Siria, il fronte jihadista avanza verso Latakia

Damasco perde il controllo dell’intera provincia di Idlib. A rischio adesso la città portuale dove si concentra la minoranza alawita

Libia: fonti, Isis rivendica autobombe ad Al Qubah

Fermo immagine relativo alle autobombe ad Al Qubah tratte da Network Isis

Per Lookout news

In Siria il regime di Damasco continua a perdere terreno. Il 25 aprile 2015 una coalizione di forze islamiste formata da Jabhat Al Nusra, Ahrar al-Sham e Jund al-Aqsa, ha preso il controllo della città nord-occidentale di Jisr al-Shughur. Il fronte jihadista ha fatto irruzione nella base militare di Qarmeed prendendo possesso di ingenti quantitativi di armi leggere e munizioni e di decine di lanciarazzi.

 Con questa sconfitta l’esercito di Assad perde di fatto l’intera provincia di Idlib, la seconda a cadere nelle mani degli islamisti dopo Raqqa, il cui capoluogo ormai da mesi è stato proclamato capitale dello Stato Islamico in Siria. L’assalto a Jisr al-Shughur era iniziato nella giornata di giovedì 23 aprile. Secondo le ultime testimonianze, raccolte dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, nei combattimenti sarebbero caduti almeno 60 militari dell’esercito regolare. Jisr al-Shughur era sotto il controllo del governo siriano fin dalle prime fasi del conflitto iniziato nel 2011. Respinto da Jisr al-Shughur, nelle ultime 24 ore l’esercito di Damasco ha bombardato questa e altre aree. Solo nella città di Darkoush, a nord ovest di Idlib, i morti causati dai raid aerei sarebbero almeno 50.

Damasco perde il controllo della via di collegamento che unisce Aleppo e Hama a Latakia

 

La resa di Jisr al-Shughur evidenzia lo stato di debolezza delle forze di Damasco, che invano in questi ultimi mesi hanno cercato di mantenere il controllo della principale via di collegamento che unisce l’area di Aleppo e Hama alla città portuale di Latakia. E proprio a Latakia, dove si concentra il nucleo della minoranza alawita a cui appartiene la famiglia di Assad, potrebbero adesso concentrarsi le prossime offensive islamiste. A rischio anche la base militare di Mastouma, al confine con la Turchia. Si combatte anche a Qaryatayn, a est di Homs, dove lo Stato Islamico si starebbe scontrando con altri gruppi jihadisti.

Blitz delle forze israeliane
Spettatore interessato della guerra in Siria è l’esercito israeliano. Nella giornata di ieri, domenica 26 aprile, i militari dell’IDF (Israel Defense Forces) hanno ucciso quattro miliziani filo-iraniani che stavano tentando di varcare la frontiera sul Golan nei pressi del villaggio druso di Majdal Shams per posizionare un ordigno e colpire un convoglio militare israeliano.

 La reazione di Israele è stata immediata. Questa notte raid aerei hanno colpito obiettivi di Hezbollah in Siria sulle montagne di Qalamoun, vicino al confine con il Libano causando secondo i media libanesi almeno 30 tra morti e feriti. “Il conflitto a bassa tensione Israele-Hezbollah – spiega Maurizio Molinari su La Stampa – si sposta dal Libano del Sud alle Alture del Golan. Gli esperti militari israeliani discutono la possibilità di un attacco preventivo massiccio contro Hezbollah per eliminare i suoi depositi di missili, tanto il Libano che in Siria”.

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