Esteri

Strage di Manchester, il punto sulle indagini

Quattordici arresti, ma la rete non è ancora stata smantellata. Intanto, l'MI5 apre un'inchiesta su come sono state trattate le segnalazioni sull'attentatore

Manchester Salman Abedi, l'attentatore della Manchester Arena

Luigi Gavazzi

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Salman Abedi non era un lupo solitario. L'uomo di 22 anni che si è fatto esplodere alla Manchester Arena uccidendo 22 persone, era, secondo la polizia britannica, parte di una rete terroristica che ha organizzato l'attentato. Una cellula con vari componenti, simile a quella che aveva colpito a Parigi in novembre 2015 e a Bruxelles in marzo 2016.

Secondo il Times, Abedi stava preparando da un anno l'attentato. Abedi avrebbe aperto un conto bancario dodici mesi fa per acquistare i materiali che, secondo il quotidiano potevano servire per confezionare la bomba. Per non geneare sospetti gli acquisti li avrebbe fatti in due tornate in negozi di bricolage di Manchester, prima di partire per la Libia in aprile.

Intanto i servizi segreti britannici, l'MI5, hanno aperto un'indagine sul modo in cui sono state trattate le segnalazioni sull'attentatore prima dell'attacco, in cui veniva definito una potenziale minaccia.

Lo ha reso noto la Bbc, spiegando che gli agenti del controspionaggio avrebbero ricevuto informazioni relative al kamikaze che lo indicavano come radicalizzato per almeno tre volte. L'Mi5 ha quindi aperto un'indagine "post incidente" su come gli allarmi su Abedi siano stati trascurati.

Gli arresti: manca un terrorista

Per ora gli arrestati in territorio britannico, connessi con la strage di Manchester, sono quattordici. Due persone, fermate nei giorni scorsi sono state rilasciate.

La polizia britannica ha annunciato di aver effettuato un nuovo arresto: si tratta di un uomo di 23 anni fermato nel Sussex (sud dell'Inghilterra) a Shoreham-by-Sea. La polizia ha parallelamente effettuato una perquisizione questa mattina in un'abitazione a Whalley Range, quartiere meridionale della periferia di Manchester.

Uno degli arrestati è il fratello di Salman Abedi, Ismail, 23 anni, fermato già martedì mattina, poche ore dopo la strage. Secondo la polizia di Manchester, la rete di complici che ha sostenuto l'attentatore è stata per "buona parte smantellata". Quindi, manca ancora qualcuno.

L'ipotesi è che questo qualcuno sia una persona pronta a colpire ancora. Perché - sempre secondo l'ipotesi degli inquirenti - Salman, guidato da un artificiere esperto dovrebbe aver preparato un altro zaino come quello che ha usato per la strage. E questo zaino l'avrebbe consegnato a questo potenziale terrorista ancora libero. Anche per questa ipotesi,  l'allerta in Gran Bretagna è ancora al massimo livello (che indica "pericolo imminente").



 

Il viaggio in Germania

A conferma di una rete a supporto di Salman Abedi, le autorità tedesche hanno confermato che il terrorista era andato in Germania, a Düsseldorf, quattro giorni prima dell'attentato. È stato anche rilevato un viaggio precedente a Francoforte.

Düsseldorf è in Nord Renania-Westphalia, regione dove i servizi tedeschi ritengono risiedano alcune centinaia di persone sospettate di legami con l'islamismo radicale. Da questa regione arrivava anche Anis Amri, il terrorista del mercatino di Natale a Berlino, ucciso poi a Sesto San Giovanni da una pattuglia della polizia italiana.

La Libia

La parte più delicata delle indagini riguarda la Libia. A Tripoli infatti, nei giorni scorsi è stato arrestato il padre di Salman Abedi insieme con un altro fratello più giovane, Hashem, 20 anni. Secondo le autorità di Tripoli, quest'ultimo era a conoscenza del piano di attacco a Manchester. Da Tripoli arriva anche la notizia che gli Abedi fossero noti per le simpatie per l'Isis. La Repubblica, sabato 27 maggio riferische che il padre di Salman Abedi (che in realtà si chiamerebbe Alobeidi) sia molto conosciuto in Libia, dalla storia complicata e conosciuta dai servizi segreti britannici.

Fuga di informazioni sensibili

Dopo l'iniziale irritazione delle autorità britanniche, è rientrata per ora la disputa con le agenzie di intelligence americane, per la fuga di notizie sulle indagini. Mercoledì il New York Times aveva pubblicato dettagli e foto di parti della bomba e di altri oggetti e frammenti raccolti sul luogo dell'attentato. Il governo di Londra aveva attribuito la responsabilità dei leak all'intelligence americana con la quale erano state condivise le informazioni. Theresa May ne ha chiesto conto a Donald Trump al vertice Nato di Bruxelles di giovedì 25 maggio.

Giovedì mattina, la polizia di Manchester aveva addirittura deciso di non condividere più le informazioni sensibili relative all'attentato con le agenzie Usa. Si trattava di una scelta autonoma della Greater Manchester police, avea precisato il governo britannico. Giovedì sera la questione si era appianata.

Ordigno sofisticato

Le informazioni diffuse dal New York Times, per altro, sembrerebbero confermare l'ipotesi della polizia britannica che l'attentato non possa essere opera di una sola persona. Si tratterebbe infatti di un dispositivo piuttosto sofisticato, costruito con molta attenzione per evitare il rischio di un'esplosione accidentale.

Ulteriori indicazioni in questo senso sono arrivate dalle dichiarazioni di Mike McCaul, il presidente del Comitato della Camera dei Rappresentanti Usa per la sicurezza interna. McCaul ha detto di avere informazioni che indicherebbero che Salman Abedi ha usato lo stesso esplosivo impiegato a Parigi nel novembre del 2015 e a Bruxelles nel marzo del 2016, attentati attribuiti a cellule dell'Isis fra loro collegate.

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