Esteri

Netanyahu dice no agli autobus separati per arabi ed ebrei

Dopo le polemiche Tel Aviv blocca la sperimentazione di tre mesi che costringeva pendolari palestinesi e coloni a viaggiare su diversi mezzi pubblici

Palestinesi

Ragazzini palestinesi su un mezzo pubblico – Credits: RABIH MOGHRABI/AFP/Getty Images

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito «inaccettabile» la sperimentazione di tre mesi lanciata mercoledì mattina dal suo ministro della Difesa, Moshe Yaalon, che di fatto avrebbe portato con sè una netta separazione tra passeggeri arabi ed ebrei sui mezzi pubblici diretti verso la West Bank.

La sperimentazione, richiesta dalle associazioni che tutelano gli interessi dei 500 mila settlers ebrei che vivono negli insediamenti, avrebbe obbligato le decine di migliaia di pendolari palestinesi che si recano ogni giorno per lavoro in Israele a prendere (per tornare a casa) soltanto gli autobus che transitano lungo lo stesso punto di passaggio (checkpoint) dell'andata, senza avere diritto a prendere gli autobus più diretti e veloci riservati ai residenti ebrei dei Territori.   

Le associazioni dei diritti umani hanno subito criticato la decisione del ministro della Difesa: «Quando qualcosa assomiglia all'apartheid, e odora di aprtheid, allora è aparheid» ha detto Yariv Oppenheimer, di Peace Now. A sua volta Yitzhak Herzog, leader della Zionist Union (laburisti), ha dichiarato che il provvedimento sarebbe stata una inutile umiliazione dei cittadini palestinesi e avrebbe gettato una cattiva luce su Israele, in un momento particolarmente delicato nella storia del Paese. Lo stesso Maj Gen Nitzan Alon, del Comando centrale militare israeliano, ha detto, rispondendo alle associazioni dei coloni che hanno parlato di un provvedimento dettato dai rischi per la sicurezza, che i lavoratori palestinesi non sono una diretta minaccia alla sicurezza del Paese.




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