Redazione

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15 gennaio 2016

Si tiene oggi una riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu per discutere la situazione degli oltre 400mila siriani che vivono assediati in varie città del paese. Ban Ki-moon ieri ha intanto ribadito che l'uso dell'arma della fame nel conflitto è un vero crimine di guerra.

L'obiettivo è esercitare pressioni adeguate per indurre tutte le parti del conflitto a terminare gli assedi prima dell'inizio dei colloqui di pace il 25 gennaio a Ginevra.

La commissione dell'Onu che indaga sui crimini di guerra in Siria sta intanto raccogliendo prove e informazioni intervistando direttamente gli abitanti di Madaya, la città nei pressi di Damasco che ha sofferto di mesi di assedio da parte delle truppe di Assad.

L'Unicef intanto ha confermato di aver riscontrato casi di gravissima malnutrizione di civili a Madaya, dopo che le organizzazioni umanitarie sono entrate in città lunedì con viveri e vestiario, e un'altro convoglio è arrivato giovedì.

Su 25 bambini sotto i 5 anni visitati dai medici dell'Organizzazione dell'Onu a difesa dell'infanzia, 22 sono risultati affetti da sintomi di malnutrizione, alcuni anche grave.

In particolare, il personale Unicef è rimasto colpito dalla morte di Ali, un ragazzo di 16 anni, "morto davanti ai nostri occhi".

Siria, Madaya

12 gennaio 2016

Lunedì 11 gennaio sono arrivati a Madaya i camion con gli aiuti - viveri e vestiti - portati dalle organizzazioni umanitarie per la popolazione che rischia di morire di fame.
L'emergenza però è tutt'altro che finita.

Stephen O’Brien, Sottosegretario Onu per gli affari umanitari (@UNReliefChief) martedì ha ribadito ribadito che la situazione a Madaya è molto grave e che è necessario fare arrivare subito ambulanze per evacuare almeno 400 persone bisognose di urgenti cure mediche.
Persone con complicazioni mediche, gravi situazioni di malnutrizione che comportano ormai il rischio della vita. Serve dunque che le forze fedeli al governo di Assad consentano il passaggio degli automezzi medici.

L'Osservatorio nazionale siriano per i diritti umani sostiene però che almeno 300 civili bisognosi di cure urgenti siano stati evacuati da Madaya.

Lunedì i camion con i soccorsi sono stati fatti entrare anche a Fua e Kefraya, due villaggi circondati invece dai ribelli anti Assad.

L'assedio di Madaya è cominciato in luglio e fino a quello di ieri un solo convoglio di cibo e vestiti era stato lasciato passare, in ottobre.

8 gennio 2016

Gli oltre 40mila civili intrappolati da mesi a Madaya, località a ovest di Damasco circondata dalle milizie sciite di Hezbollah, continuano a patire la fame e il freddo, mentre l'Onu annuncia di aver ottenuto dal governo siriano l'assicurazione che un convoglio umanitario potrà raggiungere l'area sottoposta a un assedio medievale da parte del regime siriano sostenuto da Russia e Iran.

Ok da Damasco per il transito degli aiuti
Melissa Fleming, portavoce dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), ha detto che il governo siriano si è impegnato a "permettere alle organizzazioni umanitarie di raggiungere Madaya, dove è previsto l'arrivo dei primi aiuti nei prossimi giorni".

Damasco non ha finora confermato né smentito. Da giorni circolavano in rete e sui media video e immagini shock - la cui autenticità non era sempre verificabile in maniera indipendente - di bambini e anziani denutriti, colpiti da malattie e disagi dovuti alla mancanza di cibo e medicinali.

Secondo fonti mediche locali, nelle ultime settimane 20 persone sono morte di stenti nella città situata sulle montagne che separano il Libano dalla Siria.

Quattrocentomila intrappolati negli assedi
"Almeno 42mila persone rimangono a Madaya e sono a rischio di inedia", ha affermato Yaqoub al Hillo, il più alto rappresentante Onu presso il governo siriano. Hillo ha ricordato che i 40mila di Madaya sono solo un decimo dei 400mila da tempo intrappolati in località sotto assedio in diverse zone della Siria.

La maggior parte delle aree sono circondate da truppe governative o dalle milizie locali o straniere alleate a Damasco.

In altri casi, come a Dayr az Zor nell'est del Paese, l'Isis assedia sobborghi controllati dalle truppe del regime.

Nel caso di Fuaa e Kafraya, nel nord-ovest del Paese, miliziani delle opposizioni e loro alleati qaidisti assediano le due località a maggioranza sciita e difese anche dagli Hezbollah.

Proprio il destino dei 30mila civili assediati a Fuaa e Kafraya è legato ai 40mila di Madaya.

I combattenti di Zabadani
Qui rimangono asserragliati gli ultimi combattenti di Zabadani, il principale centro urbano che nel 2012 si era rivoltato contro il regime e che costituiva una minaccia ai lealisti.

Dopo l'assedio e la conseguente distruzione quasi completa di Zabadani da parte di Hezbollah l'estate scorsa, i resistenti locali erano stati lasciati fuggire a Madaya.

L'accordo per l'evacuazione di Zabadani prevedeva anche la messa in salvo dei civili di Fuaa e Kafraya. Ma l'avvio della campagna aerea russa dal 30 settembre ha rallentato l'applicazione dei punti della tregua e, di fatto le due cittadine sciite sono rimaste sotto assedio.

L'arma di Hezbollah e di Damasco
Da qui, la decisione di Hezbollah e di Damasco di affamare letteralmente Madaya per premere sulle opposizioni.

Madaya è da giorni sotto una coltre di neve. In città manca il combustibile per riscaldare le case. Mancano anche latte, riso, farina. Ad approfittarne sono i contrabbandieri che al mercato nero vendono i beni di prima necessità a prezzi esorbitanti: un chilo di farina e' a 90 euro, un litro di latte a 25, un chilo di riso a 80.

Come già successo nei sobborghi di Damasco assediati dal regime, nel campo palestinese di Yarmuk o nella cittaà vecchia di Homs per oltre due anni circondati dai governativi, a Madaya si registrano casi di famiglie costrette a mangiare foglie degli alberi, a cibarsi dei pochi gatti rimasti in città. "Speriamo di arrivare prima che altre persone muoiano di fame", ha affermato oggi Melissa Fleming dell'Unhcr.
(Ansa)

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