Redazione

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Sono finite ufficialmente le primarie per le elezioni presidenziali degli Stati Uniti 2016. Ieri si è votato a Washington Dc e ha vinto Hillary Clinton, ormai da alcuni giorni la candidata ufficiosa per il Partito Democratico.
Clinton aveva superato la soglia dei 2.383 la scorsa settimana anche se la candidatura verrà formalizzata solo alla Convention di luglio a Philadelphia.

L'ex Segretario di stato ha conquistato la capitale americana con il 78,7% dei consensi contro 21,1% del rivale Bernie Sanders.

Complessivamente, comprese le consultazioni repubblicane, le primarie del 2016 hanno registrato un record di votanti, oltre 60 milioni, superando il picco di 58-59 milioni del 2008.

Sarà dunque Hillary contro Donald Trump alle elezioni generali di novembre, anche se il senatore del Vermont non sembra ancora intenzionato a ritirarsi.

Il sostegno di Sanders
L'obiettivo dichiarato di Sanders è di ottenere garanzie sulle istanze che hanno galvanizzato milioni dei suoi supporter: contro le diseguaglianze, a favore della classe media, per la sanità per tutti; e poi l'istruzione, e il cambiamento climatico.

Per Clinton il ritiro dalla competizione e il sostegno ufficiale di Sanders sarebbero importanti per chiudere la contesa interna e concentrare risorse e idee nella campagna contro Donald Trump.

Martedì, subito dopo la chiusura delle primarie a Washington Dc c'è stato un incontro fra Sanders e Clinton.

"Una discussione positiva". Con queste parole il comitato che sostiene Hillary Clinton ha definito l'incontro tra l'ex first lady e Bernie Sanders.
I due, che si sono intrattenuti per più di un'ora e mezza, hanno parlato anche della "pericolosa minaccia per la nazione rappresentata da Donald Trump".
L'entourage della Clinton ha spiegato che i due si sono confrontati su "numerosi argomenti", come l'aumento dei salari, l'eliminazione dalla politica di denaro non dichiarato e la riduzione dei costi per i college. Entrambi hanno convenuto di continuare a lavorare sull'agenda condivisa.

"Il nostro obiettivo dev'essere quello di non lasciare che i politici, Donald Trump o chiunque altro, ci dividano", ha detto dopo l'incontro con Hillary Clinton, sottolineando di voler "combattere il più tenacemente possibile" per trasformare il partito democratico. "Abbiamo bisogno di maggiori, maggiori cambiamenti", ha ribadito.
Sanders illustrerà comunque le sue intenzioni nella giornata di giovedì con un intervento in streaming su Internet.

Il massacro della Florida non ha lasciato spazio alle celebrazioni per la fine delle primarie, infuocando il dibattito tra i candidati.

Le parole incendiarie di Trump
"Oggi ho ascoltato il presidente Obama: era più arrabbiato con me che con il killer... quello è il tipo di rabbia che doveva essere rivolta contro l'assalitore e i killer che non dovrebbero trovarsi qui", ha tuonato il tycoon newyorchese durante un comizio a Greensboro, nella Carolina del Nord, mentre erano in corso le primarie dem di Washington.

Obama, senza mai menzionare esplicitamente il candidato repubblicano, era intervenuto in diretta tv attaccando duramente le posizioni del candidato repubblicano a proposito dei mussulmani, definendole pericolose.

"Non possiamo essere guidati da gente debole e non efficace", ha rincarato il miliardario americano riferendosi al presidente in carica e alla rivale democratica. "Io non volevo farlo", ha poi aggiunto spiegando di essere stato costretto a correre per la Casa Bianca dalle circostanze. "Se Obama fosse stato un grande presidente... ma come sapete - ha attaccato - è stato pessimo".

Sulla strada di Trump verso la presidenza non ci sono solo la Clinton e i democratici.

Lo speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano Paul Rayn ha definito "non negli interessi del Paese", il bando sull'immigrazione mussulmana rilanciato dal candidato Gop alla presidenza dopo la strage di Orlando.

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