La prossima primavera tocca alla Giordania

Le manifestazioni ad Amman, dopo il voto, potrebbero presto trasformarsi in rivolta contro il regime

Credits: Wang Dongdong/Xinhua Press/Corbis

CHE COSA È SUCCESSO
I giordani hanno votato mercoledì 23 per il rinnovo del parlamento, ma in pochi ad Amman sono soddisfatti dell’esito delle consultazioni. Le manifestazioni dell’opposizione iniziate un anno fa si stanno facendo sempre più violente. Secondo il sistema elettorale in vigore nel regno hashemita, i partiti possono candidare solo il 20 per cento dei parlamentari, mentre il restante 80 è scelto su base locale, favorendo in tal modo i candidati tribali vicini al re. Nel 2011 Abdallah II, temendo che la primavera araba contagiasse anche Amman, aveva annunciato che la Giordania sarebbe diventata una monarchia costituzionale, dove il re avrebbe assunto un ruolo di mera rappresentanza. A quasi 2 anni di distanza non è cambiato nulla. Le manifestazioni, che per ora chiedono solo riforme democratiche e maggiore stabilità economica, potrebbero presto trasformarsi in rivolta generalizzata contro il regime.

CHE COSA HANNO SCRITTO

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«Con un movimento pro democrazia ancora piccolo, ma estremamente determinato, un’economia in crisi e un aumento esponenziale dei rifugiati provenienti dalla Siria» scrive il quotidiano israeliano Haaretz «è tempo che anche in Giordania arrivi la primavera araba». Il filogovernativo Jordan Times difende i timidi inviti del re al dialogo: «C’è una grande differenza tra volere riforme o lottare per prendere il potere. Il re si è mostrato disponibile a discutere qualsiasi tipo di riforma e coloro che non credono alla sincerità di questa apertura stanno combattendo una guerra già persa in partenza». Per The Guardian il problema principale è la crisi economica: «L’opposizione ha appoggiato le proteste generalizzate contro l’aumento del 54 per cento dei prezzi del gas per guadagnare i consensi della popolazione, ma il governo ha difeso l’aumento delle tasse».

CHE COSA SUCCEDERÀ?
È dal 1990 che il regime afferma di appoggiare il processo di democratizzazione, però a nessuna delle elezioni finora organizzate in Giordania sono mai seguite riforme reali che migliorassero le condizioni economiche, sociali o politiche. Re Abdallah negli ultimi mesi ha fatto gesti di apertura, ma manca un piano vero per la democratizzazione e per uno sviluppo sostenibile. Se il re non si dimostrerà nei fatti disposto a una vera apertura democratica, il movimento antiregime continuerà a crescere e assumerà toni sempre più violenti.

Il parere di Nassar Ibrahim
direttore dell’Alternative information center di Gerusalemme.

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