Figli dei femminicidi: il progetto europeo

Si chiama "Switch-off" ed è guidato da un gruppo di esperti di Napoli per fornire aiuto ai figli di donne uccise dalla mano di un padre

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Francescapaola Iannaccone

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A parlare non è solo la statistica ma anche la voce di tutti quegli orfani dei femminicidi, solo in Italia si stima ci siano oltre 1600 tra bambini e ragazzi che restano senza poter più chiamare “mamma” nessuno.
Cosa rimane, anzi, chi rimane dopo che una donna viene uccisa dalla furia omicida di un marito, un compagno o un ex fidanzato?

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Mentre in Italia si discuteva di una legge (passata ieri alla Camera), qualcuno si è interrogato sul tema e di sua iniziativa ha fatto partire un progetto a livello Europeo che si impegna a fornire un’assistenza a questi orfani “speciali”,  preoccupandosi di dare ascolto e vicinanza,  provando ad intraprendere un percorso di rinascita, ove possibile.
Si chiama "Switch-off" e in prima linea c'è il dipartimento di Psicologia della Seconda Università degli studi di Napoli con a capo la dottoressa Anna Costanza Baldry che in concomitanza con i centri antiviolenza “DiRe” dell’Università Mikolas Romeris della Lituania e dell’Università di Cipro, sparsi sul territorio Nazionale, si stanno impegnando nel costruire una rete capillare per la sua buona riuscita.

Fare in modo che la vita, già traumatizzata di questi minori, non prenda una piega che li porti alla delinquenza o alla depressione: si stima che queste vittime finiscano tutte per soffrire di Disturbo Post Traumatico da Stress.
Un piano d’azione che li tuteli anche per l’affidamento secondario (spesso le famiglie che li prendono in carico, il più delle volte i parenti più vicini, non sono preparate adeguatamente) e che li assista anche sul piano economico.

Lo studio dello Switch-off è stato presentato anche alla Camera dei Deputati proprio per chiedere una vicinanza presente allo Stato.

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