Perché i sauditi hanno interrotto i raid nello Yemen

La fine dei bombardamenti della coalizione araba prelude al lancio di una vasta operazione antiterrorismo al confine con l'Arabia saudita

 

di Rocco Bellantone per Lookoutnews

Nuovi sviluppi nel conflitto in corso in Yemen. Il 21 aprile, al termine una giornata di tensioni al largo delle coste del Paese per via dell’arrivo di una portaerei e un di cacciatorpediniere della marina americana, il governo saudita ha annunciato il termine dei raid aerei contro le postazioni dei ribelli sciiti Houthi.

 Riad ha comunicato che gli obiettivi della campagna militare condotta con il sostegno dei Paesi della coalizione araba “Firmness Storm” (“Tempesta decisiva”), vale a dire la distruzione dei missili balistici finiti nelle degli Houthi, sono stati raggiunti. Si passa perciò a una nuova missione denominata “Restauration of Hope” (“Ricostruire la speranza”), focalizzata sulla lotta al terrorismo, sulla salvaguardia dei confini sauditi confinanti con lo Yemen e sulla ricerca di una soluzione politica per superare la crisi. Una campagna formalmente in linea con quanto stabilito dalla risoluzione 2216 del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

 “La coalizione continuerà a contrastare le offensive dei ribelli Houthi” ha affermato il portavoce dell’esercito saudita, il generale Ahmed Asseri, aggiungendo però che i bombardamenti riprenderanno se sarà necessario. Il che significa che non è stato dichiarato alcun cessate il fuoco, come dimostrerebbero i bombardamenti di questa notte sulla capitale Sanaa e sulla città portuale meridionale di Aden segnalati da Russia Today. Combattimenti sono in corso anche a Taez, Huta, la capitale della provincia di Lahj, e a Daleh.

 Eppure ufficialmente tutte le parti si sono dichiarate soddisfatte di questo annuncio. Da Riad, dove è stato costretto a fuggire dopo il golpe degli Houthi a fine gennaio, il deposto presidente yemenita Hadi ha ringraziato la coalizione per aver difeso la legittimità del suo governo e promesso di tornare preso in Yemen per ricostruire il Paese.

 Soddisfatta anche la Casa Bianca, che si dice pronta a sostenere la ripresa del dialogo politico tra le parti e ad agevolare l’arrivo di aiuti umanitari per le popolazioni colpite dal conflitto. Reazioni positive anche da Teheran, con il ministro degli Esteri Javad Zarif che attraverso un tweet ha chiesto che a questi sviluppi positivi segua adesso un piano di assistenza umanitaria e l’avvio del dialogo tra sciiti e governo.

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Si passa alla campagna antiterrorismo Restauration of Hope. L’Oman si propone per condurre i negoziati


Tutti contenti, insomma, anche se i dubbi sulle reali intenzioni dell’Arabia Saudita restano. L’annuncio del termine dell’operazione “Firmness Storm” è arrivato poche ore dopo che il Re Salman aveva ordinato il dispiegamento dei soldati della Guardia Nazionale per rafforzare i controlli lungo i confini con lo Yemen, a dimostrazione del fatto che il governo di Riad non considera affatto conclusa la guerra. Rimangono inoltre agitati i mari che costeggiano lo Yemen, con USA e Iran che schierano rispettivamente nove navi da guerra controllandosi a distanza ravvicinata. E poi ci sono gli Houthi. I ribelli sciiti, almeno per il momento, non sembrano intenzionati a lasciare i territori conquistati in questi mesi e annunciano per oggi 22 aprile una manifestazione a Sanaa.

 Un segnale in direzione delle trattative è arrivato dall’Oman. “Nella capitale Muscat – spiega l’agenzia AGI – sono in corso le consultazioni per concordare una serie di punti: il ritiro degli Houthi e delle forze dell’ex presidente Saleh da Sanaa, la restituzione delle attrezzature militari all’esercito; il ritorno dell’autorità legittima rappresentata dal presidente Hadi, nuove elezioni parlamentari e presidenziali, la formazione di un nuovo governo inclusivo, la trasformazione del gruppo Houthi in un partito politico e l’organizzazione di una conferenza internazionale dei donatori finalizzata ad aiutare l’economia yemenita”. Ma in queste condizioni, è difficile sperare nell’inizio dei negoziati senza altri spargimenti di sangue.

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