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Kholoud Walid, la giornalista siriana per la libertà

Fermata a Istanbul dalle autorità turche, è il simbolo della lotta dei giornalisti contro la censura del regime di Assad ma anche dell’Isis

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Asmae Dachan

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Le autorità turche hanno fermato nella mattina di martedì 15 marzo la giornalista siriana Kholoud Walid, appena atterrata all’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul.

Kholoud è il simbolo della lotta dei giornalisti siriani contro la censura del regime e quella dell’Isis.

La reporter trentunenne rientrava da Londra, dove il 12 marzo aveva partecipato all’evento “Refusing To Be Silenced”, ritirando il premio “Anna Politkovskaja”, assegnato dall’associazione Reach All Women (Raw) in War, per il suo impegno e il suo attivismo nell’ambito dell’informazione libera.

Originaria della città di Darayya, Kholoud Walid è una della fondatrici della rivista “Enab Balady” (Grappoli del mio Paese), membro del comitato di redazione della stessa, supervisore degli inviati, oltre che redattrice.

La causa del fermo, secondo quanto dichiarato dalle autorità di Ankara, è la fine del suo permesso di soggiorno in Turchia, nonostante Walid abbia presentato una ricevuta per il rinnovo della stessa, rilasciata dalle autorità competenti.

In un primo momento la giornalista era stata costretta a salire su un aereo per l’espulsione, ma il provvedimento è stato poi sospeso.

Resta in attesa di una risposta da Ankara e per ora è ancora in stato di fermo all’interno dello scalo aereo.

I reportage della coraggiosa giornalista hanno fatto luce sulle atrocità che subisce il popolo siriano da oltre cinque anni.

Sul web i suoi lettori e sostenitori ne chiedono l’immediato rilascio. Non sembra un caso che la giovane sia stata fermata proprio il 15 marzo, il giorno in cui la Siria celebra l’inizio della rivolta popolare per chiedere libertà e riforme.

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