Esteri

Perché Erdogan si è riavvicinato a Putin (e viceversa)

L’intelligence russa avrebbe avvisato il governo turco dei piani dei golpisti. Ecco per quali le ragioni

russia-turchia

Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan – Credits: KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP/GettyImages

Per Lookout news

Il governo turco ha più volte indicato gli USA come il principale “sponsor” del tentato colpo di stato dello scorso 15 luglio, accusando Washington di aver voluto supportare e coprire quello che viene considerato il mandante del golpe fallito, il predicatore Fethullah Gulen, attualmente residente negli Stati Uniti.

 Secondo fonti ufficiali turche, rimaste anonime, tra le centinaia di persone arrestate dalle autorità con l’accusa di coinvolgimento nel golpe c’è anche il comandante della base aerea di Incirlik, a est della città di Adana, nella quale sono custodite circa 90 testate B61, il più grande arsenale nucleare in possesso della coalizione NATO. La base è di forte interesse strategico per gli USA, per portare avanti le operazioni contro lo Stato Islamico. Proprio dalla base di Incirlik sarebbe partito, secondo una ricostruzione dei fatti non ancora del tutto accertata, l’aereo cisterna statunitense che avrebbe rifornito gli F-16 pilotati dai golpisti.

Sarebbe inoltre facile lanciarsi in ulteriori congetture sull’effettivo scopo della presenza delle due flotte della coalizione USA-NATO, riunitesi nelle acque del Mar Nero per prendere parte alle imponenti esercitazioni navali denominate “Black Sea Breeze-2016”, programmate proprio nei giorni in cui stava per avvenire il tentativo di rovesciare il presidente Recep Tayyip Erdogan.

 Risulta in ogni caso ormai difficile pensare alla natura “inaspettata” di questo golpe praticamente stroncato sul nascere. Come è noto, Erdogan sarebbe venuto a conoscenza delle mosse dei golpisti diverse ore prima che essi raggiungessero l’hotel di Marmaris dove risiedeva, riuscendo in tal modo ad avere tutto il tempo necessario per pianificare i propri spostamenti.

 

Il ruolo dei servizi segreti russi
Alcuni giorni fa, Al Jazeera aveva rivelato di aver ottenuto informazioni sul progetto del golpe e su alcune delle personalità in esso coinvolte attraverso l’intercettazione di conversazioni avvenute tra alcuni ufficiali golpisti, che avevano fatto uso dell’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Ma sarebbero stati proprio i servizi di intelligence russi ad avvisare prontamente il governo turco sulle intenzioni dei militari, stando a quanto riportato da alcune fonti diplomatiche di Ankara.

 L’abbattimento del Su-24M russo, avvenuto nel novembre 2015 da parte di due F-16 della Türk Hava Kuvvetleri nello spazio aereo sul confine turco-siriano, aveva congelato i rapporti tra Russia e Turchia, sino al momento delle scuse ufficiali presentate da Erdogan alla fine dello scorso giugno, poco più di due settimane prima del tentato colpo di stato. Tra le persone arrestate in questi ultimi giorni, con l’accusa di complicità con i golpisti, figurano anche i due piloti responsabili dell’abbattimento del Su-24M.

Tutto fa pensare a un golpe annunciato, dunque, ma non propriamente a un “auto-golpe”, come è stato ipotizzato a più riprese da alcuni media italiani e da una parte dell’opinione pubblica. E un nuovo avvicinamento tra Mosca e Ankara, anche considerando i mutui interessi strategici nell’area mediorientale e la natura dei rapporti di entrambi i Paesi con gli USA, appare ora quantomeno verosimile.

 

Turchia: tutti i numeri della repressione La leggenda dell'autogolpe di Erdogan

Tuttavia, alla luce dell’attuale instabilità e conseguente debolezza delle forze armate turche, che pure rappresentano la seconda più grande forza armata permanente nella NATO, appare improbabile una vera e propria fuoriuscita della Turchia dalla coalizione. La perdita di un partner chiave come la Turchia, considerato lo sviluppo dei rapporti con Israele e la sua posizione strategicamente e geograficamente rilevante per la lotta contro le forze dello Stato Islamico, rappresenterebbe un danno enorme anche per l’Alleanza.

 La necessità di dover agire in maniera drastica per ristabilire l’ordine interno nel Paese ha certamente fornito a Erdogan un’occasione per prendere le distanze dalla linea politica dettata dalla coalizione occidentale, sfruttando inoltre il consenso popolare per rafforzare ulteriormente la propria autorità. Una situazione che i vertici USA e NATO potrebbero essere disposti ad accogliere con maggiore flessibilità del previsto, considerati gli interessi strategici in gioco.

© Riproduzione Riservata

Commenti