Medici senza frontiere costretta a lasciare il Sudan

Dopo il bombardamento governativo di un ospedale, la storica Ong lascia il Paese dove infuria una sanguinosa guerra civile

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– Credits: Getty Images

Medici Senza Frontiere chiude le sue attività in Sudan: "Poiché le autorità sudanesi hanno sistematicamente impedito l'accesso alle persone bloccate nelle aree del conflitto, il centro operativo di Msf basato a Bruxelles ha annunciato oggi di non poter pù raggiungere le comunità che hanno maggiore necessità e di essere quindi costretto a chiudere le proprie attività nel paese" si legge stamani sulla pagina internet della Ong.

La sezione Msf di Bruxelles si stava concentrando su tre aree del Sudan colpite dal conflitto, dove si trovano centinaia di migliaia di persone sfollate che hanno bisogno di assistenza. Ma il totale divieto di accedere allo stato del Blue Nile, la chiusura forzata delle attività nello stato del Darfur orientale, i blocchi e gli ostacoli amministrativi nel Darfur meridionale hanno reso impossibile per l'organizzazione rispondere alle emergenze mediche in queste aree.

"L'approccio del governo sudanese verso la presenza umanitaria internazionale nelle aree del conflitto si è rivelato in modo chiaro la scorsa settimana, quando un jet della Forza aerea sudanese ha bombardato deliberatamente un ospedale di Msf gestito dai nostri colleghi nello stato del Kordofan meridionale" ha detto Bart Janssens, direttore delle operazioni di Msf a Bruxelles. L'organizzazione si è vista negare costantemente l'accesso allo stato sudanese del Blue Nile, dove nell'autunno 2011 è scoppiato un conflitto tra le Forze armate sudanesi e l'Esercito di liberazione popolare del Sudan-Nord, a maggioranza musulmana e sostenuto dal Sud.

Dall'inizio del conflitto, il Sudan è diventato una zona ad accesso limitato, in cui nessun operatore umanitario internazionale ha avuto il permesso di entrare. "I rifugiati restano bloccati: dipendono completamente dagli aiuti umanitari per sopravvivere ma sono terrorizzati di tornare in Sudan - dice Janssens - continuiamo a prenderci cura di chi è riuscito a fuggire in Sud Sudan. Ma alle nostre equipe in Sudan non è nemmeno consentito di valutare i bisogni, figuriamoci di fornire assistenza". Nella città di Shaeria, nel Darfur orientale, Msf gestiva un ospedale e una clinica mobile.

Nel dicembre 2012, gli operatori dell'equipe sono stati improvvisamente arrestati e allontanati dall'area e sono tuttora impossibilitate a lavorare in quell'area. Nel campo sfollati di El Sereif, vicino alla capitale del Darfur meridionale, Nyala, all'equipe di Msf e' stato impedito di fornire un'assistenza supplementare che era urgentemente necessaria dopo il nuovo afflusso di sfollati in fuga dalla violenza. La sezione di Msf basata a Bruxelles mantiene il proprio impegno a fornire cure d'emergenza alle popolazioni colpite dal conflitto in Sudan e continuerà a cercare ogni possibile via per poter fornire queste cure.

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