Esteri

La nuova legge anti-terrorismo francese

Limitazione alla privacy, monitoraggio delle rete e raccolta metadati nelle telefonate. La stretta dell’Eliseo solleva molti interrogativi

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Francois Hollande nel mirino dei manifestanti pakistani – Credits: BANARAS KHAN/AFP/Getty Images

Le conseguenze dell’attentato parigino a Charlie Hebdo si sono fatte sentire. Martedì 5 maggio il parlamento francese ha approvato una controversa legge che rafforza i poteri dei servizi d’intelligence. Una riforma che ha il chiaro obiettivo di prevenire nuovi possibili attacchi terroristici e che è palesemente figlia della strage alla redazione del giornale satirico. Non sono mancate severe critiche da parte di gruppi della società civile, i quali hanno già soprannominato il disegno di legge “French Patriot Act”, volendo con ciò sottolineare l’aura negativa del provvedimento americano, che ha quasi eliminato la garanzia di privacy del singolo cittadino in ragione di un presunto bene superiore, che poi è la sicurezza di tutti.

 La legge sulla raccolta d’informazioni è stata elaborata dopo soli tre giorni dagli attacchi a Parigi di gennaio (anche se il progetto originale è precedente) e il parlamento l’ha poi adottata con 438 voti a favore e 86 contro. A questa misura anti-terrorismo si deve aggiungere poi lo stanziamento di 3,8 miliardi di euro di fondi aggiuntivi per il ministero della Difesa per i prossimi quattro anni, deciso la scorsa settimana durante la riunione del Consiglio di Difesa dell’Eliseo del 29 aprile.

L’aumento del bilancio servirà a finanziare i dispositivi di sicurezza e a mantenere in servizio 18mila soldati, parte dei 34mila operativi che dovevano essere tagliati secondo il piano di tagli previsti dalla legge di pianificazione militare 2014-2019. Così, da oggi, 7mila soldati saranno destinati alla difesa interna e schierati in zone a rischio sicurezza e davanti a obiettivi ritenuti sensibili.

 

Cosa prevede la legge
“Necessaria per tenere conto dei cambiamenti nella tecnologia delle comunicazioni” dice il governo Hollande. “Un pericoloso passo verso l’estensione della sorveglianza di massa” rispondono i detrattori del provvedimento. “Le moderne tecniche di sorveglianza devono restare all’interno della legge, piuttosto che al di fuori di qualsiasi sistema di controllo” ribatte ancora l’Eliseo. “Si dà troppo potere allo stato e viene minacciata l’indipendenza dell’economia digitale” continuano i suoi critici.

 

Ma cosa stabilisce la legge? Innanzitutto, definisce gli scopi per i quali può essere utilizzato lo spionaggio segreto. Poi, prevede un organo di controllo che supervisiona il lavoro dei servizi segreti, la Commissione nazionale per il controllo delle tecniche d’intelligence (CNCTR), con più ampie regole e ambiti di operatività. Quindi, autorizza nuovi metodi, come ad esempio la raccolta di massa di metadati tramite i provider internet.


In base alla nuova legge, scrive France 24, anche le residenze private possono essere monitorate attraverso misure di geo-localizzazione, così come le comunicazioni mobili e via web possono essere intercettate e controllate con l’aiuto di una sorta di “scatole nere” collegate ai server. È proprio questo uno dei più controversi passaggi del disegno di legge: le scatole nere sono algoritmi complessi che i fornitori di servizi internet saranno costretti a installare per smascherare “comportamenti sospetti” online. Il rischio è che in questo modo le ricerche degli uomini del servizio possano andare ben oltre il loro mandato, travalicando i confini che separano la sicurezza dallo spionaggio industriale e scientifico, fino al monitoraggio dei social network.

 

Il “Grande Fratello” francese
Questa legge è dunque un’intrusione nella privacy dei cittadini che, nelle mani di un governo senza scrupoli, potrebbe avere conseguenze preoccupanti? Ecco la principale preoccupazione dei critici. Tutto ciò, nonostante sia i socialisti al governo sia l’opposizione di centro-destra abbiano votato a favore e nonostante un sondaggio nazionale pubblicato il mese scorso che indica come quasi i due terzi dei francesi siano a favore della limitazione delle libertà in nome della lotta all’estremismo (solo il 32% è contrario, percentuale che però sale moltissimo tra i più giovani).

Ma è davvero un “Grande Fratello francese” quello che esce dal voto parlamentare di Parigi? Il primo ministro francese, Manuel Valls, ha provato a chiudere la questione, difendendo ferocemente il disegno di legge e sostenendo che è improprio il paragone con la sorveglianza di massa prevista nel “Patriot Act” introdotto negli Stati Uniti dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Valls ha tenuto anche a sottolineare che la legge precedente sulle intercettazioni risaliva al 1991, “quando non c’erano i telefoni cellulari né internet”, il che renderebbe il nuovo disegno indispensabile di fronte alle nuove e sofisticate minacce. La Francia, dunque, risponde alla ferita del terrorismo casalingo con un giro di vite che abbiamo già visto prendere corpo negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Sotto a chi tocca.

 

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