Esteri

Siria, perché gli Usa bombardano le truppe di Assad

Uccisi più di cento soldati e miliziani filo-governativi. L'attacco è una risposta in difesa degli alleati americani contro l'Isis

Deir el-Zor

Redazione

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L'aviazione statunitense, come parte della coalizione a guida Usa impegnata nella lotta all'Isis, ha bombardato posizioni delle forze governative filo-Assad nella provincia orientale siriana di Deir al-Zour

Perché gli Stati Uniti hanno attaccato Assad

Il raid contro le forze pro-regime nasce come "risposta a un attacco non provocato" contro basi dell'alleanza delle Forze democratiche siriane (Sdf). 

Gli americani parlano di una reazione "per respingere l'aggressione ingiustificata delle forze governative contro i nostri alleati" impegnati nella lotta contro lo Stato Islamico. 

Più di cento tra soldati e miliziani filo-governativi siriani sono stati uccisi.

Dove è avvenuto il raid

Le forze lealiste avrebbero superato l'Eufrate verso est dirette al pozzo petrolifero di Khusham, vicino a Deir al-Zour, controllato dalle Forze siriane democratiche, la piattaforma guidata dal Pkk siriano e sostenuta dagli Stati Uniti. I miliziani curdo-siriani avrebbero partecipato agli scontri per fermare l'offensiva lealista, appoggiata da Iran e Russia. La coalizione a guida statunitense ha sostenuto con artiglieria e raid aerei la controffensiva curda per evitare l'avanzata governativa in un'area che mesi fa era controllata dall'Isis.

Normalmente le forze russe e americane si coordinano per le questioni militari in Siria, ma in questo caso non è noto se erano in contatto prima e durante gli scontri e i raid aerei. 

Perché è importante

L'Eufrate è la linea di demarcazione tra le forze di Assad, appoggiate da Russia e Iran, e le Sdf. Le Forze democratiche siriane sono in prevalenza milizie curde dell'Unità di Protezione Popolare, note come Ypg. Ed è proprio contro di loro che si è mossa la Turchia con la sua operazione "Ramoscello d'Ulivo", l'offensiva contro l'enclave curda di Afrin nel nordovest della Siria.

La riconoscenza americana verso gli alleati curdi contro la lotta all'Isis è sempre più elemento di peso nello scacchiere delle strategie in Siria. La Turchia considera "terroriste" le milizie curdo-siriane appoggiate dagli Stati Uniti, e minaccia un'allargamento a est dell'offensiva in corso nel nord della Siria, verso la regione di Manbij, dove stazionano però anche le truppe speciali americane, cui ha chiesto esplicitamente di abbandonare la zona. La tensione tra Ankara e Washington è evidente. Il segretario di Stato americano Rex Tillerson sarà in visita in Turchia la prossima settimana.


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