Olivia Wicki

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È ormai ufficiale che Israele e Turchia hanno messo fine alla situazione di stallo diplomatico che durava da sei anni ovvero dal 31 maggio 2010 quando 9 attivisti turchi restarono uccisi in un blitz della marina israeliana contro la Mavi Marmara, una delle navi della Freedom Flotilla che tentava di forzare l'embargo sulla Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese.

I termini dell'accordo
L'accordo ufficializzato il 28 giugno prevede il pagamento da parte di Israele di 20 milioni di dollari alle famiglie delle vittime turche. In cambio, lo Stato ebraico ha preteso che la Turchia lasciasse cadere tutte le accuse sollevate in sede giudiziaria, nazionale e internazionale, contro i membri del commando e le autorità militari israeliane.

Ma i motivi economici alla base di questa riappacificazione sono altri e riguardano il gas naturale in Israele. La Turchia ha bisogno di buoni rapporti con Israele per potersi approvigionare diminuendo la sua attuale dipendenza dalla Russia.

Israele d'altra parte, può beneficiare di un partner economico mediterraneo molto importante come dichiarato anche dal primo ministro Benjamin Netanyahu, dopo il suo incontro con il Segretario di Stato americano John Kerry a Roma.

Gli obiettivi comuni
L'accordo segna una nuova fase di scambio tra due Paesi che hanno diversi obiettivi comuni. La Turchia è stato il primo paese musulmano a riconoscere il nuovo stato di Israele nel 1949, e ora tenta di riguadagnare un po' della sua influenza e del prestigio diplomatico in Europa.

Le due nazioni, inoltre, condividono interessi politici comuni come il contenimento della potenza iraniana e la condivisione di informazioni al riguardo. La Turchia, inoltre, rimane il mediatore essenziale tra Palestina ed Israele.

Entrambi infine sono importanti alleati degli Stati Uniti, e la loro riconciliazione è stata da sempre nell'interesse degli Usa. Che l'hanno auspicata e supportata fino alla fine.

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