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Fegato, ecco le cure alla steatosi

Il sovrappeso può portare al "fegato grasso" e a danni seri alla salute. I progressi di Gilead

fegato steatosi

Daniela Mattalia

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Mangiamo tanto, in modo scorretto, ci muoviamo poco. E lo facciamo per anni. Finiamo sovrappeso, e spesso non pensiamo neppure che sia un problema. Lo è, però, per il nostro fegato, che alla fine diventa "grasso" e corre il pericolo di infiammarsi e di evolvere in cirrosi epatica.

A soffrire di fegato grasso (o steatosi, questo il termine medico) è circa il 25 per cento della popolazione generale, un italiano su quattro, come è emerso in un recente convegno a Roma promosso da Gilead Sciences. "È un valore medio, bisogna tenere presente che tanto più una persona sovrappeso, obesa o diabetica diventa vecchia, tanto più cresce il rischio di steatosi, fino a superare il 50 per cento" avverte Salvatore Petta, gastroenterologo all'Università di Palermo e segretario dell'Associazione italiana per lo studio del fegato. "Ed è una condizione asintomatica, spesso la diagnosi avviene per caso: si fa un'ecografia addominale per altri motivi, e all'esame il fegato appare brillante perché pieno di grassi". Continua Petta: "Oggi esistono test avanzati che combinano esami del sangue, fra cui gli enzimi epatici come le transaminasi, con l'indice di massa corporea. Queste informazioni, grazie all'intelligenza artificiale, ci permettono di identificare i soggetti più a rischio di danno epatico".

Dalla steatosi si può tornare indietro? Diversi studi scientifici hanno dimostrato in maniera convincente che perdendo almeno il 7 per cento del proprio peso (con una dieta ipocalorica e uno stile di vita più corretto) le condizioni del fegato migliorano: l'infiammazione regredisce così come la fibrosi epatica. Nel frattempo la ricerca scientifica sta andando avanti per mettere a punto terapie che possano fornire una soluzione al problema più grave, quello della steatosi. "Da tempo stiamo concentrando i nostri sforzi nell'identificazione di un trattamento per chi è colpito dalla steatoepatite non alcolica agli stadi più avanzati - sottolinea Valentino Confalone, General Manager di Gilead Sciences -. Abbiamo più molecole allo studio. Alcune sono in sperimentazione di fase III contro la fibrosi avanzata e contro la cirrosi, mentre altre sono in Fase II. Lavoriamo inoltre a metodi diagnostici non invasivi efficaci quanto la biopsia e basati sulle tecniche di apprendimento automatico dell'intelligenza artificiale".

Sul fronte delle malattie del fegato, la steatosi è una sfida ancora aperta. Sullo stesso fronte, un'altra sfida, quella dell'epatite C, si avvia ad essere vinta. "La salute del fegato è per noi una priorità - aggiunge Confalone - siamo orgogliosi di essere statii pionieri nel rendere disponibili regimi terapeutici che consentono la completa guarigione e di essere parte attiva insieme a società scientifiche, istituzioni e associazioni pazienti per arrivare all'eliminazione dell'Epatite C dal nostro Paese entro il 2030, come indicato dall'OMS. Abbiamo reso disponibile una terapia anche per quei pochi pazienti che non rispondevano ai precedenti trattamenti e che erano quindi privi di un farmaco efficace. Inoltre, insieme ad AIFA e ai pediatri italiani abbiamo reso disponibile ad un costo simbolico l'unico trattamento oggi indicato per gli adolescenti dai 12 ai 18 anni affetti dal virus. Ora la prossima sfida che vogliamo vincere è proprio quella della steatosi".

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