Esteri

La prima volta di un presidente americano a Hiroshima

A oltre 70 anni dalla tragedia atomica, Obama farà visita nella città nipponica. Non per chiedere scusa, ma per lanciare un monito per il futuro

 

Sarà il primo presidente americano in carica a visitare Hiroshima, teatro della prima bomba atomica della Storia sganciata dall'aviazione statunitense sul finire della Seconda Guerra Mondiale. Era il 6 agosto del 1945, quando alle 8:15 del mattino Little Boy, l’ordigno a bordo del B-29 Enola Gay, fu fatto precipitare sulla città giapponese, dimezzando una popolazione allora di 340 mila persone e lasciando ferite indelebili sui sopravvissuti, molti dei quali sarebbero morti mesi e anni dopo a causa delle radiazioni.

Quella bomba - sganciata secondo gli storici per fiaccare definitivamente la difesa nipponica, porre fine alla guerra e lanciare un avvertimento all'Unione sovietica di Giuseppe Stalin - fu il cemento della corsa agli armamenti e a quell'equilibrio del terrore post-bellico che avrebbe sì garantito decenni di pace all'Europa, ma a un prezzo di vite umane che ancora oggi ci interrogano sulla follia della guerra.          

Non si scuserà, Barack Obama, «non riesaminerà la decisione di usare la bomba atomica» ha dichiarato il vice-consigliere per la sicurezza nazionale Ben Rhodes, ma «accenderà i riflettori sul terribile costo umano delle guerre», ribadendo l’impegno odierno a favore della non proliferazione, del disarmo nucleare, più in generale della pace. Difenderà - secondo i suoi consiglieri -  l’accordo nucleare con l’Iran, affronterà il tema della minaccia dei missili nordcoreani e la questione delle tensioni militari nel Mar Cinese Meridionale tra la  marina statunitense e quella cinese.

Ma non chiederà scusa, chiedere scusa - gli hanno suggerito i suoi consiglieri - è un'ammissione di colpevolezza di fronte al popolo americano, di fronte all'opinione pubblica mondiale. Significherebbe violare il tabù della vittoria americana, scatenando in patria un dibattito feroce e gravido di accuse e potenziali rischi per quella che ancora oggi è percepita da larghe fette del popolo americano come la superiorità morale degli Stati Uniti. Ma cercherà di trasformare la tragedia di Hiroshima in un monito per il futuro. Un monito - secondo quanto scrive il New York Times - anche a Donald Trump, che in campagna elettorale non ha escluso l'uso di armamenti nucleari nel Medioriente devastato dalle guerre e alla ricerca di un nuovo assetto geopolitico che possa nascere sulle macerie di Sykes Picot.

Hiroshima ha saputo rialzarsi dalle macerie. Oggi è una città con oltre un milione di abitanti che non ha dmenticato quel 6 agosto del 1945. Il Primo ministro giapponese Shinzo Abe, che accompagnerà Obama nella visita alla città-simbolo il 27 maggio, non ha voluto aprire nuove ferite: «Il Giappone è il solo Paese a essere stato colpito da una bomba atomica – ha fatto sapere –. Abbiamo una responsabilità di assicurare che quella terribile esperienza non venga mai più ripetuta da nessuna parte. Vorrei compiere ogni sforzo assieme al Presidente Obama a favore dell’avvento di un mondo senza armi atomiche e abbiamo l’opportunità di rafforzare questa missione». Aorire oggi nuove polemiche - a settant'anni di distanza - significherebbe non cogliere la portata simbolica - anche senza scuse ufficiali - della prima visita di un presidente americano nella città-martire nipponica. 

Perché gli Usa non hanno mai chiesto scusa per Hiroshima?
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