Esteri

Perché Macron, per governare dal centro, guarda a destra

Sostiene Londra contro Mosca, riceve i sauditi, dà carta bianca alla Gendarmerie ai confini e vuole privatizzare le ferrovie

Emmanuel Macron

Alessandro Turci

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La Francia guarda a destra. Lo fa da una posizione saldamente di centro, impersonificata dal suo Presidente Emmanuel Macron, ma i segnali di una fase conservatrice sono evidenti. Almeno quattro gli scenari che aprono a questa lettura: la politica sull’immigrazione; la visita del principe saudita Mohammed ben Salman a Parigi; l’appoggio a Londra sul caso Skripal; lo scontro sindacale interno sulla riforma del trasporto ferroviario.

Confini Blindati

Il confine italo-francese sta diventando un caso diplomatico. Ma prima di tutto è un caso umano. Parigi, dove i diritti dell’uomo sono nati, non può giocare sul filo del rasoio giuridico coi diritti umani, dando ad esempio carta bianca alla propria Gendarmerie, senza aspettarsi critiche.

Il caso diplomatico sorto con l’Italia è meno grave di quelli umanitari del Monginevro, o di Mentone (in entrambe le circostanze donne incinta respinte: una morta durante il parto) che ripropongono l’assoluta fermezza delle autorità francesi nel preservare i propri confini nazionali.

Il quadro europeo di discriminazione (umana e giuridica) e di mancanza di una riforma seria di Dublino III, sta portando alla logica del fai-da-te. La guida alpina francese che ha aiutato una donna nigeriana al settimo mese di gravidanza a raggiungere un ospedale francese (poi respinta, e in seguito deceduta in Italia) è ora incriminata per traffico di esseri umani.

Se il parti philosophique sbarra gli occhi, Macron per ora fa finta di non vedere.

Il principe saudita: tappeto rosso o sanzioni?

I francesi avranno, come tutti, pregi e difetti, ma almeno non si dimenticano di essere francesi. Ecco perché l’arrivo del principe saudita a Parigi lunedì prossimo desta interrogativi.

Mohammed ben Salman può essere considerato un illuminista per l’Asia occidentale, ma di éclairé dal punto di vista di Parigi ha ben ha poco.

Dieci Ong hanno chiesto a Macron di mobilitarsi col Principe (e Ministro della Difesa) perché cessino gli attacchi contro la popolazione civile yemenita. La situazione umanitaria di 22 milioni d’individui (un embargo decretato dall’Arabia Saudita impedisce che gli aiuti giungano in Yemen) è ormai intollerabile, come lo sono i 6.000 morti provocati dalla guerra iniziata nel 2014 e i 12 miliardi di armamenti venduti da Parigi a Riad.

L’opinione pubblica francese non vuole da Macron il tappeto rosso per il suo ospite, e invece chiede una seria minaccia di sanzioni. Ma non sarà così.

L'asse Parigi-Londra

In una fase delicata per Brexit, cioè con Theresa May e il suo governo indisponibili a negoziare sui confini irlandesi, Macron offre totale solidarietà politica a Londra sul caso Skripal e massima collaborazione a Scotland Yard e ai servizi segreti di Sua Maestà per le indagini

A tal punto che Mosca ha redatto quattordici domande per Londra che sembrano invece rivolte a Parigi. Su 14 domande, 6 sono per Macron:

1. Il Regno Unito ha notificato all'Opcw (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) il coinvolgimento della Francia nelle indagini sull'incidente di Salisbury?
2. Cosa c’entra la Francia con un incidente che riguarda due cittadini russi nel Regno Unito?
3. Quali norme della legislazione procedurale del Regno Unito consentono il coinvolgimento di uno Stato estero in un'indagine interna?
4. Quali prove sono state consegnate alla Francia per essere studiate e per condurre le indagini?
5. Gli esperti francesi erano presenti durante il campionamento del biomateriale da Sergej e Yulia Skripal?
6. Lo studio dei biomateriali di Sergej e Yulia Skripal è stato condotto da esperti francesi e, in caso affermativo, in quali laboratori specifici?

Domande alle quali se ne aggiunge un’ultima più generale: perché tanta fretta nel sostenere Londra, se l’indagine si annuncia lunga, complessa e a rischio boomerang diplomatico?

Il dato politico rimane: Macron si è schierato dalla parte degli alleati atlantici, senza se e senza ma.

Braccio di ferro sindacale

Macron vuole riformare le ferrovie francesi, esponendo la Sncf alla concorrenza del mercato. Ed è disposto a farlo a colpi di decreti legge.

I sindacati hanno risposto con una mobilitazione su larga scala. La Francia è di fronte a uno snodo politico prima ancora che ferroviario. I modelli di riferimento sono due. La privatizzazione all’inglese, che ha dato a registi come Ken Loach materia per film amari, dove un neorealismo artistico ha descritto impietosamente lo smantellamento dello stato sociale creato nel dopoguerra dai laburisti.

Oppure il modello tedesco, dove le recenti privatizzazioni del sistema ferroviario hanno portato (come nei più rosei sogni di ogni liberista) a servizi migliori, prezzi più bassi e concorrenza trasparente.

Macron e il suo governo hanno in mente Berlino, ma il rischio di trovarsi in uno scenario post tatcheriano è concreto. Intanto il Presidente viene fischiato a Rouen.

Conclusione: forse è lo spirito dei tempi, e per riuscire a contenere le spinte sovraniste e populiste il centro deve guardare più destra che a sinistra. Ma da qui a farne una strategia torydi lungo corso ne passa. Macron è Presidente da meno di un anno, ma il suo centrismo sembra già intaccato.

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