È la Germania la capitale mondiale del sesso

Viaggio a luci rosse nella Berlino della prostituzione legale e tassata dalla Stato. Mappamondo del sesso

(Ansa/Jim Lo Scalzo)

Andrea D'Addio

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Ho solo 80 euro: che possiamo fare? «Per 50 un lavoro di bocca nel parco, per 80 invece facciamo la stessa cosa, ma in un appartamento qui vicino. In entrambi i casi, hai a disposizione solo un colpo e 45 minuti». Vada per l’appartamento. «Ok, seguimi, 5 minuti e arriviamo». Oranienburger Straße, periferia nord-ovest di Berlino, sono le 8 di sera di un giovedì di fine giugno. La conversazione avviene in tedesco, ma la ragazza conosce anche qualche parola d’italiano e ne fa uso mentre ci s’incammina verso il suo studio. «Siete fra i clienti stranieri che passano di più da queste parti. Solo pochi di voi parlano tedesco o inglese, così imparare qualcosa della vostra lingua è diventato quasi necessario». Passiamo davanti a una volante della polizia che fa la guardia alla sinagoga. Tutte le prostitute di Oranienburger Straße indossano una specie di divisa: un completo in latex bianco, con stivali tacco a spillo alti 15 centimetri, che le rende riconoscibili al più ingenuo dei turisti.

I poliziotti ci guardano senza fiatare. Non potrebbero fare altrimenti. Nella Germania federale la prostituzione è legale dai tempi dell’unificazione (gli unici divieti risalgono al nazismo e poi al periodo della Ddr) e dal 1° gennaio 2002 è una professione riconosciuta anche fiscalmente. La ragazza che accompagna il cronista, con le sue tasse, contribuisce a pagare lo stipendio di quei poliziotti che in altri paesi sarebbero tenuti ad arrestarla. Arriviamo davanti a una piccola porta rossa in una strada parallela. È un ingresso diverso da quello del resto dei condomini del palazzo. Entriamo nell’appartamento, un monolocale di circa 30 metri quadrati, un letto di una piazza e mezza, comodino e armadio. Il prezzario è esposto su una parete. Tutto è pulitissimo. In bagno c’è anche una lavatrice dove saranno messe le lenzuola che dovremmo utilizzare. «Mettiti pure a tuo agio» dice la donna. «Nei tuoi 80 euro è compreso un drink, ma se vuoi che io beva qualcosa con te sono
20 euro di più». Grazie no, penso che berrò da solo... «Ricordati» spiega «che non mi puoi toccare da nessuna parte, ma se vuoi toccarmi le tette sono 150 euro in più». Va bene. «Sei sicuro che non vuoi una cosa un po’ più rilassante? Così non trovi che sia tutto un po’ troppo diretto?». Che cosa intendi? «Se vuoi, con 100 euro in più mi posso fare una doccia davanti a te». Dico: in verità speravo che la doccia te la fossi già fatta. Risponde: «Come vuoi. Ricordati comunque che facciamo tutto con il preservativo. E se vuoi che tutto questo sia solo l’inizio di un qualcosa che poi diventi qualcos’altro sono 350 euro in più».

Eccola la Germania a luci rosse: un mondo a sorpresa che quasi trasforma la nazione più evoluta d’Europa nella Thailandia del Continente. Berlino è l’unico land (è una città-regione) tedesco in cui la prostituzione è legale in quasi tutte le strade. Nel resto della Germania l’accalappiamento in strada è limitato ad alcune zone. L’alternativa, che va per la maggiore, è il bordello. In Germania ce ne sono 3.500 e le tipologie sono le più disparate. L’Artemis di Berlino è forse il più famoso locale Fkk (Freikörperkultur, cioè «cultura del corpo libero»). L’ingresso costa 80 euro e dà accesso a un resort dov’è possibile girare solo in accappatoio, attorniati da ragazze in attesa di un cenno. Sauna, piscina, cinema, cibo e drink analcolici sono compresi nel prezzo, mentre la prestazione con le donne va concordata direttamente con loro. Si parte da 60 euro per un rapporto orale. Anche in questo caso non mancano i clienti italiani (il sito del locale ha anche la versione nella nostra lingua). Sono inconfondibili: «Ti ho sentito mezz’ora fa che cercavi di approcciare il mio amico chiamandolo “amore” e adesso chiami me amore. Certo che
sei proprio una tr… Però dai, ci sto: saliamo».D’estate si organizzano anche grigliate e proiezioni dei campionati mondiali ed europei. Il relax dev’essere completo. 

Ritterstraße 11, Kreuzberg, un quartiere di Berlino sud: la scritta «Tiffany» appare tra i nomi del citofono come fosse il nome di un ufficio. Qui si paga direttamente la prestazione. Basta suonare. Nell’ascensore una scritta indica il pulsante da spingere. Apre la porta una bellissima ragazza in bikini, occhi verdi, carnagione chiarissima; non avrà più di 24anni. No, non ho prenotato online, posso lo stesso? «Sì, ma devi aspettare un attimo». La donna fa accomodare il cronista in una camera interamente ricoperta di velluto. Anche qui c’è un tariffario esposto sulla parete:da 40 a 120 euro. C’è anche una vetrina che espone vibratori, oli e altri gadget nel caso si volesse fare shopping. Passa qualche minuto. È il momento di scegliere la ragazza. Ce ne sono cinque: entrano una alla volta in camera, per farsi valutare. Il passo successivo è il tipo di stanza: c’è quella africana per predatori d’altri tempi, quella per dominatori e dominati, quella medioevale... All’uscita, una delle ragazze che poco prima si sono presentate seminude; fissa le porte dell’ascensore, in attesa che si aprano; una volta dentro, dallo zaino tira fuori un libro distoria romana. Probabilmente è una studentessa che si è appena pagata l’affitto della camera.

Al Caligula, nel quartiere occidentale di Charlottenburg, le modalità di pagamento sono diverse. Non si contratta: si entra con 100 euro alla cassa (ma i tassisti hanno diritto a uno sconto) e si può andare con quante donne si vuole fino alla chiusura del locale. È la flat-rate, che presuppone un diverso rapporto tra prostituta e gestori del bordello.Lo spiega Joanna Lesniak, assistente sociale presso la Hydra, un’associazione nata nel 1980 per dare consulenza medica e legale alle prostitute. «Quasi tutte sono libere professioniste che pagano al locale l’affitto della camera: un prezzo fisso da 6 a 10 euro, o una percentuale sulla prestazione offerta. Nel secondo caso, il 40 per cento va al locale e il resto alla ragazza, che però deve pagarci le tasse». Solo nel caso in cui il gestore del bordello trattenga più del 50 per cento si ha reato di sfruttamento. Nel 2011 i casi sono stati 32 in tutta la Germania: la legalizzazione ha abbattuto il problema dei magnaccia. Nei casi delle offerte flat-rate il bordello normalmente s’impegna ad assumere le professioniste con un regolare contratto di lavoro. «In questo caso» ricorda Joanna Lesniak «il pagamento dei contributi e dell’assicurazione sanitaria è però a loro carico». Prima del 2002 le prostitute tedesche potevano svolgere la professione, ma la loro attività era considerata immorale e non mancavano raid della polizia nei bordelli o nelle case d’appuntamento. A cambiare tutto è stata una proposta di legge dei Verdi, sostenuta dai socialdemocratici. Da allora le prostitute sono diventate libere professioniste, come avvocati, medici, ingegneri. Dalla loro dichiarazione dei redditi possono scalare l’affitto delle camere d’albergo, i taxi e ogni spesa giustificata (ma non i preservativi). Prima del 2002 alle prostitute non veniva riconosciuto alcun diritto: nessuna assicurazione medica, né pensione o sussidio di disoccupazione (che in Germania dà abbastanza da sopravvivere).

Il cancelliere Angela Merkel ha evitato più volte di affrontare il tema di una riforma, tanto che persino una proposta di legge del 2005, che avrebbe dovuto punire i clienti delle prostitute nel caso fossero costrette da qualcuno a vendersi, è stata sospesa. Con la legge attuale, i reati in Germania sono solo due: quando una prostituta per evadere le tasse non dichiara la sua professione e quando si verifica lo sfruttamento di ragazze. A fine maggio il settimanale Der Spiegel ha scritto che le cittadine che non fanno parte dell’Unione Europea non possono fare le prostitute da libere professioniste per avere il permesso di soggiorno. Per loro l’unica via è l’assunzione. Non è frequente, e anche in Germania esiste un mercato nero. «La regolarizzazione ha però significato un forte calo dell’immigrazione illegale» spiega Joanna Lesniak. «La maggiore parte delle prostitute sono comunque tedesche, donne che a volte lo fanno solo per qualche anno e per mettere da parte un po’ di soldi. Poi ci sono le ragazze dell’Est, soprattutto bulgare e rumene. E le italiane: negli ultimi 3 anni nella nostra associazione ne saranno passate una quarantina». Non potrebbe essere altrimenti. Il business della prostituzione in Germania attira lavoratrici da tutta l’Unione. Si stima siano 1,2 milioni le prestazioni sessuali a pagamento ogni giorno in tutto il paese, per un fatturato di 14,5 miliardi l’anno (almeno 2 dei quali incassati dal fisco) secondo il sindacato dei Verdi, che è stato promotore anche dell’idea di un contratto collettivo. L’iniziativa però è fallita per le scarse adesioni. 

Poiché quasi tutte le transazioni avvengono in contanti, per limitare l’evasione fiscale il pagamento dell’iva in molti länder non viene calcolato a prestazione, ma a forfait, giorno per giorno. A Colonia, dove il forfait è 6 euro al dì, le tasse pagate dalle prostitute regalano circa 800 mila euro l’anno al comune, mentre nell’intero Baden-Württemberg la cifra è di 7,5 milioni. Pacchetti all-inclusive, composti da aereo, hotel e ingressi in uno o più bordelli, sono in vendita nelle agenzie di viaggio online, perfino alla Fiera del turismo di Berlino. «Gli inglesi sono tra i maggiori clienti dei nostri pacchetti per l’addio al celibato» racconta Dina, italiana, da 3 anni accompagnatrice di comitive arrivate a Berlino per togliersi ogni tipo di sfizio prima del matrimonio. «In tre giorni si visita un po’ la città e si entra almeno in due bordelli. Purtroppo, davanti a certe situazioni, la Porta di Brandeburgo e Alexanderplatz perdono velocemente attrattiva». «In Germania c’è un diverso approccio al sesso» sostiene Beatrix Jaenicke, una delle organizzatrici della manifestazione Venus di Berlino che, con 32 mila visitatori ogni anno, è la più importante fiera dell’eros in Europa. «Il sesso da noi è sempre meno un tabù e a guadagnarci sono forse proprio le donne, sempre più libere da pesi morali che non hanno alcun motivo di esistere. Ogni anno abbiamo sempre più visitatrici e non è un caso. La società sta cambiando. Come spiegare altrimenti il successo di un libro come 50 sfumature di Grigio?».

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