Esteri

Russiagate: se Steve Bannon diventa testimone chiave

L'ex Chief Strategist di Trump chiamato a testimoniare da Mueller - al quale risponderà - e dal Comitato della Camera al quale per ora non ha detto nulla

Donald Trump Steve Bannon

Luigi Gavazzi

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Qualche aggiornamento sul Russiagate e i personaggi implicati.

Nei titoli di questi giorni c’è ancora Steve Bannon, ex Chief Strategist di Donald Trump presidente (allontanato in agosto di quest’anno) e regista della sua campagna elettorale nei mesi decisivi verso le elezioni del 2016.

Bannon è stato convocato a testimoniare dallo Special Counsel Robert Mueller che indaga sul Russiagate. E in queste ore ha fatto sapere, in via ufficiosa, attraverso alcune fonti che gli sono moto vicine, di essere ben disposto a cooperare.

Le stesse fonti pare abbiano anche sottolineato che Trump e la Casa Bianca non hanno nulla in contrario alla testimonianza di Bannon. Da notare che Mueller ha convocato Bannon a testimoniare davanti a un grand jury.

La prima volta che lo special counsel passa da un organo speciale giudiziario come questo per le sue indagini.

D’altra parte, in queste stesse ore si è saputo che Bannon aveva rifiutato di parlare all’House Intelligence Committee, il comitato della Camera dei Rappresentanti che sta indagando sulle questioni dell’interferenza russa nelle elezioni del 2016. Ai membri del comitato però, il rifiuto di Bannon non è piaciuto, lo hanno convocato con un subpoena - che lo obbliga a intervenire alla convocazione - ma, su richesta delgi avvocati della Casa Bianca, non ha risposto alle domande del Comitato.

Il punto, sottolinea Axios, è che sarà difficile per Bannon continuare a negare al House Intelligence Committee quel che si appresta a raccontare a Mueller.

Bannon è stato coinvolto direttamente nelle indagini sul Russiagate per via del libro Fire and Fury di Michael Wolff e delle dichiarazioni attribuite a Bannon in esse contenute. In particolare, Bannon ha raccontato di un incontro fra il figlio di Trump, Donald jr, Jared Kushner (che di Trump è il genero) e il manager della campagna di Trump Paul Manafort. Bannon, scrive Wolff, ha definito quell'incontro un "tradimento", un "atto non patriottico", e "merda cattiva".

Vediamo come va avanti la faccenda.

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