Regeni, le indagini alla Procura generale egiziana

Incontro all'insegna della cooperazione tra il procuratore di Roma e il collega del Cairo. Un testimone: "Vidi Giulio litigare con uno straniero"

Giulio-Regeni

Un momento del sit-in davanti all'ambasciata egiziana per chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni, Roma, 25 febbraio 2016. – Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

"Tutte le piste restano aperte" nel caso della morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso al Cairo il 25 gennaio scorso e ritrovato cadavere il 3 febbraio nella periferia della megalopoli egiziana.

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È stato il procuratore di Giza, Ahmed Nagui, a rivelare i primi dettagli dell'incontro nella capitale egiziana tra il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, e il procuratore generale egiziano, Nabil Sadeq: i colloqui "sono stati positivi", non sono "emersi elementi negativi". Le due procure, ha assicurato Nagui, "hanno lo stesso obiettivo, quello di trovare i responsabili".

 

Scambio di informazioni

Il comunicato ufficiale recita che nell'incontro le parti "hanno scambiato importanti informazioni" e si sono dette d'accordo per "incrementare la reciproca cooperazione per definire la realta' dei fatti e arrivare a individuare i responsabili" della morte del ricercatore italiano. Il comunicato è firmato da Pignatone e Sadeq. Il magistrato egiziano, secondo quanto si è appreso, ha inoltre riconosciuto la "rettitudine" della condotta di Regeni durante la sua permanenza in Egitto dopo le equivoche ricostruzioni di stampa nei giorni successivi alla morte di Giulio.

Indagini alla Procura generale

La Procura generale egiziana ha quindi avocato a sé la titolarità piena nelle indagini, finora condotte da quelle di Giza, e a breve ci sarà a Roma un incontro tra le polizie del Cairo e quella italiana. Insomma, "più cooperazione", la stessa auspicata alla vigilia dell'incontro dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: "Si tratta di un'occasione molto importante per dare alla collaborazione sull'omicidio barbaro e tragico del nostro ricercatore un salto di qualità", aveva detto il titolare della Farnesina, convinto che finora la collaborazione offerta dal Cairo non fosse stata "sufficiente".

Un nuovo testimone

Ma ieri, nel giorno della missione egiziana di Pignatone è spuntata una nuova testimonianza: solo 24 ore prima della scomparsa, Regeni, secondo questa versione, avrebbe avuto "un'accesa discussione" con "un altro straniero" dietro la sede del consolato italiano nella capitale egiziana. Il litigio sarebbe poi degenerato in una "scazzottata". A raccontarlo a una tv locale è stato un ingegnere egiziano, Mohamed Fawzi, che ha affermato di aver assistito alla scena. "Ho visto due stranieri che litigavano e gridavano ad alta voce", uno "grosso e sportivo" che strattonava l'altro "piu' piccolo": "Ho saputo che era Giulio Regeni dopo aver visto le sue foto pubblicate e ho capito che era lui che era stato spintonato dal piu' grosso". "Non ho capito in che lingua parlassero perché mi era sconosciuta", ha aggiunto Fawzi. Il "testimone" ha affermato poi di aver notato "almeno due telecamere moderne sulla porta del consolato italiano che potrebbero aver registrato la lite".

Le voci

Questa nuova versione, emersa oltre un mese dopo il ritrovamento del cadavere di Regeni e che resta tutta da verificare, ha scatenato una ridda di ipotesi e voci: il quotidiano al Shorouk, citando fonti anonime della sicurezza, ha sostenuto che il consolato italiano "è in possesso dei video che mostrano la lite" e che la sede diplomatica "ha ordinato a tutti i ricercatori italiani e agli amici di Regeni di lasciare il Paese" dopo l'assassinio, "impedendo" così le indagini su questo fronte.

Le accuse all'Italia

Altre fonti anonime, citate questa volta dalla Associated Press, sono arrivate ad accusare l'Italia di "non aver condiviso" i filmati del litigio. Ma quella dei filmati del consolato italiano sembra l'ennesimo depistaggio: le telecamere della sede diplomatica, ha appreso l'Ansa, non sono attive dallo scorso luglio, quando un ordigno ad alto potenziale devastò l'edificio. In serata, comunque, la procura del Cairo ha ordinato di verificare tutte le videocamere attive nella zona per trovare le prove dell'eventuale "scazzottata".(ANSA). 

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