Matteo Politanò

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L'esplosione che ha spazzato via 300 vite a Mogadiscio, in Somalia, è l'attentato più grave nella storia di un paese che vive la guerra civile da 26 anni. Una terribile mattanza figlia del conflitto che la anima: le organizzazioni jihadiste vogliono uno Stato Islamico e puntano a destabilizzare il governo di Mohamed Abdullahi Mohamed, il neo presidente eletto l'8 febbraio 2017.

Cosa è successo

Sabato 14 ottobre all'hotel Safari ed al ministero degli Esteri di Mogadiscio due camion carichi di esplosivo sono stati fatti detonare in pieno centro, nella strada principale di Jidka Afgooye. Gli attentatori erano finiti nel mirino della polizia somala che, dopo averli reputati "sospetti", non ha fatto in tempo ad impedire la strage. La doppia esplosione è avvenuta in un momento dove la zona era gremita di ambulanti: il conteggio delle vittime cresce ancora e la crisi sanitaria è disperata: mancano strutture, medicine e soprattutto sangue.

Chi è stato

Nonostante non esista ancora nessuna fonte ufficiale gli indizi dell'attentato portano tutti allo stesso colpevole, la milizia di Al-Shabaab, il gruppo terroristico jihadista noto come MRP (Movimento di Resistenza Popolare nella Terra delle Due Migrazioni). Il quotidiano britannico The Guardian ha riportato alcune dichiarazioni provenienti da fonti della sicurezza somale: uno degli attentatori sarebbe stato riconosciuto come appartentente alla milizia di Al-Shabaab. L'azione va considerata a tutti gli effetti come un attentato di Al Qaida, il movimento terroistico islamista del quale il gruppo somalo fa parte ufficialmente come cellula dal 2012.

Le conseguenze

Nell'ottobre del 2011 il governo somalo ha iniziato l'Operazione Linda Nchi, un'azione coordinata con l'esercito del Kenya e le forze militari americane e francesi. L'operazione ha come obiettivo la zona sud della Somalia e le milizie di Al-Shabaab, ultimo fronte di una lunga guerra che dura dal lontano 1991 e ha causato oltre mezzo milione di morti. L'attentato di Mogadiscio porterà con tutta probabilità ad una nuova massiccia offensiva nelle zone meridionali del paese per cancellare definitivamente ciò che rimane dell'Unione delle corti islamiche, i clan che dal 2006 lottano e uccidono per avere una teocrazia islamica fondamentalista.

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