Da Diana al Royal baby. La monarchia rinasce

Dal fango alle stelle. Quando nel 1997 morì Lady D. Buckingham Palace toccò il fondo del suo indice di gradimento. Ma grazie a una poderosa strategia di comunicazione la regina è riuscita a tornare nel cuore dei suoi sudditi

Foto di gruppo. I reali britannici, sorridenti, assistono a una parata militare a Londra (Credits: Chris Jackson/Getty Images)

Anna Mazzone

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Quando il 31 agosto del 1997 Diana Spencer muore con il suo compagno Dodi al Fayed nel tunnel dell'Alma a Parigi, in molti credono che con la Principessa del popolo (come l'aveva definita Tony Blair) sia morta anche la monarchia britannica. Mai la regina Elisabetta II durante un regno durato sei lunghi decenni è stata così detestata dai suoi sudditi e dal resto del mondo.

Ma gli avvoltoi si sono dovuti ricredere. A distanza di sedici anni gli occhi di tutto il pianeta sono puntati sul St Mary's Hospital di Londra, dove Kate Middleton, Duchessa di Cambridge e moglie di William, partorirà l'erede al trono d'Inghilterra. Mai come oggi la monarchia britannica è forte e tiene saldamente in testa la corona.

Merito di una strategia di comunicazione impeccabile, che anno dopo anno la regina ha messo a punto, fino al capolavoro di queste ore: la nascita di un maschietto o di una femminuccia (il sesso è irrilevante ai fini della linea di successione) che erediterà il Regno.

In pochi ci avrebbero scommesso. Quando nel 1997, a un anno dal divorzio tormentato dal principe Carlo e a pochi mesi dall'elezione del giovane e rampante laburista Tony Blair al numero 10 di Downing Street, Lady D. perde la vita a Parigi, molti affibbiano alla Regina il nomignolo di Elizabeth the Last, l'ultima regina della Gran Bretagna.

Un'onda di rabbia e di critiche travolge Buckingham Palace. La regina e suo marito Filippo vennero accusati di freddezza (nella migliore delle ipotesi) nei confronti della scomparsa della Principessa del Galles, proprio mentre tutto il mondo piange la sua morte. 

E ancora. La casa reale è accusata di avere orchestrato il tragico incidente nel tunnel dell'Alma per liberarsi di una ex scomoda, e per giunta legata a un musulmano. Molti esprimono il sospetto che Diana fosse incinta e il futuro re d'Inghilterra, William, non avrebbe certo potuto permettersi un fratello o una sorella di fede islamica.

Illazioni, voci, visioni complottistiche. Elisabetta II è messa all'angolo. La sua sobrietà e la sua serietà si sono sbriciolate sotto i fendenti di Diana; prima quelli in vita, con i suoi tanti amanti e le sue crisi emotive puntualmente raccontate ai tabloid più gossippari, e poi in morte.

Ma la Regina è una tipa tosta. Da bambina assiste all'annuncio di suo padre, re Giorgio, che dichiara l'entrata in guerra della Gran Bretagna per sconfiggere le truppe nazi-fasciste. Difficile se non impossibile che la spaventi una ragazza come Diana.

Ma le dure regole della comunicazione gettano su di lei una quantità di fango inimmaginabile e così anche un film mediocre, La lettera scarlatta , co-prodotto da Dodi al Fayed nel 1995, assurge a metafora della situazione a corte e della feroce intransigenza della regina.

Eppure, a Elisabetta Lady D. era simpatica. Solo, la regina non ha mai mostrato un atteggiamento alla volemosebene. Non è mai stato nelle sue corde e nel suo stile, né lo sarà mai. I suoi detrattori nel 1997 le imputano proprio questo: il non essersi sufficientemente strappata le vesti di fronte al mondo intero per la morte prematura della sua ex nuora.

Ma lei non si scompone. Il suo piano è chiaro: non potendo più contare sull'immagine di Carlo, marito cornuto sì, ma anche fedifrago, decide di tenere d'occhio i due nipotini: William ed Henry. Ed è proprio William che le dà le maggiori soddisfazioni. Serio e riflessivo, il ragazzo non sembra incline ad essere stritolato nel tritacarne della vita mondana e dei pettegolezzi del Regno, a differenza di suo fratello minore. E lei, Elisabetta, punta tutto su di lui, come un'abile scommettitrice.

Non sbaglia. Nel 2011 il matrimonio tra William e Kate Middleton, bella e riservata ragazza dalle origini semplici (una nuova Principessa del Popolo?), diventa un fenomeno mediatico. Il mondo intero assiste al loro sì, proprio come era successo con Carlo e Diana. Sono passati cinque anni da un altro film, The Queen , che ha sbancato i botteghini e che racconta il dietro le quinte della morte di Lady D., restituendo alla regina la sua dignità e il suo dolore, vissuto in modo silenzioso e non gridato.

La monarchia torna nei cuori dei cittadini britannici e lo fa in pompa magna ed Elisabetta II non commette lo stesso errore fatto con Diana e si scaglia lancia e resta contro i paparazzi che immortalano Kate in topless su una spiaggia. 

Arriva poi il 2012, e la regina taglia la torta del suo 60esimo anno sul trono. Il Giubileo si consuma a pochi giorni dalle Olimpiadi che si celebrano a Londra. E qui scatta un altro colpaccio: Elisabetta II si trasforma in Bond-girl e, durante la cerimonia di apertura dei giochi olimpici, si presta a un delizioso siparietto con Daniel Craig nei panni di 007, l'agente segreto più famoso del mondo. E' l'apoteosi, anche se il meglio deve ancora venire.

Quando Kate e William annunciano di aspettare un bimbo il Regno esplode. Pochi mesi prima è stata votata una legge che cambia il diritto di successione alla corona, allargandolo anche alle prime figlie, nonostante l'eventuale presenza di un fratellino più piccolo.

La regina ci è riuscita. Lavorando in silenzio e assestando i giusti colpi mediatici, facendosi scivolare addosso i gossip e le gaffes della sua numerosa famiglia, è riuscita a tornare nel cuore dei britannici e a restituire a Buckingham Palace quell'afflato umano che mancava da troppo tempo.

Ma non è casuale, perché se fosse stato per suo marito Filippo e per i suoi figli, da Carlo in giù, probabilmente la storia dei reali britannici si sarebbe estinta nel fango dei tabloid. Invece non è andata così. Altro che Bond-girl! Oggi più che mai a Londra si grida God save the Queen, e Diana è un lontano (seppur tenace) ricordo.

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