Esteri

Rom e Sinti: una situazione critica in tutta Europa

Nell'Ue sono più di 10 milioni, ma nonostante i fondi di Bruxelles l'integrazione ancora non c'è. Spagna e Danimarca danno il buon esempio

Rom in Italia

Anna Mazzone

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La sparata di Matteo Salvini nella Giornata internazionale dei rom e dei sinti ha riaperto in Italia l'annoso dibattito sui campi nomadi. C'è chi, come il leader leghista, li vorrebbe "radere al suolo", e chi, invece, punta il dito sulla pessima gestione della situazione delle due minoranze, ghettizzate in bidonville lontane dal centro delle città e tenute ai margini della società.

Per parte loro, tanti appartenenti all'etnia rom arrecano un grave danno di immagine alla comunità lungo la strada dell'integrazine, rendendosi protagonisti di quotidiani atti criminali. Così la rabbia esplode e nel mirino dell'opinione pubblica si tende a fare di tutta l'erba un fascio, senza saper distinguere dove arrivano le responsabilità dello Stato italiano e dove iniziano quelle dei rom.

Ma come vengono gestiti i nomadi in Europa? Esistono negli altri Paesi dell'Unione dei "campi" per rom e sinti?. E qual è la reale situazione in Italia?. Se andiamo a guardare le cifre, ci rendiamo conto che nel nostro Paese la realtà è molto diversa da come viene spesso dipinta.

In Italia ci sono circa 180.000 persone di origine rom e sinti. Di questi, il 50% hanno nazionalità italiana e 4 su 5 vivono in regolari abitazioni, lavorano e studiano esattamente come gli altri cittadini italiani o stranieri nel nostro Paese. La piaga dei campi nomadi interessa 40.000 persone. Insomma, 1 rom su 5 vive in un campo. E già questo ridimensiona l'entità del fenomeno. Campi che non dovrebbero esserci, dal momento che più volte la comunità europea si è espressa in tal senso, promuovendo iniziative per l'integrazione delle etnie, che vivono sparpagliate un po' in tutta Europa.

Nell'Unione europea vivono più di 10-12 milioni di rom. Decine di migliaia sono scappati dai Paesi dell'Est per motivi di povertà e discriminazione. Ma, secondo un allarme lanciato dal tedesco Der Spiegel, finora l'Europa ha completamente fallito nell'aiutarli e nell'integrarli, nonostante gli ingenti fondi destinati a questo scopo. Basti pensare che per gli anni dal 2014 al 2020 Bruxelles ha stanziato 343 miliardi di euro a tutti gli Stati membri per investire in "capitale umano" e coesione sociale. I Paesi membri possono decidere in base alle loro necessità quale quota destinare per l'integrazione delle comunità rom e sinti. Vediamo la situazione Paese per Paese.

Spagna

La Spagna è il Paese europeo che registra la più alta presenza di rom e sinti, sono circa 750.000, l'1.6% della popolazione. E Madrid rappresenta anche un modello per gli altri Paesi dell'Ue: non ci sono campi nomadi e il processo di integrazione tra popolazione locale e minoranze etniche è molto avanzato, anche se continuano a esserci delle criticità, soprattutto nel settore dell'istruzione, che vede i bambini rom andare in massa all'asilo e alle elementari e poi scomparire per tutto il restante arco scolastico. Nel campo della sanità la Spagna si distingue come esempio positivo. Il ruolo chiave è svolto dai "mediatori sanitari", che lavorano per migliorare l'accesso e le condizioni sanitarie dei rom di Spagna. Viene chiamato "modello Navarra", dal nome della provincia che per prima ha fatto passi in tal senso diversi anni fa. All'interno del programma per il fondo sociale europeo (ESF) per la lotta alla discriminazione, la Fondazione Secretariato Gitano gioca in Spagna un ruolo chiave per l'integrazione sociale e lavorativa delle comunità rom e sinti. 

Francia

In Francia vivono circa 400.000 rom. A gennaio del 2013 il governo si è impegnato per risolvere le diseguaglianze tra le comunità in campo sanitario, riducendo le barriere finanziarie per avere accesso al sistema sanitario nazionale. In campo lavorativo la città modello di integrazione rom è Lione. Qui il progetto Andatu ha mobilitato forze locali, civili e nazionali, coinvolgendo anche l'Ue e utilizzando fondi erogati dalla Commissione per migliorare l'accesso al lavoro per rom e sinti e l'accesso alle case pubbliche. In più, vengono offerti gratuitamente corsi di lingua francese, periodi di training professionale e supporto piscologico per l'inserimento. Il Fondo sociale europeo ha lanciato il programma di Lione finanziandolo con 350.000 euro, ma si prevede che la cifra salirà a 1.2 milioni di euro quest'anno.

Danimarca e Svezia

Secondo il rapporto del Fondo sociale europeo 2014, Danimarca e Svezia sono dei modelli per l'integrazione di rom e sinti nel campo dell'istruzione. In Danimarca il progetto Hold on tight Caravan, finanziato dal ministero per l'Educazione, promuove l'integrazione dei giovani appartenenti a minoranze etniche e il loro inserimento nel mondo del lavoro. Il progetto è partito nel 2009 e l'Europa ha contribuito con 3.214.000 milioni fino al 2013. Oggi in Danimarca un numero sempre più alto di studenti rom e sinti ha accesso alle università e al servizio pubblico di scuola superiore. In Svezia l'associazione per l'educazione in età adulta con sede a Goteborg offre borse di studio e supporto finanziario ai rom che non sono riusciti ad andare a scuola.

Germania

In Germania vivono circa 120.000 rom. Il Paese è preso a modello per l'integrazione "abitativa" delle comunità rom e sinti. Secondo l'ultimo rapporto del Fondo sociale europeo a Berlino il progetto Task Force Okerstraße garantisce che rom e sinti vengano accettati dai loro vicini e pienamente integrati nella comunità, a cominciare dal quartiere dove trovano casa. Alle famiglie rom di Germania viene assicurato supporto legale nel rapportarsi con le autorità e vengono incoraggiate diverse attività sociali che coinvolgono i bambini.

Repubblica Ceca e Slovacchia

Qui vivono circa 700.000 rom e sinti, principalmente in Slovacchia dove la popolazione delle due minoranze etniche raggiunge il 9%. La Repubblica Ceca rappresenta un modello di integrazione dal punto di vista medico-sanitario. Ai dottori cechi vengono tenuti dei corsi base per relazionarsi nel modo più appropriato con le minoranze, con un occhio alla loro cultura e alle loro conoscenze in campo medico. Mentre la Slovacchia ha appena approvato un emendamento alla sua legge anti-discriminazione con il quale vengono introdotte misure specifiche per ridurre le diseguaglianze che colpiscono le comunità rom e sinti, puntando a migliorare la loro condizione nel campo del lavoro, dell'istruzione, della sanità e del sistema pensionistico, oltre a permettere loro libero accesso a beni e servizi in tutto il Paese.

Gran Bretagna

Nel Regno Unito ci sono circa 250.000 rom e sinti, che potrebbero essere espulsi o perdere i benefici sociali di cui godono qualora entrasse pienamente in vigore la legge voluta dal premier David Cameron per limitare garanzie (e accesso) ai cittadini europei che si trasferiscono in Gran Bretagna. Qui la situazione e l'opinione pubblica sono simili a quelle italiane. I gruppi che si occupano di diritti umani e civili hanno lanciato l'allarme sui pregiudizi anti-rom nel regno Unito dopo una serie di rapimenti di bambini che ha sconvolto il Paese.



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