Esteri

Guerra in Siria, ecco le forze occidentali pronte all'intervento

Le unità navali Usa già nel Mediterraneo, la portaerei Truman, i ricognitori partiti da Sigonella. E poi i mezzi francesi e britannici. L'incognita delle pressioni di Putin sull'Italia

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Eleonora Lorusso

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Le forze occidentali hanno iniziato a muoversi, per prepararsi all'eventualità di un intervento in Siria, all'indomani dell'attacco a Douma nel quale sarebbero state usate armi chimiche e in particolare cloro.
La prima a spostarsi è stata la nave cacciatorpediniere D. Cook della Us Navy, già nel Mediterraneo insieme ad altre unità statunitensi, che si è avvicinata alle coste della Siria ed è dotata di missili da crociera. Poi l'annuncio della partenza della portaerei Truman da Norfolk in Virginia. Intanto si sono posizionate navi francesi, tra le quali la fregata Aquitaine, mentre il premier britannico Theresa May ha ordinato la movimentazione di sottomarini.

Con l'allarme rosso, lanciato dall'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa), sul rischio di possibile presenza militare (e di missili) nei cieli sopra il Mediterraneo, anche il comparto aereo è mobilitato per un attacco in Siria.

"L'Italia supporta gli alleati, ma non è direttamente coinvolta" hanno fatto sapere fonti del governo Gentiloni. Dalla base di Sigonella, in Sicilia, sono partiti aerei della Us Navy, come riferito dall'account Twitter ItaMiRadar, che monitora il traffico aereo militare sui cieli italiani e nella zona attigua. Anche ad Aviano, in Friuli, sono presenti cacciabombardieri F16 statunitensi, già impiegati in passato in conflitti come quelli nella ex Jugoslavia.

Non a caso il presidente russo Vladimir Putin avrebbe fatto indirettamente pressioni su Roma perché non autorizzi l'uso di basi italiane a fini bellici in Siria, mentre rappresentanti dell'ambasciata americana a Roma si sono recati a palazzo Chigi. A non entrare in gioco, invece, è la Germania della cancelliera Merkel.

Ecco, dunque, su quali mezzi e basi può contare la coalizione occidentale per raid in Siria.

I mezzi Usa

Gli Stati Uniti possono contare su diverse unità navali già presenti nel Mediterraneo. Come riportato dal quotidiano turco Hurriyet, la prima a spostarsi è stata la nave Donald Cook, che si è avvicinata alle coste siriane a 100 km dal porto di Tartus, dove si trova una base della marina militare russa.

Viene data per probabile anche la presenza nell'area di due sommergibili statunitensi, in grado di lanciare ordigni per colpire basi terresti o porti.
Con l'arrivo della portaerei Truman, partita da Norfolk (Virginia), gli Usa possono quindi contare su una delle imbarcazioni più grandi al mondo, dotata al proprio interno di 2 reattori nucleari, in grado di dare energia a una città di medie dimensioni. Trasporta armi atomiche tattiche e altri armamenti, oltre a caccia F/A-18 Super Hornet, cacciabombardieri F/A-18 Hornet, aerei da guerra elettronica EA-6 Prowler, aviocisterne, aerei antisommergibili S3 Viking, aerei radar E-2 Hawkeye e da trasporto C-2 Greyhound.

I pattugliamenti aerei statunitensi, invece, nelle ultime ore si sono intensificati: ricognitori sono partiti dalla base di Sigonella, in Sicilia, da quelle di Creta (dove viene svolta azione di "sorveglianza elettronica") e Konia (Turchia).

Per mettere a punto un piano di attacco, il Pentagono ha inoltre valutato i "dati dell'intelligence" aggiornati, come confermato dal segretario alla Difesa americano, James Mattis, che ha annullato tutti i suoi imminenti appuntamenti istituzionali.

Gran Bretagna e Francia

Il presidente francese, Macron, da subito molto attivo sul fronte di un possibile attacco, ha chiesto al capo di Stato Maggiore, François Lecointre, di preparare possibili piani di guerra che prevedano raid aerei. La Francia può contare su basi in Giordania ed Emirati Arabi Uniti, oltre a quelle sul suolo francese e alla possibilità di usare i mezzi navali.

Parigi dispone di una fregata pronta a entrare in azione nel Mediterraneo, la Aquitaine, che si trova nel settore di mare davanti alla Siria e dispone di missili Cruise Scalp, oltre ad altre unità minori.

La Gran Bretagna è presente invece soprattutto a Cipro, dove conta su diverse basi e un'importante stazione di ascolto sul monte Trodos. Sempre a Cipro Londra può contare sulla presenza di diversi caccia, pronti a entrare in azione.  Il premier, Theresa May, ha disposto la mobilitazione di un paio di sottomarini e ha presieduto una riunione del Consiglio di Sicurezza nazionale che ha dato il via libera al coordinamento militare con Francia e Usa.

Siria forze occidentali

Contingenti russi a Douma, mentre si prepara un possibile attacco da parte delle forze occidentali contro il regime di Assad in Siria - 13 aprile 2018 – Credits: YOUSSEF KARWASHAN/AFP/Getty Images

Le navi e gli aerei russi

Anche la Russia è presente in Siria, con proprie basi e uomini inviati per sostenere il regime di Assad nella lotta all'Isis. Le foto postate su Twitter dalla compagnia israeliana ImagSat International hanno confermato lo spostamento di tutte le navi militari che si trovavano nel porto siriano di Tartus, facendole uscire in mare aperto, per un duplice motivo: evitare che siano facile bersaglio di un attacco aereo e renderle immediatamente "operative". Sono una quindicina i "vascelli" russi nelle acque antistanti la Siria, già coinvolti in nuove esercitazioni. Il ministro della Difesa russo ha poi confermato attività addestrativa con lancio di missili nel Mediterraneo orientale.

A livello aereo, il vice presidente del Comitato per il Consiglio di Difesa e Sicurezza della Federazione russa, Alexei Kondratiev, ha confermato che Mosca fa affidamento su sistemi di difesa aerea S-400, S-300 e Pantsir in caso di attacco missilistico statunitense e di una coalizione occidentale.

Il Cremlino può offrire anche un'ulteriore protezione alle proprie forze e a quelle dell'alleato siriano con il sistema di lancio missilistico Scud (ampiamente usato in Iraq) che rafforza la difesa soprattutto nelle zone a controllo curdo o nell'area sud di Al Tanf, entrambe con presenza americana.

La vigilanza dei cieli è affidata anche ad aerei Il-38 di pattugliamento marittimo e lotta anti-sommergibile, già inviati a questo scopo davanti alle coste siriane.

Secondo il politologo Fyodor Lukyanov, inoltre, Mosca potrebbe rafforzare (o l'avrebbe già fatto) i propri contingenti sia nella base navale di Tartus, che nell' aerodromo di Hmeymim.

Putin e le pressioni sull'Italia

Quella di Sigonella è una base strategica per gli Stati Uniti e la Nato. Per questo il presidente Putin avrebbe esercitato pressioni su Roma perché non permetta che dalle basi in Italia partano raid contro il regime siriano. L'occasione sarebbe stata la cerimonia a Mosca per la consegna delle credenziali ai nuovi ambasciatori in Russia, tra i quali l'italiano Pasquale Quito Terracciano. Il capo del Cremlino avrebbe definito il nostro Paese un "partner chiave", con il quale, in caso di attacco contro Damasco, i rapporti potrebbero incrinarsi.

Nello stesso tempo è apparsa come più che una coincidenza la visita a Palazzo Chigi di Kelly Dignan, la numero due dell'Ambasciata Usa a Roma. Secondo alcuni media avrebbe incontrato il consigliere diplomatico del premier, per sondare la disponibilità a concedere le basi italiane come punto di partenza di possibili attacchi in Siria.

Al momento gli Usa possono condurre attività addestrative di routine senza alcun tipo di autorizzazione, in base agli accordi bilaterali in vigore da oltre 50 anni. Il via libera italiano, invece, (da Governo, Difesa o Parlamento) diventa necessario in caso di assetti con "configurazioni particolari", come fanno sapere fonti militari italiane, ovvero possibili missioni offensive in Siria.

I decolli da Sigonella

I velivoli militari statunitensi che per primi sono decollati, a poche ore dal ventilato attacco in Siria da parte del presidente Trump, fanno parte del dispositivo di pattugliamento per missioni di ricognizione, sorveglianza e antisom (anti sommergibili).

Proprio di pattugliamento si è trattato nel caso dei primi due aerei americani: uno, un Boing P-8A Poseidon statunitense, per sorvolare la zona attigua alla base militare russa nel porto siriano di Latakia; l'altro, un Awacs (acronimo del Boing E-3 Airbone Early Warning and Control della Nato) per controllare la zona est al confine tra Turchia e Siria.

Non si tratta delle prime missioni del genere che sono svolte a Sigonella dove, oltre al 41° Stormo Antisom e l'11° Reparto Manutenzione Velivoli dell'Aeronautica Italiana, è ospitato il Naval Air Station Sigonella (NAS). Tra i velivoli statunitensi ci sono droni e aerei-spia come gli UAV Reaper e i Global Hawk, insieme ad aerei da trasporto dell'USAF, da rifornimento in volo e aerei-spia U-2. Non è un caso che tra gli ultimi movimenti rilevati ci sia stato anche quello di tre aerocisterne Boing Kc-135 Stratotanker, arrivate dalla Gran Bretagna ed entrate nello spazio aereo italiano a Torino.

Dal 2016, poi, è stato messo a punto il Joint Tactical Ground Station (JTAGS), ovvero una stazione di ricezione e trasmissione satellitare in grado di intercettare in anticipo il lancio di missili balistici, anche con testate nucleari, chimiche e biologiche. Si tratta di una sorta di scudo che rileva e potenzialmente neutralizza eventuali lanci in uno spazio compreso tra 300 e 3.500 km di distanza.

Sigonella rappresenta la seconda base militare per traffico aereo in Europa. A poca distanza dalla base si trova anche Niscemi, dove gi Stati Uniti hanno sviluppato il potente sistema di comunicazioni satellitari MUOS.

Le altre basi italiane: Aviano e Ghedi

Ad Aviano, in Friuli, ha sede invece il 31st Fighter Wing dell'aeronautica statunitense, che fa parte della United States Air Force in Europe ed è composto da due Squadroni (51st e 55th), che dispongono entrambi di cacciabombardieri F16. La missione principale è quella di effettuare addestramento e condurre operazioni in zona, sia in ambito NATO che su indicazioni nazionali. In passato Aviano è risultata fondamentale per missioni di attacco, con bombardamenti ad esempio sulla ex Jugoslavia e in Libia nel 2011.

A creare polemiche in passato è stata le presenza di armi atomiche. Secondo il Natural Resources Defence Council, ve ne sarebbero state stoccate, sotto custodia statunitense, 50 del tipo B61-4, poi ridotte di recente a 25-35.

Anche a Ghedi (Brescia) sarebbero custoditi nei bunker sotto controllo statunitense 20 ordini nucleari, come testimoniato dalla Federation of American Scientists.

Gli obiettivi dei raid

Le forze occidentali possono colpire la Siria in punti nevralgici come la base T-4, quella già oggetto del raid israeliano dopo l'attacco a Douma delle forze siriane, dove si trova un nutrito contingente iraniano. A Doumayr, invece, si trovano gli elicotteri che avrebbe condotto l'offensiva con l'uso di armi chimiche nella Ghouta. Anche l'aerodromo di Humaymim, nel nord ovest, è un possibile bersaglio e qui si trovano forze russe. Altri target sono rappresentati dalle vie di comunicazione, le piste aeree per impedire decolli, o sedi istituzionali come il ministero della Difesa.

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