Il 13 di novembre del 2015 una serie di attacchi coordinati da parte di terroristi jihadisti seminarono morte e paura a Parigi.
Le incursioni colpirono allo Stade de France, al Bataclan, in alcuni caffè e ristoranti. Morirono 130 persone, 89 delle quali al Bataclan, un teatro nel quale si svolgeva un concerto del gruppo rock americano, Eagles of Death Metal.

A un anno di distanza pubblichiamo questo reportage fotografico sui luoghi della morte e della paura frequentati settimane e mesi dopo gli avvenimenti.

 - Foto e testo di Donatella Penati per Carbamitù - Photo and Video - carbamitu.eu/ -

Dopo un anno dagli attacchi terroristici ai locali dei giovani, come vivono i parigini?
E i turisti?
E nelle periferie?

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Un vagabondaggio tra luoghi ormai divenuti totem della memoria e presi a simbolo della difesa dei diritti umani.
Dove la colonna sonora è ancora la vibrante testimonianza di chi torna nei caffè ancora "sporchi"di kalashnikov.

Sangue e lacrime. Testimonianze di carta e di luce. Come giardini invernali che il tempo non riesce a spegnere.

La strage sembra rincorrere Parigi.
Anche nello storico Pere Lachaise. E così nasce il "comitato dei lumini", che non ha frontiere.
Arrivano in tanti da altri continenti per accendere una "bugie".

E poi tanti, la sera, a far luce ai piedi della Marianne, in Place de la République

E riapre così la "Bonne bière" coi suoi 5 clienti che non prenderanno più "un café sur la terrasse".
E il Bataclan davanti al dolore di chi continua a portare fiori e parole.

E alla Petite Cambodge sarà tornato il vecchio gatto che qualcuno cercava tra gli esseri umani scomparsi per sempre?

Restano sempre solo i fiori e le parole.
Che però ora saranno tutte con cura raccolte e conservate. Forse, si dice, in un museo virtuale della strage.

E lo sdegno di chi vive a Saint-Denis e chiede che si racconti che anche lì è Parigi e che anche lì si accenda un piccolo lume per illuminare la mente degli uomini.

E le storie dei vivi rincorrono quelle dei morti.

Guglielmo giornalista italiano che accende il ricordo dei boati allo stadio.

Antonio cameriere in un ristorante italiano che messosi alle spalle le sue paure e quelle della madre, continua a lavorare lì a due passi dall'emblema della libertà che il 13 novembre sarà ancora acceso da mille bougies.

E chissà la coppia strana formatasi per caso una notte, nel pellegrinaggio alla Marianne, se ancora si sarà tenuta per mano,raccontando del male insegnato via internet e del bene di essere lì a tenere vivo il ricordo?

E la giovane mussulmana che rivendicava la sua fede e pregava un Dio comune, chissà se avrà dovuto gridare ancora cosa è veramente l'Islam?

E forse il dolore chiuso nei 130 cuori colorati di un disegno posato davanti al Bataclan sarà adesso forse un poco attenuato?

Non sicuramente il ricordo dei nomi dove quei cuori battevano, perché, come diceva il poeta, non si muore se resta ancora il pensiero di noi in qualcuno.

Parigi ha riaperto da tempo, grazie anche alle sue allumieres che non vogliono che finisca il ricordo di tante povere vite spente senza un perché.
E così,io credo che ancora quella notte brilleranno le mille bougies ad illuminare il difficile cammino del "no peur".

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