Luigi Gavazzi

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I sondaggi? Un disastro. I media che li hanno usati - come noi, come me - ancora peggio.

Oltre al tracollo di Hillary Clinton e dell'establishment di Washington, la vittoria di Donald Trump ha assestato un altro colpo durissimo alla fiducia nei sondaggi e nella loro analisi.

Li abbiamo seguiti da maggio in poi, fino alla vigilia delle elezioni. E ancora martedì, a urne aperte, abbiamo visto come tutti i maggiori analisti attribuissero la vittoria a Clinton, con probabilità che andavano dal 70% al 99%. E ci siamo fidati.
Anche l'esperimento di Slate, Vice, con la società di analisi dei dati VoteCastr, dalle prime ore di voto martedì dava risultati in linea con le previsioni.
Tutto spazzato via.

Spesso le fotografie dei seguaci che si sono viste durante la campagna, ritraevano bianchi di mezza età in jeans con un cartello che diceva "la maggioranza silenziosa con Trump".
È un po' la questione che molti adesso citano come causa del fallimento dei sondaggi e che già qualcuno, per la verità, aveva fatto notare durante la campagna: gli elettori di Trump sono stati sottostimati; non si sono espressi. O, forse, non sono stati consultati.

Il che ovviamente non può giustificare il fallimento.

È vero che le scienze sociali funzionano sempre piuttosto bene quando devono "descrivere" e spiegare gli eventi dopo, molto meno quando devono "prevedere" o devono dare indicazioni su cosa fare.

Ma questa volta, ancora più che nel caso della Brexit, c'è stato un grave difetto di osservazione. Tutta la tecnologia di raccolta dei dati, i passi avanti nell'uso dei big data e nella loro elaborazione sono serviti a poco, niente.

Certo ci sono state sfumature diverse nel valutare le probabilità del trionfo di Clinton. Nate Silver di FiveThirtyEight era il più cauto, anche se le sue previsioni sono state sempre sopra il 60% per Cinton, e negli ultimi giorni Silver era di nuove salito oltre il 70%. Aveva anche litigato con gli altri, in particolare con quelli dell'Huffington Post. Ma insomma, anche Silver alla fine ne esce male.

Come osserva anche il New York Times a poche ore dal risultato - New York Times che con Upshot è tra i principali colpevoli del fallimento delle previsioni, Upshot del quale anche noi ci siamo fidati molto - questo è un fallimento nella capacità di catturare la rabbia e il risentimento di una parte consistente dell'elettorato americano che si sente abbandonata, lasciata indietro, "dimenticata" come ha detto Trump nel suo discorso della vittoria.

Lasciata indietro da una ripresa economica che negli Stati Uniti c'è stata ma è stata selettiva, da accordi commerciali (globalizzazione) che sono stati visti come una minaccia pericolosissima ai loro posti di lavoro. Ancora di più, che si sente disprezzata dall'establishment di Washington, dalla grande economia di Wall Street e soprattutto dai media più importanti e "ragionevoli".

Questi media sono quelli ragionevoli, quelli che leggiamo noi quando ci informiamo su quel che succede in America. Quelli attraverso i quali pensiamo che l'America sia New York City, Chicago o San Francisco. O comunque le grandi città.

I giornalisti si sono fidati con poco senso critico dei dati dei sondaggi. In fondo quei dati confermavano quello che pensavano, che sentivano, che volevano: Trump non poteva vincere, aveva tutto contro: il buon senso e la demografia.

I suoi fan ci credevano? Non hanno il senso della realtà, si scriveva. Invece, ammette con la cenere sul capo il New York Times (e anche noi): era la maggior parte dei media che aveva perso il contatto con la realtà.

Nelle prossime ore si tratterà di capire a fondo cosa è successo, soprattutto nelle aree della rust belt e della ex rust-belt (mia cugina che vive a Pittsburgh l'altro giorno mi diceva: "Non hai idea di quanti amici dei miei, che non avrei mai sospettato, quest'anno voteranno Trump"), dove vive il ceto medio che si percepisce impoverito ed è, soprattutto, preoccupato e spaventato, gli ex colletti blu dell'industria.

Si tratterà di capire davvero perché la differenza di genere - "le donne non possono votare Trump" non ha funzionato. E perché l'elettorato di colore e ispanico non è bastato. E quanto è mancato l'elettorato che aveva sostenuto Sanders. Lo faremo.
Ma si tratterà ancora una volta di "descrivere", spiegare a cose fatte.

Incapaci di prevedere.

[L'articolo di Nate Cohn di Upshot/New York TimesWhy Trump Won: Working-Class Whites, è un ottimo esempio di come i complessi eventi elettorali si possano spiegare a giochi fatti da chi ha sbagliato le previsioni: i dati erano lì, semplicemente li abbiamo messi da parte]

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