Esteri

Caos Libia: "Possiamo espugnare Tripoli in 48 ore"

Parla il Ministro degli affari Esteri per il Generale Haftar e spiega le prossime mosse in opposizione al governo di Al Sarraj

Sirte Libia

Luciano Tirinnanzi

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«Potremmo entrare a Tripoli in 48 ore, se solo lo volessimo» dichiara a Panorama il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale libica, Abdulhadi Ibrahim Lahweej, durante una visita lampo a Roma per dialogare con esponenti del parlamento italiano, in cerca di un consenso che ancora gli manca. Il ministro, infatti, rappresenta il governo di Tobruk, cioè delle forze della Cirenaica fedeli al Generale Khalifa Haftar che contendono a Tripoli il potere sulla Libia, e che lo scorso aprile hanno messo sott’assedio la città. I risultati non sono stati, però, quelli sperati e il governo tripolino si dice certo che la città non verrà presa. Lahweej non è d’accordo.

Perché non riuscite a prendere la capitale?

Abbiamo i mezzi per entrare, e abbiamo già circondato la città. Ma temiamo per i civili. Perciò faremo come a Bengasi, facendo evacuare a poco a poco la popolazione e uccidendo i terroristi uno a uno. Stiamo penetrando, ormai siamo a sette chilometri dalla Medina, facciamo incursioni fino a cinque chilometri e poi ci ritiriamo. Ogni giorno sempre più civili evacuano per permetterci di completare l’operazione.

Intende la guerra?

Non la chiami così, è un’operazione militare per liberare la capitale dal terrorismo. Non stiamo combattendo il popolo, soltanto i terroristi. Se non li fermiamo ora, contageranno il mondo. Lo dovreste sapere. Perché voi avete combattuto in Afghanistan? Per lo stesso motivo, sradicare il terrorismo dalla faccia della terra.

Con voi avete russi ed egiziani.

Sì, abbiamo molti contatti con loro. Ma anche con altri Paesi, per esempio gli Stati Uniti.

Però loro combattono direttamente sul campo con voi.

Non ci sono evidenze di questo. E comunque chiunque combatta al nostro fianco è il benvenuto. Si tratta di un’operazione internazionale contro i terroristi.

Quali sono i terroristi di cui parla?

Le forze che comandano a Tripoli oggi, una congerie di milizie armate, trafficanti e criminali d’ogni sorta. L’operazione è contro di loro. Chi li aiuta, non aiuta se stesso.

Eppure rispondono a un governo riconosciuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia stessa, quello di Fayez Al Sarraj...

Temo che voi italiani abbiate suonato all’indirizzo sbagliato. Sarraj vuole solo continuare a inondarvi di migranti perché questo è il business dei suoi sostenitori, prima lo capite meglio è. L’Italia è per noi un Paese molto importante, siamo e resteremo sempre amici, abbiamo grande rispetto per voi. Ma vanno sciolti numerosi dubbi.

Per questo è venuto a Roma?

Sì, per spiegare ai vostri parlamentari d’ogni colore qual è la situazione attuale in Libia, in particolare a Tripoli. Abbiamo raccontato loro come il governo insediato nella capitale non fermerà mai i flussi migratori, perché le milizie guadagnano da questo. Noi vogliamo altro, per voi e per il nostro Paese.

Che cosa volete esattamente?

Vogliamo la democrazia.

E come pensate di ottenerla?

Appena avremo liberato Tripoli, chiuderemo i confini e così fermeremo gli sbarchi che, si noti bene, partono solo dall’est di Tripoli, non certo da Bengasi o dalle coste della Cirenaica. Venite a trovarci e lo vedrete con i vostri occhi. Stiamo facendo il nostro dovere per proteggere i cittadini. I libici devono poter restare in patria in condizioni di sicurezza, mentre quanti ne muoiono in mare ogni giorno?

E poi che succede?

Indiremo una conferenza internazionale con i rappresentanti libici, dove ci daremo la pace e costruiremo insieme un Paese inclusivo, dove tutti saranno considerati uguali, dove le donne conteranno quanto gli uomini, dove non ci saranno più carceri politiche e dove le persone non gireranno armate e i bambini potranno andare a scuola. Vogliamo una Libia normale, e inviteremo i Paesi amici a ricostruirla.

Che fine farà Al Sarraj, una volta presa Tripoli?

Nessun problema con Sarraj, noi cerchiamo soltanto i terroristi.

E le milizie di Misurata?

Stiamo cercando una soluzione, c’è un dialogo. A noi basta che le milizie depongano le armi. Sono loro che hanno rubato Misurata ai misuratini e che non permettono ai rappresentanti politici di parlare con noi. Appena lo fanno, li ammazzano.

Ma ci saranno elezioni?

Certamente. Basta guerre, vogliamo libere elezioni per chiudere per sempre questa pagina di sangue e andare oltre.

Candiderete Khalifa Haftar?

Qualunque libico avrà diritto a candidarsi. Non c’è soltanto Haftar, lui sarà presidente solo se lo vorrà il popolo. Non cerchiamo un militare per la guida della Libia, ma un civile. Oggi lui è il comandante delle forze armate, però se lascerà la divisa sarò il primo a stare al suo fianco. Perché lui ha dato il sangue per il suo popolo e per la pace.  

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