L'ultimo colpo di teatro di Farage: dimissioni da leader Ukip

Il capo del partito euroscettico abbandona la carica di segretario. Ma si tiene stretto lo scranno nell'odiato parlamento Ue

Nigel Farage

9 aprile 2014. Il leader del partito inglese UKIP, Nigel Farage, in arrivo per un comizio improvvisato a un meeting del partito a Basingstoke, in Inghilterra. – Credits: Dan Kitwood/Getty Images

A due settimane dal referendum sulla Brexit, Nigel Farage ha rassegnato le dimissioni da leader dall'Ukip, il partito nato nel 1993 per volontà di un nutrito gruppo di parlamentari tories contrari all'unità europea. Le dimissioni, annunciate a Londra, sono l'ultimo colpo di teatro di un uomo politico scaltro e populista, capaci di abbandonare la scena all'indomani della vittoria, in uno dei momenti politicamente più delicati per la storia della Gran Bretagna: "Ora ho la certezza di aver fatto tutto quello che era nelle mie intenzioni, non potevo ottenere di più. La vittoria del Leave nel referendum significa per me che i miei obiettivi politici sono stati raggiunti".

Non che Farage, che abbandonò il partito conservatore nel 1992 a causa della ratifica del trattato di Maastricht, non abbia mai cambiato idea nel corso della sua lunga carriera politica. I rivolgimenti tattici e le capriole mediatiche sono state il segno distintivo di tutto il suo percorso professionale. E forse è piaciuto proprio per questo, per la sua capacità di fare spettacolo. Perché la sua vita è stata soprattutto - tra incidenti stradali e aerei da cui è sempre uscito miracolosamente illeso - narrazione, infotainment, e frasi che hanno sempre scandalizzato i benpensanti: "È giusto che le donne guadagnino meno degli uomini. devono sacrificare la loro carriera per la famiglia". "Non vivrei mai in una casa con un vicino rumeno".

Questa volta però Farage, eletto per la prima volta al parlamento europeo nel 1999 e riconfermato nel 2004, nel 2009 e nel 2014, ha assicurato che fa sul serio, che non cambierà ancora una volta idea, come nel 2009 quando si dimise per riprendersi la carica di segretario generale un anno dopo, "ve lo assicuro". Ormai si sente vincitore, se ne va da vincitore, nel mezzo di una tempesta valutaria che sta indebolendo la sterlina.

Rimane da capire se si dimetterà anche da eurodeputato. Se rinuncerà a quella carica, come gli ha chiesto puntualmente qualche giorno fa Jean Claude Junker a Strasburgo dopo un infiammato discorso antieuropeista dell'ormai ex leader Ukip: "Lei sa dove si trova ora? Perché non rinuncia a quello scranno?"

Le dimissioni di Farage potrebbero provocare un terremoto, secondo alcuni analisti inglesi, anche nel partito laburista. L’idea di fondo è che se lo UKIP rimpiazzasse Farage con un politico meno controverso potrebbe sottrarre molti voti al partito laburista, in piena crisi e con un elettorato che in parte ha votato per il Leave contro l'indicazione dei maggiorenti del partito.

Dopo le dimissioni di David Cameron, e del candidato in pectore alla leadership Boris Johnson, quella di Nick Farage - alleato con Beppe Grillo al parlamento Ue - è il terzo addio eccellente tra le figure politiche di primo piano della politica britannica. Resiste ancora il leader del Labour Corbyn, nonostante la fronda contro di lui di gran parte dei deputati per la freddezza della sua campagna contro la Brexit.

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