Redazione

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Il conto alla rovescia verso l'Election Day può partire. A Las Vegas si è consumato l'ultimo duello tra i due candidati alla Casa Bianca. E, a venti giorni dal voto, la vincitrice appare ancora una volta Hillary Clinton. Mentre Donald Trump tiene tutti col fiato sospeso, rifiutandosi di dire se accetterà o meno il risultato delle urne. Ribadendo con forza come l'America sia di fronte a "elezioni truccate". E respingendo ogni accusa di molestie sessuali: per il tycoon si tratta di "bugie", di una "fiction" architettata dagli avversari politici e da donne in cerca di fama.

Chi vince fra Clinton e Trump? (Quasi) nessuna speranza per i repubblicani Clinton vs Trump: sessismo e colpi bassi nel secondo dibattito Nel primo dibattito Hillary Clinton meglio di Donald Trump - FOTO, VIDEO

Tra i due sfidanti sul palco della University of Nevada va in scena il gelo. Nessuna stretta di mano stavolta, né all'inizio né alla fine. I toni sono meno accesi e meno crudi del dibattito precedente, ma lo scambio di critiche è lo stesso pesante. Con Hillary Clinton che accusa l'avversario di "denigrare la democrazia americana" e di essere "il candidato presidenziale più pericoloso della storia". Lo scontro più duro è sulla Russia, con il leader del Cremlino ancoira una volta "convitato di pietra" della serata, e il tycoon definito come un pupazzo nelle mani di Mosca: "Vladimir Putin vorrebbe un burattino come presidente degli Stati Uniti", attacca Hillary. "Tu sei un burattino - replica Trump - a te Putin non piace perché è stato più furbo di te e di Obama, in Siria e ovunque".

E se Aleppo "è una catastrofe" per il tycoon è colpa solo delle politiche fallimentari targate Obama e Clinton, la candidata ''più odiosa''. Fiammate che comunque si inquadrano in un dibattito più ricco di contenuti dei precedenti. Con un avvio quasi soporifero, soprattutto da parte di Trump, ma che poi col passare dei minuti decolla. E consegna alla storia forse il duello più civile dei tre che hanno visto contrapposti Trump e Clinton.

Quest'ultima ancora una volta sceglie una tattica prudente, una strategia volta a controllare l'avversario e a sferrare improvvise offensive, senza però rischiare un colpo del ko. Trump adotta a sua volta una linea meno aggressiva rispetto ai suoi standard, ed alla fine della serata è sicuramente il candidato che ha più da perdere: a lui si chiedeva uno scatto per rimontare, almeno in parte, il grande svantaggio che lo vede indietro nei sondaggi degli ultimi giorni. Scatto che di fatto non c'è stato. Non c'è stato anche su temi che fin dall'inizio della campagna elettorale sono i cavalli di battaglia del tycon, vedi l'immigrazione. "Abbiamo bisogno di confini sicuri. Senza confini sicuri non esiste nessun Paese. Costruirò il muro", ribadisce Trump, accusando Hillary Clinton di volere un'amnistia. Secca però la replica della candidata democratica: "Non voglio vedere materializzarsi una deportazione forzata come quella che vuole Donald, separando i bambini dalle loro famiglie". 

Poi lo scontro sulle fondazioni di famiglia: "Restituite i soldi dati alla Fondazione Clinton da Paesi come l'Arabia Saudita e il Qatar che abusano delle donne e uccidono le donne e gli omosessuali", attacca Trump. L'ex first lady sorrride e ricorda invece con orgoglio l'intervento della Clinton Foundation in soccorso di terremotati di Haiti: "Mentre la Fondazione Trump - aggiunge - sponde i soldi per comprare ritratti di Donald". (ANSA)

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19 ottobre

Durerà 90 minuti e sarà moderato dall'anchorman di Fox News Chris Wallace il terzo dibattito che si svolgerà questa sera a Las Vegas (2:30 notturne, ora italiana), in Nevada, tra Hillary Clinton e Donald Trump. Per il candidato repubblicano alla Casa Bianca, è un'occasione, forse l'ultima, per passare al contrattacco e provare a far dimenticare quelle accuse di sessismo e di aver nascosto milioni di dollari al fisco americano che lo costringono a tentare una rimonta che appare al momento  - sondaggi alla mano - molto complicata.

Dall'immigrazione dal Messico allo stato dell'economia americana, dalle nomine alla Corte Suprema fino alle emergenze in politica estera, il tycoon newyorkese proverà a passare al contrattacco, cercando di instillare più di un dubbio sulle condizioni di salute di Hillary Clinton, definita a più riprese «corrotta» e «serva di Wall Street».

Dopo aver passato gli ultimi dieci giorni a battare sul tema della possibile «frode elettorale su larga scala» che avrebbero in mente di compiere Hillary e i «media a lei asserviti», Trump ha dovuta far scendere in campo nella giornata di ieri anche la moglie Melania, nel tentativo di darsi una immagine più rassicurante dopo la pubblicazione di un video-choc (qui sotto) nel quale quello che sarebbe diventato il candidato del GOP diceva oscenità maschiliste e sessiste su un pullman mentre conversava con il conduttore di Access Hollywood, Billy Bush

«Credo in mio marito. È stato tutto organizzato. Lui fu istigato dal conduttore a dire cose sporche. Non ho mai sentito mio marito esprimersi in termini così grossolani» ha dichiarato Melania, in prima linea nella difesa del marito anche di fronte a un'altra accusa infamante, lanciata da una donna ora 50enne, Natasha Stoynoff, che ha sostenuto - in un'intervista alla rivista People -  che Trump nel 2005, quando la moglie  era incinta, la spinse contro una parete e la baciò a forza in una stanza della sua residenza di Mar-a-Lago. 

«È stato tutto organizzato dall'opposizione. E con quei dettagli... Hanno mai controllato il passato di queste donne?» ha domandato Melania alla stampa, sorvolando sul fatto che vi sono almeno sei testimoni pronti a confermare l'accaduto.

IL GOP CONTRO TRUMP: DAI BUSH A ROMNEY
Non ci sono però soltanto gli scandali sessuali a minare la corsa del candidato repubblicano.

C'è la rivolta contro di lui di un pezzo importante della nomenklatura del partito, che si augura che passi la mano al candidato vicepresidente Mike Pence. Tra loro ci sono nomi altisonanti del GOP come l'ex presidente George W. Bush, il fratello Jeb, ex governatore della Florida, Carly Fiorina, l'ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, l'ex direttore della Cia, Michael Hayden e l'ex segretario alla Difesa, William Cohen. Tutti pezzi da Novanta del partito che Trump - in difesa del quale sono scesi recentemente nell'agone  Rudolph GiulianiNewt Gringrich - ha definito senza mezzi termini «ipocriti e falsi».

Ma c'è anche, a rendere difficile un rovesciamento dell'esito elettorale, anche la questione del suo apprezzamento per la Russia di Vladimir Putin, contro la quale è schierata tutta l'amministrazione americana e anche buona parte del partito repubblicano.

IL RISCHIO DI HILLARY E IL FRATELLO DI OBAMA
Insomma: dopo aver vinto, ai punti, i primi due duelli televisivi, mostrando cattiveria e competenza, Hillary deve solo stare attenta a non cadere nel tranello che presumibilmente cercherà di tirargli il rivale.

Giunti a questo punto della campagna elettorale, quando mancano poche settimane al D-day elettorale dell'8 novembre, Hillary deve giocare in difesa, evitando solo di compiere degli scivoloni che possano spostare da una parte o dall'altra gli elettori ancora indecisi. Uno dei tranelli che Trump sta cercando di mettere in piedi è legato a Malik, il 'fratellastro' del presidente americano Barack Obama, che sarà presente a Las Vegas, ospite del candidato repubblicano. Nato 58 asnni fa a Nairobi ma cittadino americano Malik  ha già messo in imbarazzo il fratello Barack  nel luglio scorso, quando diede il suo endorsement al tycoon, ripetendo una serie di accuse tra cui quella di non averlo aiutato nel 2013 quando si candidò alla carica di governatore di una contea del sudest del Kenya. Basterà? 


DOCU-FILM ELETTORALE DI MOORE
Nel giorno del terzo dibattito televisivo c'è anche una notizia di contorno: l'uscita a sorpresa del nuovo docu-film del regista statunitense, Michael Moore, 'Michael Moore in TrumpLand'. 
Obiettivo nelle parole del premio Oscar
 nel 2003 per 'Bowling for Columbine': «Che lo lo vedano quanti più americani
 possibile nei prossimi 5 o 10 giorni», cioé prima dell'appuntamento elettorale.

Moore parla dei due 
candidati e ipotizza cosa possa succedere nel caso ognuno di
loro venga eletto alla Casa Bianca. Nel caso che 
Trump salga alla Casa Bianca Moore - che è stato un grande sostenitore di Bernie Sanders durante le primarie -  vede un futuro da horror: bombardamenti aerei alle città di
 frontiera messicane, Rosie O'Donnell, l'attivista per diritti
delle persone LGBT, deportata alle isole Samoa. 


«Non credo che convincerò molti a
 votare per Hillary. Uno dei miei obiettivi - ma non lo dovrei
 dire ad alta voce - è affossare il voto di Trump». Difficile che il tardivo endorsement pro-Hillary di Moore possa muovere molti voti. Eppure c'è una parte, nemmeno troppo irrilevante, dell'opinione pubblicana di sinistra che - pur disprezzando Trump - guarda con crescente sospetto a Hillary. Negli Swinging States - ammesso ne siano rimasti molti - anche quei pochi voti potrebbero risultare decisivi.

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