Esteri

Macron contro Bolsonaro: l’Amazzonia non c’entra

Dietro l'ambientalismo dell'Eliseo c'è una guerra economico-commerciale in cui, per una volta, vincerà l'Italia

Emmanuel Macron

Oriana Allegri

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Il commovente quanto improvviso spirito verde di Emmanuel Macron, che durante l’ultimo G7 giocato in casa a Biarritz ha usato l’artiglieria pesante contro il neo presidente brasiliano Jair Bolsonaro, ha in realtà ben poco di ambientalista. 

L’Amazzonia che brucia (da più di 30 anni) di cui il capo dell’Eliseo ha accusato Bolsonaro - reo di non far parte dell’elìte progressista del mondo - in realtà interessa a Macron poco e niente. E’ solo un utile strumento per raggrumare un drappello contro il capo dello Stato brasiliano e metterlo all’angolo. La peggiore colpa del presidente brasiliano non riguarda certo i temi dell’Ambiente, ma bensì il più prosaico business della Difesa e degli armamenti, in cui la Francia in Brasile sta cedendo il passo all’Italia di Leonardo (ex Finmeccanica), dopo anni di incontrastato monopolio.

L’inchiesta “Lava Jato” (Autolavaggio), che ha portato l’ex presidente Lula in carcere e ha portato alla luce una piramide di corruzione talmente radicata da infettare ogni singolo comparto del settore pubblico brasiliano, ha avuto un’eco anche in Parigi e sta facendo tremare l’Eliseo.

I fatti risalgono al 2009. Nicolas Sarkozy e Lula da Silva siglano un patto di ferro per una commessa colossale di 6.7 miliardi di dollari per la costruzione di 4 sottomarini classe Scorpène, 1 sottomarino nucleare e la realizzazione di un sito per la costruzione di sottomarini, gestito dai francesi per equipaggiamenti e tecnologia. I contraenti sono la DCNS, per la Francia, e la Odebrecht per il Brasile. Due colossi degli armamenti che uniti lasciano al resto delle compagnie mondiali solo le briciole.

Sin dal 2015, però, le autorità brasiliane cominciano a investigare i due soci in affari. Qualcosa non torna. Si parla di mazzette a pioggia per i più alti papaveri francesi e brasiliani. L’anno successivo, anche i magistrati francesi aprono una inchiesta sulla DCNS. I giudici Oltralpe cercano prove su mazzette pagate attraverso un sovraprezzo dei sottomarini. Nella maxi inchiesta sono coinvolti una pletora di funzionari da una parte e dall’altra dell’Oceano. Ma, mentre in Brasile l’inchiesta Lava Jato fa crollare l’intero sistema politico brasiliano, provocando un terremoto che tocca per prima la presidente Dilma Rousseff e poi il suo mentore Lula, in Francia se ne parla poco, anche se gli stessi funzionari di Sarkozy continuano a lavorare per il presidente Hollande.

Poi, a ottobre del 2018, parla l’ex ministro delle Finanze brasiliano, Antonio Palocci. Uomo di fiducia di Lula, ai giudici Palocci confessa che Lula e Sarkozy avevano discusso pagamenti collaterali (quindi in nero) associati ai subappalti per la costruzione e la vendita dei sottomarini. L’ex ministro parla senza ambiguità di una spartizione della torta a partire dai due presidenti.

Ma dal 1 gennaio di quest’anno a Rio è un altro presidente che balla la samba: Jair Bolsonaro, che non fa mistero della sua vicinanza e simpatia per l’Italia. Leonardo e Fincantieri cominciano di nuovo a sperare di poter tornare sul mercato brasiliano e partecipano a una gara per armi e navi militari del valore di un miliardo e mezzo di euro, che viene però vinta da un consorzio tedesco. I francesi restano a bocca asciutta, come Fincantieri, ma Leonardo Finmeccanica tiene comunque un piede dentro grazie alla fornitura al consorzio tedesco di cannoni ad alta precisione, confermandosi un campione mondiale dell’alta tecnologia.

Solo un mese dopo, ad aprile del 2019, Leonardo infila una serie di goal: firma un memorandum con la Codemar per la cooperazione nella sicurezza in Brasile di porti, aeroporti e infrastrutture, e sigla un contratto con Petrobras per monitorare le attività petrolifere con i satelliti COSMO-SkyMed, attraverso la controllata Telespazio Brasil. Ad agosto, il colosso italiano conferma la sua leadership sul mercato elicotteristico VIP brasiliano, annunciando nuovi ordini in occasione della più importante esposizione aerospaziale della regione che si tiene a San Paolo.

E Bolsonaro porta fortuna all’Italia anche nel settore energia: per il secondo anno di seguito Enel viene riconosciuta in Brasile come migliore società di distribuzione.
I francesi stanno a guardare, ma poi scatta la rappresaglia di Macron al G7. Insieme alla foresta amazzonica, la Francia ha visto bruciare in questi anni miliardi di affari in Brasile, che – con il nuovo corso politico – potrebbero invece essere indirizzati verso Leonardo-Finmeccanica e altri gruppi italiani, che riuscirebbero a mettere nuovamente piede in un mercato gigantesco.
Altro che conversione al Gretismo e amore per l’ambiente. Quello che muove l’Eliseo è sicuramente qualcosa di meno nobile ed è verde, si, ma quanto il colore dei dollari più che degli alberi.

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