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Lo stop al bikini a Miss America è davvero una buona notizia?

L'onda di #MeToo è arrivata fino al concorso di bellezza, ma le nuove direttive rischiano di sfociare in un neo-puritanesimo pericoloso

Cara Mund, Miss North Dakota 2017 è stata incoronata Miss America

Barbara Massaro

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Dal prossimo settembre le concorrenti che vorranno partecipare a Miss America non dovranno aver paura della prova costume. La neo presidente del concorso di bellezza per antonomasia, Gretchen Carlson, ha infatti avviato una rivoluzione culturale e d'intenti che punta a trasformare una gara tra le più belle tra le belle in un dibattito socio-politico sulla giovane americana più di spessore.

La rivoluzione della Carlson

Alla sfilata in bikini, infatti, verrà sostituito un momento di dibattito tra le aspiranti reginette e la giuria. Il passaggio dalla forma ai contenuti arriva dopo che lo tsunami Me Too ha toccato anche Miss America

A gennaio Sam Haskell, allora primo dirigente di Miss America, si è dimesso dopo che erano trapelate delle e-mail sessiste in cui offendeva alcune ex concorrenti, tra cui proprio la Carlson. L'intero management del concorso è così cambiato e ora 7 membri su 9 dell'organizzazione sono donne tra cui tre ex reginette di bellezza (Gretchen Carlson in primis)

Intervistata da Good Morning America la Presidente ha spiegato: "Abbiamo sentito molte ragazze dire, 'ci piacerebbe far parte del tuo programma ma non vogliamo distinguerci con tacchi alti e costumi da bagnò'", ha spiegato Carlson che ora invita tutte "perchè non c'è più bisogno di tacchi e bikini".

Le ragazze potranno indossare l'abito con cui si sentono più comode e a proprio agio e mettersi davanti a milioni di telespettatori raccontando il proprio punto di vista sul mondo. 

E' davvero una buona notizia?

Il problema a questo punto diventa un altro. Questa corsa delle neo-femministe a rivendicare il diritto a non avere il dovere di essere belle non rischia di essere controproducente?

Sessanta anni fa le nostre nonne lottavano per portare la gonna sopra il ginocchio, mostrare l'ombelico in tv, fumare in pubblico, uscire con le amiche senza essere accompagnate e non dover per forza passare per poco di buono solo per il fatto di volersi sentire libere di esprimere il proprio corpo

Da quando, però, sull'onda dello scandalo Weinstein, le donne si sono unite al movimento MeToo è iniziata una corsa al ri-vestirsi che rischia di sfociare in un neo puritanesimo pericoloso

Davvero Miss America diventerà un contenitore di giovani in jeans, felpa e scarpe da ginnastica che parlano della pace nel mondo e del riscaldamento climatico? E' questa la direzione in cui sta andando l'Occidente?

Occhio alla caccia alle streghe

Qualche tempo fa il New York Times, tra i primi a sollevare il coperchio dal vaso di Pandora delle molestie sessuali, invitava le donne a riflettere prima di puntare il dito contro qualcuno e gridare #MeToo perché se un occhiolino o un sorriso sornione viene scambiato per molestia allora tutto diventa molestia e quindi nulla è più molestia con buona pace delle vere vittime di violenze e sopraffazioni di genere. 

Va bene quindi il diritto di non aver il dovere di essere magre, giovani, in forma e in bikini ma c'è luogo e luogo. Miss America è un concorso di bellezza e tale dovrebbe rimanere.

Le ragazze che hanno voglia di mettersi in gioco sul piano estetico dovrebbero avere il diritto di farlo e di mostrare orgogliose il proprio fisico mozzafiato. Chi voglia indossare le ballerine e uscire struccata non si iscriverà a Miss America, ma troverà altri luoghi d'espressione. 

La rivoluzione culturale avviata dalla Carlson, quindi, rischia davvero di creare uno choc semantico dalla difficile soluzione. E' come se nel football americano da domani non ci si dovesse più far male o nei concerti non si potesse più cantare. 

La vera rivoluzione di cui il mondo intero avrebbe bisogno sarebbe quella di formare uomini che non considerino più la molestia come normale approccio all'altro sesso e donne che sappiano capire se vogliono spogliarsi o stare vestite, che non temano di essere giudicate e che sappiano dire a voce alta tanto i no quanto i sì.

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