Edoardo Frittoli

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"Il presidente Robert Mugabe si è dimesso". Lo ha annunciato lo speaker del Parlamento dello Zimbabwe, precisando di avere ricevuto una lettera dell'anziano leader.

Un coro di acclamazioni e giubilo è esploso tra i deputati del Parlamento.

Sono state quindi interrotte le procedure di impeachment.

Dopo 37 anni al potere si chiude l'era del più anziano capo di stato al mondo.

Emmerson Mnangagwa, l'ex vicepresidente del Paese, prenderà il suo posto come leader entro 48 ore: lo ha riferito una fonte ufficiale del partito di governo Zanu-Pf all'agenzia Associated Press riferendosi all'esponente detto "il coccodrillo".

Dalla "scoperta" a Ian Smith

Lo Zimbabwe fu "scoperto" dagli Inglesi. Colonizzato fin dal 1890, prese il nome di Rhodesia Meridionale dal nome di uno dei personaggi più importanti della colonizzazione dell'Africa di fine '800, Cecil John Rhodes.

Inizialmente parte del Sudafrica Britannico, dal 1922 è governata da una minoranza bianca che tra le prime azioni stabilisce l'esproprio della terra alla popolazione nera, obbligandola di fatto al lavoro salariato in un regime di semi schiavitù.

L'apartheid prosegue per tutti gli anni '50, parallelamente alla crescita delle prime organizzazioni clandestine di opposizione al dominio dei bianchi, rafforzate dalla prima decolonizzazione e dall'indipendenza dei confinanti Malawi e Zambia.

Nel 1965 il sudafricano di origini britanniche Ian Smith, che aveva combattuto la seconda guerra mondiale nella RAF e che nel 1944 si unì alla Resistenza italiana dopo essersi salvato dall'abbattimento del suo bombardiere nei pressi di Alessandria. Convinto indipendentista, fondò il Rhodesian Front per il raggiungimento dell'autogoverno (naturalmente composto da bianchi). La sua politica con Londra fu fallimentare per le sue idee estreme, che giudicavano il resto dell'Africa una congrega di sordidi dittatori e l'ONU un covo di marxisti.

Tenuto in scacco dalla madrepatria, Smith agì da solo dichiarando la Rhodesia indipendente nel 1965. La mossa gli costerà le sanzioni dell'ONU, riuscendo tuttavia a mantenere in piedi il governo razzista grazie all'aiuto del Sudafrica e del Portogallo di Salazar

Alla fine degli anni '60 nel Paese si sviluppa la guerriglia antigovernativa, che va intensificandosi nei primi anni '70, mentre la Rhodesia di Smith è sempre più condannata dall'opinione pubblica occidentale. Il governo di Smith cede nel 1978 alla transizione, di cui si fa garante Londra mentre la situazione politica precipita nelle guerra civile. I negoziati si tengono nella capitale britannica e coinvolgono tutti i partiti, compreso lo ZANU (Zimbabwe African National Union)  del filomarxista Robert Mugabe, già leader dell'ala armata del partito di opposizione clandestino.

La salita al potere di Mugabe

Sotto la supervisione britannica le elezioni del 1980 incoronano proprio Mugabe, mentre le Nazioni Unite riconoscono ufficialmente l'Indipendenza dello Zimbabwe. La prima frattura ai danni della democrazia si consuma già nel 1982 quando Mugabe, aiutato da un contingente militare addestrato in Corea del Nord, depone l'ex compagno di lotta Nkomo con la forza, iniziando la feroce repressione nei confronti dei sostenitori di quest'ultimo. Nel 1987 il dittatore cambia la costituzione, autonominandosi Presidente esecutivo dello Zimbabwe. Un decennio più tardi, alla fine degli anni '90, il Paese sarà stravolto da una pesantissima crisi economica che riaccende i focolai delle opposizioni e della violenza nelle strade. Il coinvolgimento dello Zimbabwe nella guerra civile in Congo fa peggiorare ulteriormente le cose, dando vita al fronte di opposizione del MDC (Movement for Democratic Change).

All'inizio del nuovo millennio il potere di Mugabe passa per una sconfitta in un referendum per la modifica della costituzione, contemporaneamente alla violenta occupazione delle terre dei possedimenti dei bianchi. La crescita esponenziale dell'influenza dell'opposizione MDC passa anche dalla dubbia morte in incidenti stradali di due dei ministri di Mugabe in meno di un mese. Nel 2001 la crisi sprofonda quando le riserve degli aiuti economici di FMI e Banca Mondiale vengono tagliati in risposta al programma di esproprio delle terre da parte del governo Mugabe.

All'inizio degli anni 2000 la dittatura serra i ranghi con una serie di leggi contro la libertà di stampa ed espressione. La condanna della comunità internazionale non basterà a limitare l'azione del vecchio dittatore che sarà riconfermato con elezioni la cui palese irregolarità era stata segnalata dagli osservatori internazionali. Nel paese esplode la carestia mentre viene arrestato il leader dell'opposizione Tsvangirai ed i bianchi superstiti guidati dall'ultranazionalista britannico Simon Mann cercano il colpo di stato con mercenari dalla Guinea, che fallirà.

Bollato dagli Stati Uniti di George W. Bush come "Stato canaglia", lo Zimbabwe inizia la drammatica fase della "pulizia" delle baraccopoli dove è costretta a vivere gran parte della popolazione poverissima (e per buona parte dell'opposizione al regime).

Tra brogli, abusi e violenze

Mentre il Paese è in ginocchio per la crisi economica, il leader dell'opposizione Tsvangirai è prosciolto dalle accuse di alto tradimento e ritorna nelle piazze, dove rimarrà anche ferito durante una manifestazione. Proprio il suo partito nel 2008 vincerà le elezioni, ma il risultato delle urne verrà negato da Mugabe, scatenando sanzioni internazionali che saranno tuttavia bloccate dal veto di Cina e Russia. Poco dopo Tsvangirai sarà coinvolto nell'ennesimo incidente stradale nel quale perderà la moglie. Alla fame si aggiungerà la drammatica epidemia di colera del 2009, che porterà il governo sull'orlo del collasso. Il vecchio Mugabe cede alla pressione, nominando l'ex rivale Tsvangirai primo ministro, il quale inizierà un programma di riforme cercando consensi presso le potenze mondiali.

Riprende non senza polemiche il commercio dei diamanti, che coinvolgerà la giovane moglie di Mugabe accusata di profitti illeciti, mentre i continui abusi e le violenze del partito del vecchio leader portano al capolinea l'esperimento del governo condiviso con Tsvangirai. Nelle elezioni del 2013 Mugabe ha la maggioranza, accusato nuovamente di brogli dall'opposizione, che lascia i seggi del governo del Paese nelle mani del dittatore e dell'astro nascente della moglie Grace, che ha sempre maggiore influenza sul marito novantenne che si libera anche del vicepresidente Mujuru con la ricorrente accusa di cospirazione.

Nell'ultimo anno si consuma l'epilogo della lunga parabola del capo di Stato più longevo del mondo: dopo mesi di nuove violenze tra esercito e opposizioni, nel novembre 2017 il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito generale Costantino Chiwenga paventa l'intervento dei militari per evitare il crollo verticale dello Zimbabwe verso la guerra civile: il 15 novembre 2017, a 37 anni dal primo incarico di Robert Mugabe i militari hanno annunciato di aver occupato i luoghi-chiave della capitale Harare.

Secondo le prime notizie alcuni membri del governo sarebbero stati arrestate e Mugabe sarebbe in custodia protetta dai militari, mentre secondo una fonte dell'opposizione la moglie Grace sarebbe fuggita dal Paese.

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