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Esteri

L'ultimo viaggio di Aylan, che non vedrà mai il Canada

Aveva lasciato la città di Kobane con la famiglia ma la sua vita, a tre anni, si è fermata in Turchia, sulla spiaggia di Bodrum

Si chiamava Aylan Kurdi e aveva 3 anni. Il suo corpo esanime, sdraiato a testa in giù con la testa nella sabbia di fronte al mare, ha scosso le coscienze di tutta Europa. L'ultima immagine di Aylan ha inorridito e fatto piangere cittadini comuni, politici e uomini delle istituzioni di tutto il mondo. Suo fratello di 5 anni, Ghalib, e la madre, sono morti nello stesso modo: durante uno dei tanti viaggi della speranza per sfuggire alla guerra. Il padre Abdullah è invece stato trovato semicosciente e portato in un ospedale vicino a Bodrum, secondo la testata turca Sabah.

 

In fuga da Kobane

Aylan, con la sua famiglia, era in fuga dalla martoriata città curdo-siriana di Kobane, per mesi sotto l'assedio dell'Isis

Le due barche che trasportavano la famiglia di Aylan Kurdi avevano a bordo 23 persone. Erano partite separatamente da Akyarlar, ha raccontato un alto funzionario della Marina turcaper arrivare alla penisola di Bodrum. Sette persone sono state salvate e due hanno raggiunto la riva con i giubbotti di salvataggio.

Il destino ha voluto che Aylan non raggiungesse mai l’isola di Kos. Una parente, residente in Canada, aveva cercato di ottenere l'ingresso nel Paese per lui, il fratello e la mamma.
Ma la sua domanda era stata respinta dal servizio di immigrazione canadese, come ha spiegato il parlamentare Fin Donnelly. Il piccolo Aylan Kurdi era il nipote della donna, che abita nell'area di Vancouver, nella Columbia Britannica.

Le reazioni

“Di fronte a quella scena del bambino morto in spiaggia ho provato un senso profondo di dolore, perché non veniva in Europa per rubare il posto di lavoro: era un bambino che con i suoi genitori scappava dalla guerra". Anche il ministro degli Interni, Angelino Alfano, ha espresso l’orrore davanti all’ultima immagine di Aylan adagiato su quella spiaggia.

"O l'Europa si carica sulle spalle il peso della propria storia, o l'Europa può chiudere bottega – ha precisato Alfano - Noi abbiamo un bivio epocale di fronte: tornare a essere la grande Europa che garantisce umanità e sicurezza che accoglie i profughi ma che è dura contro i trafficanti umani oppure essere un continente che per paura fa rivivere gli anni bui che diedero vita ai lager.”

Poi conclude: “Nessuno ci può chiedere di ritirare la mano se qualcuno sta per annegare in mare, perché é una violenza contro le nostre coscienza di uomini e non di politici”.

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