È durata poco più di quattro mesi la fuga di Salah Abdeslam, il 26enne kamikaze mancato e la presunta mente delle stragi di Parigi del 13 novembre 2015.

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In questo periodo gli hanno dato la caccia polizie e 007 di tutta Europa ma le sue tracce si erano perse all'indomani degli attacchi. La sua latitanza è rimasta avvolta nel mistero, così come i motivi che lo spinsero a non immolarsi nella capitale francese. Nato a Bruxelles il 15 settembre 1989 da immigrati marocchini di nazionalità francese, Salah doveva essere l'ottavo attentatore suicida negli attacchi di Parigi che fecero 130 morti e 368 feriti ma era fuggito senza azionare la cintura esplosiva, ritrovata in un cassonetto del 18mo arrondissement.

Il fratello Brahim si fece esplodere in un bar. Secondo quanto ricostruito dalla polizia belga, a settembre aveva attraversato l'Europa con un'auto a noleggio per raccogliere gli altri membri del commando.

Dopo le stragi fu ricercato dalla autorità francesi e belghe a Molenbeek, alle porte di Bruxelles, ma avrebbe trovato appoggio insieme ad altri complici in una abitazione del comune di Schaerbeek dal 14 novembre al 4 dicembre. Salah era arrivato nell'appartamento all'indomani degli attacchi a bordo di un'auto guidata dal suo amico di infanzia Ali Oulkadi, già arrestato. Il 4 dicembre era fuggito per evitare di essere catturato durante due perquisizioni della polizia nel comune a nord-ovest della capitale belga. In un primo momento si era pensato che fosse fuggito in Siria, ipotesi poi esclusa dai servizi segreti. (Agi)

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