girone infernale della Grecia.

Dovrei rallegrarmi perché la gente va a votare alle primarie? Certo, perché no, è un’ottima cosa, basta che non diventi un fatto religioso di fronte al quale tutti sono tenuti a gettarsi in ginocchio, pregando di fronte alla meraviglia di questo nuovo fenomeno.

Ricordo anni fa i gazebo affollatissimi di Forza Italia (anche in quel caso una affluenza di milioni) e anche allora veniva sparsa la lieta novella che gli italiani, il popolo di centro destra in quel caso, erano affezionati alla politica, si entusiasmavano.

A me l’entusiasmo di massa non mi entusiasma. Ma ne possiamo cogliere il valore. Il valore sta nel fatto che la gente che vota vuole che il suo voto diventi un numero e che contribuisca a far vincere la sua parte. Che ciò accada nel Pd, che è per i tre quarti il vecchio Pci trasformato, è veramente una novità, non si può negare. Quelo era un partito in cui tutto si svolgeva a porte chiuse come al Cremlino.

Oggi abbiamo questo Matteo Renzi di cui si può dire quel che si vuole, ma che su un punto va lodato: non è comunista nemmeno per un milionesimo di grammo. E’ l’antitesi del comunismo e difatti il vecchio partito, vendoliano e bersaniano, gli fa le forche perché se vince Renzi è un’altra storia e invece il piano è che abbia una armonica continuità con la storia passata.

© Riproduzione Riservata

Commenti