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La Lady di Ferro in 10 frasi celebri

Dall'elezione a primo ministro al 1990. Le dieci frasi di Margaret Thatcher che hanno segnato la sua vita politica e cambiato la Storia - Una Churchill in gonnella - la fotostoria

Margaret Thatcher in una foto del 2005 (Credits: Epa/Geoff Caddick)

"Non credo che vedrò mai nella mia vita una donna diventare primo ministro". Parole di Margaret Thatcher quando nel 1973 era ministro dell'Istruzione in Gran Bretagna. Ma sbaglia. Viene smentita sei anni dopo e il Regno Unito le consegna nelle mani quello scettro politico che mai nessuna donna aveva avuto prima. In dieci frasi celebri i suoi 11 anni di governo, che cambiarono il volto della Gran Bretagna e del resto del mondo

19 gennaio 1976: "I russi si ostinano a voler dominare il pianeta, e acquisiscono rapidamente i mezzi per diventare la più potente nazione imperiale che il mondo abbia mai visto. Gli uomini del Politburo sovietico non devono preoccuparsi del giudizio dell'opinione pubblica. Mettono le pistole prima del burro, mentre noi abbiamo messo quasi tutto prima delle pistole. Sanno che sono una super potenza solo in un senso, quello militare. Sono un fallimento in termini umani ed economici". Dopo queste parole i sovietici la soprannomineranno "Lady di Ferro". Maggie Thatcher non è ancora primo ministro, ma non nasconde la sua natura profondamente anti-comunista, che la accompagnerà durante tutti i suoi anni di governo e che contribuirà ad assestare i colpi definitivi per la caduta del Muro di Berlino nel 1989.

Appena eletta Primo Ministro nel 1979: "Dove c'è discordia, porteremo armonia. Dove c'è errore, porteremo verità. Dove c'è dubbio, porteremo la fede. E dove c'è disperazione, porteremo speranza". E' forse la frase più celebre della Lady di Ferro. Il suo primo commento a caldo subito dopo l'elezione si ispira alle parole di San Francesco. Lei, con camicetta a fiorellini e golfino celeste pallido, fuori dalla porta numero 10 di Downing Street è già entrata nella Storia.

6 gennaio 1980, durante un'intervista: "Nessuno si ricorderebbe del buon samaritano se avesse avuto solo buone intenzione; aveva anche il denaro". Il pragmatismo della Thatcher è tutto in questa frase. Maggie creò il thatcherismo, un mix tra liberalismo e conservatorismo.

Congresso dei Tory nel 1980: "Per tutti quelli che aspettano con il fiato sospeso la famosa curva a U, come amano chiamarla i media, ho solo una cosa da dire: svolti se lo vuoi. La signora non è incline a voltarsi indietro". Sin da subito Maggie Thatcher si trovò a combattere contro le critiche dei suoi detrattori, ma non abbassò mai la guardia.

Annunciando la liberazione della South Georgia durante la guerra delle Falklands nel 1982: "Provo gioia per questa notizia e mi congratulo con le nostre forze armate e i nostri marines. E' una grande gioia". La Lady di Ferro scrisse di suo pugno tutte le lettere alle famiglie dei caduti britannici e pianse ai funerali di Stato dei soldati, mostrando quel volto umano che aveva sempre nascosto prima.

15 ottobre 1984, commentando un fallito attentato dell'IRA ai suoi danni: "Era una bella mattina. Non abbiamo avuto molte belle giornate. E il sole stava attraversando le vetrate e cadeva su alcuni fiori proprio di fronte alla chiesa. E in quel momento mi è venuto in mente che questo era il giorno che non ero destinata a vedere". La questione irlandese è la spina del fianco di Margaret Thatcher. Appena eletta vede morire per un'autobomba uno dei suoi consiglieri più fidati.

In un'intervista a Women Own nel 1987: "Stanno scaricando i loro problemi sulla società. E, si sa, non esiste una cosa come la società. Ci sono singoli uomini e singole donne, e ci sono famiglie. Nessun governo può agire se non attraverso le persone e le persone devono badare per prime a loro stesse. E' nostro dovere prenderci cura prima di noi stessi e poi dei nostri vicini che hanno bisogno". Tutta un'altra visione rispetto alla Big Society di cui parla David Cameron, l'attuale premier conservatore britannico.

Dal discorso di Bruges nel 1988: "E 'ironico che proprio quando paesi come l'Unione Sovietica, che hanno cercato di dirigere tutto dal centro, stanno imparando che il successo dipende dalla delocalizzazione del potere e non dall'accentramento, ci sono alcuni nella comunità che sembrano volersi muovere nella direzione opposta. Non abbiamo implementato con successo le frontiere dello Stato in Gran Bretagna solo per vedere ristabilito un super-Stato a livello europeo, che esercita un nuovo dominio da Bruxelles". Sospettosa nei confronti dell'Europa, fu decisa nel non voler lasciare andare la sterlina per l'euro e la crisi economica degli ultimi anni, dalla quale la Gran Bretagna si sta risollevando con orgoglio, dimostra che forse non aveva tutti i torti.

Da un dibattito ai Comuni nel 1990: "Il presidente della Commissione europea, Monsieur [Jacques] Delors, ha detto in una conferenza stampa l'altro giorno che ha voluto che il Parlamento europeo fosse il corpo democratico della comunità, ha voluto che la Commissione fosse l'esecutivo e che il Consiglio dei Ministri fosse una sorta di Senato. No. No. No". I tre NO più famosi della storia politica di fine Novecento Margaret Thatcher li pronuncia nei confronti dell'Europa.

Alla fine nel 1990. Dopo il primo voto in seno ai Tory per la nuova leadership: "Continuo a combattere. Combatto per vincere". Maggie non si è mai arresa, fino all'ultimo. Non era nel suo stile, non è mai stato nella sua natura.

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